LA TIGRE E IL DRAGONE

LA TIGRE E IL DRAGONE
di Ang Lee


Film d’avventura come pochi, ne La Tigre e il Dragone di Ang Lee l’introspezione dei protagonisti si dispiega sullo sfondo di ambientazioni evocative e combattimenti marziali impeccabili: azione, intreccio narrativo, dilemmi morali e filosofia si fondono attraverso una trama e una fotografia avvincenti e sofisticate.

Il conflitto dei desideri

Crouching Tiger, Hidden Dragon (titolo originale de La tigre e il dragone) è uno dei film di arti marziali attraverso cui si assapora la pregnanza e la profondità delle tradizioni nate dall’incrocio tra la marzialità e le antiche filosofie cinesi, dal taoismo al confucianesimo fino a toccare il buddhismo chan (più conosciuto nella forma giapponese dello zen).
Nel film si scorge una continua lotta tra il mondo delle istituzioni, del senso del dovere e della morale sociale – rappresentato dal confucianesimo – e il misterioso mondo del tao, più attento e sensibile all’“allineamento” tra macrocosmo/universo e microcosmo individuale.

Volendo fare un paragone azzardato, vi ritroviamo la stessa tensione che caratterizza una delle tragedie greche più famose di Sofocle, l’Antigone: ciò che appare buono per la società entra in conflitto e in dialettica con ciò che l’individuo sente per sé come “autentico”, degno di valore e importanza per sé e le relazioni in cui è intimamente coinvolto.

Il regista taiwanese Ang Lee (1954) riesce abilmente a coniugare una visione del cinema e della cultura di stampo occidentale con le suggestioni provenienti dal cinema asiatico: non solo dal cinema di genere wuxia (basato sulle arti marziali), ma anche dalle diverse concezioni dei rapporti umani e del legame tra individuo e società, che colorano in maniera differente le pellicole coreane e cinesi rispetto a quelle made in Hollywood.
Potremmo dire che questo percorso di incontro e scontro tra diverse culture trova il suo culmine proprio ne La tigre e il dragone dopo i precedenti successi de Il banchetto di nozze (1996) – con un Orso d’oro e premio Oscar per il Miglior film straniero – e Ragione e sentimento (1995) con il premio Oscar per il Miglior film drammatico.

La storia, ambientata nella Cina del XVIII secolo, si apre sul furto di una spada molto preziosa, “Destino verde”, che funge da motore per lo svolgimento dell’intreccio narrativo. Li Mu Bai (interpretato da Chow Yun-Fat), famoso maestro di kung fu di Wu Dang, si reca nella città di Pechino dopo anni di meditazione, per donare e riconsegnare la propria arma a un nobile cinese e per ricongiungersi con la sua amata, Shu Lien (Michelle Yeoh): la spada viene però rubata nella notte da una misteriosa giovane.
In seguito, la giovane Jen (Zhang Ziyi) restituisce la spada e si confronta in molteplici e suggestivi combattimenti sia con Shu Lien che con Li Mu Bai: ha inizio, perciò, il percorso di svelamento, che porta la ragazza a rivelare il suo segreto e anche i suoi veri desideri, così lontani rispetto a ciò che il padre governatore vorrebbe per lei.
La dialettica tra i personaggi diventa sempre più complessa e articolata: Jen si ritrova a rinnegare sia il destino scelto dal padre che quello propostole dalla guerriera-balia Volpe di giada, che non ha alcuna intenzione di lasciarla andare e, per di più, ha un conto in sospeso con l’antico rivale Li Mu Bai.

Sarà l’incontro tra Li Mu Bai e Jen a segnare il percorso della vicenda: il guerriero si propone di addestrare Jen e diventare il suo suo nuovo maestro, intenzione che rivela le aspirazioni di entrambi nel reciproco legame marziale maestro-allievo, appartenente alla filosofia taoista.

La trama de La tigre e il dragone, che si snoda in maniera avvincente durante lo svolgimento della pellicola, tocca l’apice attraverso le due storie d’amore, rispettivamente tra Jen e il brigante mongolo Lo (Nuvola Nera) e tra Li Mu Bai e Shu Lien; il fatto che l’aspetto sentimentale si sveli con potenza e discrezione – apparendo in secondo piano rispetto allo sviluppo esistenziale (e sociale) della storia – conferisce un ulteriore motivo di ammirazione di questa pellicola: da un lato si presenta lontana dalle storie d’amore hollywoodiane, dall’altro risulta un esempio raro di integrazione tra la prospettiva cinematografica orientale e quella occidentale.
A supportare una storia di per sé eccezionale, una incredibile colonna sonora – che si apprezza soprattutto nei lunghi combattimenti e nell’utilizzo dei primi piani – oltre a una fotografia che ci conduce a ritroso nel tempo, fino alla Cina del XVIII secolo, schiudendoci paesaggi fiabeschi all’interno del villaggio cinese di Hongcun, Patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Ne La tigre e il dragone – tratto dal quarto libro della Crane-Iron Pentalogy di Wang Du Lu – assaporiamo il fascino delle diverse filosofie che hanno attraversato la Cina nei secoli, insieme a un gusto per il “tragico” proprio della tradizione occidentale più antica.
Aspetti questi, che non sono sfuggiti alla critica cinematografica: La tigre e il dragone, presentato fuori concorso al 53° Festival di Cannes, ha ricevuto infatti ben quattro premi Oscar, tra i quali Miglior film straniero e Migliore fotografia.

La tigre e il dragone poster locandina

Titolo originale: Wo hu cang long
Regia: Ang Lee
Paese/anno: Cina, Hong Kong, Stati Uniti, Taiwan / 2000
Durata: 120’
Genere: Avventura, Azione, Drammatico
Cast: Chang Chen, Chang Pei-Pei, Chow Yun-Fat, Du Zhenxi, Feng Jianhua, Gao Xian, Hai Yan, Huang Suying, Li Fazeng, Li Kai, Li Li, Lin Feng, Lung Sihung, Ma Zhongxuan, Michelle Yeoh, Song Dong, Wang Deming, Wang Wensheng, Xu Cheng Lin, Yang Rui, Zhang Jinting, Zhang Ziyi
Sceneggiatura: James Schamus, Tsai Kuo Jung, Wang Hui-Ling
Fotografia: Peter Pau
Montaggio: Tim Squyres
Musiche: Tan Dun
Produttore: Ang Lee, Chui Bo-Chu, Dong Ping, Hsu Li-Kong, Philip Lee, William Kong, Zheng Quangang
Casa di Produzione: Asia Union Film & Entertainment Ltd., China Film Co-Production Corporation, Columbia Pictures Film Production Asia, Edko Films, Good Machine, Prosperity Pictures, Sony Pictures Classics, United China Vision, Zoom Hunt International Productions
Distribuzione: BiM Distribuzione

Data di uscita: 02/02/2001

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Sara Gallaccio

Appassionata di filosofia con un’attenzione particolare rivolta alla storia delle religioni, all’antropologia e alla diverse forme d’arte, si è specializzata in pratiche filosofiche nel 2018, presso la SUCF di Roma. Come giornalista si occupa di cultura, cinema, politica e attualità.

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