WASP NETWORK

WASP NETWORK
di Olivier Assayas
Voto: 6,5

Presentato in concorso alla 76° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, Wasp Network – ultima fatica dell’apprezzato cineasta francese Olivier Assayas – sta indubbiamente a rappresentare una sorta di mosca bianca all’interno della produzione del regista. E, di fatto, non convince fino in fondo.

A cavallo tra due stati

Un nome del calibro di Olivier Assayas, di solito, difficilmente delude le aspettative. Soprattutto quando lo stesso si trova a concorrere per un premio prestigioso come può essere il Leone d’Oro. Grande aspettativa, dunque, ha sollevato la notizia dell’inserimento, all’interno del concorso alla 76° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, del suo Wasp Network. Eppure, il presente lungometraggio sta indubbiamente a rappresentare una sorta di mosca bianca all’interno della produzione del regista.

Ambientato in una Cuba degli anni Novanta, Wasp Network (basato su una storia realmente accaduta) vede protagonista René Gonzalez (impersonato da Edgar Ramirez), stimato pilota di linea cubano che decide di disertare – abbandonando la moglie (Penelope Cruz) e la figlia – per recarsi a Miami e collaborare con un gruppo di altri dissidenti cubani, con lo scopo di destabilizzare il regime di Fidel Castro.

Abbandonando per un attimo, dunque, un pur sempre gradito andamento dalle venature del giallo (psicologico e non) o l’inconfondibile impronta del cinema d’Oltralpe, Assayas si è trasferito momentaneamente dall’altra parte dell’oceano per mettere in scena un importante capitolo dei decenni scorsi senza dimenticare la componente umana, con un riuscito focus su ognuno degli attivisti e sulle loro vite private. Ed è forse proprio questo il fattore che maggiormente differenzia un prodotto come Wasp Network dagli innumerevoli lavori del genere in cui a essere messe sotto i riflettori sono quasi esclusivamente le questioni riguardanti la politica nazionale e internazionale.

E se la cosa in sé sembra complessivamente funzionare è merito soprattutto di una sceneggiatura di ferro (in questo, bisogna riconoscerlo, Assayas è sempre stato un maestro) che non teme frequenti salti spazio-temporali in cui i flashback sono assai frequenti, ma non risultano mai talmente eccessivi da risultare gratuiti o da confondere lo spettatore. Se a tutto ciò aggiungiamo anche una buona caratterizzazione dei personaggi, una regia (serve dirlo?) pulita e priva di fronzoli e un buon andamento narrativo, ecco che gli ingredienti per un lavoro compiuto a dovere vi sono tutti. In poche parole, una confezione (quasi) perfetta. Troppo? Decisamente sì.

Malgrado, infatti, la complessiva buona riuscita dell’intero lungometraggio, al termine della visione Wasp Network non soddisfa appieno. Colpa, molto probabilmente, di un approccio registico non ancora abituato a rapportarsi a storie del genere; colpa, forse, di un eccessivo distacco da parte del regista stesso nel mettere in scena le vicende sopracitate, o, ancora più probabile, colpa del fatto che il pubblico solitamente è portato ad aspettarsi da Assayas molto ma molto di più. La nostalgia, dunque, per quel cinema che lo ha reso grande si fa sentire palpabile e, più che altro, si ha l’impressione di trovarsi di fronte a un lavoro quasi impersonale, decisamente sterile, in cui il distacco con cui vengono messi in scena i fatti risulta indubbiamente la pecca maggiore. Al termine della visione, dunque, non viene che da porsi un’unica, amareggiata domanda: che fine hai fatto, Olivier?

Titolo originale: Wasp Network
Regia: Olivier Assayas
Paese/anno: Francia, Spagna, Belgio, Brasile / 2019
Durata: 123’
Genere: Drammatico, Thriller
Cast: Penelope Cruz, Édgar Ramírez, Wagner Moura, Gael García Bernal, Adria Arjona, Ana de Armas, Leonardo Sbaraglia, Harlys Becerra, Julian Flynn, Gisela Chipe, Brannon Cross, Michael Vitovich, Steve Howard
Sceneggiatura: Olivier Assayas
Fotografia: Yorick Le Saux, Denis Lenoir
Montaggio: Simon Jacquet
Musiche: Eduardo Cruz
Produttore: Charles Gillibert, Rodrigo Teixeira, Matteo de Castello
Casa di Produzione: Orange Studio, RT Features

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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