IT: CAPITOLO 2

IT: CAPITOLO 2
di Andrés Muschietti
Voto: 5,5

La conclusione del dittico firmato da Andrés Muschietti e ispirato al capolavoro di Stephen King è un horror registicamente corretto quanto deludente: It: Capitolo 2 è colmo di jump scares e orrori in digitale, ma la definizione dei personaggi adulti latita, e della storia di King non resta che la patina esteriore.

Derry, mon horreur

Sequel atteso da due anni, conclusione di un dittico che ha portato per la prima volta sul grande schermo il romanzo che a ragione qualcuno definì “la Divina Commedia dell’horror”, It: Capitolo 2, firmato di nuovo dal regista Andrés Muschietti, era circondato da un hype praticamente inedito per un film dell’orrore. Un’attesa dovuta sicuramente agli straordinari risultati commerciali del predecessore (oltre 700 milioni di dollari di incasso in tutto il mondo, record assoluto per un horror) ma soprattutto alla popolarità di una storia entrata ormai nell’immaginario collettivo, ben al di là e oltre la sua stretta connotazione di genere. It, romanzo del 1985 di Stephen King, potente coming of age e intensa esplorazione dei fantasmi dell’infanzia contrapposti a quelli dell’età adulta, è stato infatti un’opera “formativa” (dal punto di vista dell’educazione alla lettura, e non solo) per molti giovani lettori, con personaggi ormai impressi indelebilmente nella memoria di chi li ha conosciuti nella loro versione letteraria; ma – un po’ paradossalmente – anche la prima, mediocre incarnazione audiovisiva della storia (la miniserie tv del 1990 diretta da Tommy Lee Wallace) finì per aumentare la popolarità del romanzo, specie grazie all’interpretazione del malvagio Pennywise a opera di un inquietante Tim Curry.

L’attesa, dunque, è finita: gli spettatori possono assistere al ritorno a Derry – 27 anni dopo – del Club dei Perdenti, richiamati dall’unico loro membro (il bibliotecario Mike Hanlon) che è rimasto a vivere nella cittadina. La creatura che i sette speravano di aver annientato sembra essersi risvegliata e aver ricominciato a mietere vittime; ma per il gruppo, ormai formato da trentottenni, tutti affermati nei rispettivi ambiti lavorativi, non sarà facile recuperare la purezza del legame – e la limpida capacità di opporsi al male – che permise loro di sconfiggere il mostro durante l’infanzia. Dopo il prologo che, seguendo quanto narrato da King, mostra l’omicidio a opera di Pennywise del giovane Adrian Mellon (interpretato nel film dall’ex enfant prodige del cinema canadese Xavier Dolan) il ritorno dei Perdenti a Derry mostra da subito l’approccio che caratterizzerà un po’ tutto questo nuovo capitolo: il ritmo sostenuto, l’uso spregiudicato di effetti digitali e jump scares, la voglia di riversare sui protagonisti adulti – e sugli spettatori – un quantitativo di orrori ben più consistente di quello che si poteva apprezzare nel primo episodio. Una scelta precisa, quella di dare una connotazione più esplicitamente “di genere” a questo secondo episodio – visto anche il peso tutt’altro che secondario dei personaggi adulti, e della loro evoluzione, nel romanzo – in qualche modo controbilanciata dai frequenti flashback che mostrano (di nuovo) i protagonisti nella loro infanzia, a visualizzare i ricordi che lentamente riemergono.

Proprio in queste due caratteristiche – moltiplicazione delle sequenze-shock, e frequente uso dei flashback – stanno due degli elementi che caratterizzano più a fondo questo It: Capitolo 2, distinguendolo in questo, in modo netto, dal suo predecessore. Due elementi solo apparentemente in contraddizione tra loro, che rappresentano in realtà anche due dei principali problemi del nuovo film di Andrés Muschietti: la scelta di accentuare l’elemento orrorifico e grafico durante il ritorno a casa dei personaggi finisce inevitabilmente per sottrarre spazio alla loro definizione, che trova una sorta di ausilio (surrogato) nei flashback che li mostrano di nuovo ragazzini. Le versioni adulte di Bill, Ben, Richie, Beverly, Eddie, Mike e Stan si adagiano di fatto quasi totalmente sulle descrizioni che il film precedente aveva dato di loro durante l’infanzia: più che all’evoluzione attentamente raccontata da King, evidenziata nei dialoghi del libro e cesellata nel racconto dei rispettivi background, Muschietti sembra interessato a un orrorifico viaggio nella memoria (risvegliata) in cui ogni angolo di strada, ogni anfratto, ogni negozio e ogni casa risvegliano nei protagonisti il ricordo – praticamente cancellato nei 27 anni trascorsi – degli orrori di cui furono testimoni nell’infanzia. Una dialettica passato/presente che era indubbiamente tra i punti nodali del romanzo (King addirittura narrò parallelamente le due frazioni temporali, senza la suddivisione netta operata dai film), ma che qui risulta debole nel secondo terminale. La sceneggiatura si mostra paradossalmente disinteressata ai protagonisti adulti: la loro definizione è sommaria e in qualche caso caricaturale (vedi le figure di Richie ed Eddie), mentre il carattere di adulti irrisolti – segnati dal confronto col male esperito nell’infanzia – resta qui solo intuibile.

Questo mancato cambio d’ottica finisce per gettare una luce diversa – purtroppo non positiva – sull’intera “operazione It”, così come si è delineata nei due film. In questo It: Capitolo 2, infatti, è paradossalmente ancora forte “l’effetto Stranger Things”, qui addirittura amplificato dall’insistenza sul tema della memoria e dal continuo, serrato confronto col passato: una scelta che sembra quasi ammiccare allo spettatore quarantenne (o giù di lì) che quel 1989 lo visse più o meno alla stessa età dei protagonisti. Un meccanismo, quello legato alla memoria e alla nostalgia, che la fortunata serie dei fratelli Duffer aveva già abbondantemente sfruttato – obiettivamente con maggiori gusto e consapevolezza. Qui, si resta un po’ perplessi nel vedere un Richie Tozier (pur ben interpretato da Bill Hader) trasformato in una macchietta da cabaret la cui maschera buffonesca – a differenza di quanto accadeva nel romanzo – non cela nessuna reale consistenza; o un Eddie Kaspbrak tutto tic e idiosincrasie ossessivo-compulsive, permeato da una sfumatura grottesca che era totalmente assente dal personaggio descritto da King. Lo stesso Bill Denbrough interpretato da James McAvoy, che incarna una delle figure ricorrenti della narrativa kinghiana (lo scrittore di successo) è presentato in modo fiacco e didascalico, con l’ironica insistenza sul tema del finale dell’ultimo libro – è noto quanto il finale di It venne all’epoca criticato – a rappresentarne l’unico elemento caratterizzante. Si resta parimenti perplessi dal carattere velleitario, totalmente privo di funzionalità narrativa, del subplot che coinvolge il personaggio di Henry Bowers, così come dalla quasi totale eliminazione della moglie di Bill e del violento marito di Beverly, che nel romanzo erano figure tutt’altro che secondarie.

Più che in un confronto puntuale col materiale letterario di partenza (ovviamente impossibile, data l’estensione di quest’ultimo e l’inevitabile necessità di sintesi) è comunque nell’approccio complessivo che risiede il problema di questo It: Capitolo 2: qui diviene infatti ancor più evidente l’impostazione da popcorn horror – appena controbilanciato da una focalizzazione su quei temi della memoria, dell’infanzia e della nostalgia, che il cinema dell’ultimo decennio ha abbondantemente fatto propri – che il regista (ma ancor prima, con tutta evidenza, la produzione) ha scelto di dare al progetto. L’eco – un po’ annacquata, ma comunque presente – che il film precedente manteneva della storia e delle suggestioni originali, qui sopravvive solo a sprazzi, in quei flashback inseriti a forza nella costruzione narrativa, che scuotono ed emozionano più per luce riflessa che per altro. Il lettore kinghiano potrà apprezzare certo il divertente, autoironico cameo dello scrittore in un’eloquente sequenza, e saprà apprezzare di nuovo – parere di chi scrive, non necessariamente condivisibile – la prova di un Bill Skarsgård che affronta il ruolo di It/Pennywise senza timori reverenziali di sorta, trovando una sua interessante via all’iconica figura. I pesanti cambiamenti negli eventi narrati, la loro contrazione e semplificazione, e un finale parzialmente riscritto, si accompagnano a una “morale” che sembra tradire il senso originario del romanzo: anche in questo caso, siamo nel campo di un’interpretazione ex novo dei temi trattati dallo scrittore, che tuttavia non è sorretta da una convincente preparazione e costruzione. Così, questo It: Capitolo 2 resta poco più che un innocuo, corretto e anonimo saggio di ciò che l’horror cinematografico sa esprimere nel 2019 – analogamente a quanto aveva fatto, due anni prima, il suo predecessore – con la fabula presa a prestito da uno dei capolavori della narrativa di genere del secolo scorso. Il problema è che la natura effimera e pretestuosa del “prestito”, qui, diviene del tutto evidente; e intanto, il romanzo di King aspetta ancora – e supponiamo sarà un’attesa lunga – un’incarnazione audiovisiva davvero degna.

Titolo originale: It Chapter Two
Regia: Andrés Muschietti
Paese/anno: USA / 2019
Durata: 170’
Genere: Horror, Drammatico
Cast: James McAvoy, Jessica Chastain, Bill Hader, Isaiah Mustafa, Jay Ryan, James Ransone, Andy Bean, Bill Skarsgård, Teach Grant, Jaeden Martell, Wyatt Oleff, Jack Dylan Grazer, Finn Wolfhard, Sophia Lillis, Chosen Jacobs, Jeremy Ray Taylor, Xavier Dolan, Jake Weary, Nicholas Hamilton, Jess Weixler, Will Beinbrink, Javier Botet, Alexandra Latysheva
Sceneggiatura: Gary Dauberman
Fotografia: Checco Varese
Montaggio: Jason Ballantine
Musiche: Benjamin Wallfisch
Produttori: Roy Lee, Dan Lin, Barbara Muschietti
Casa di Produzione: New Line Cinema, Double Dream, Rideback, Vertigo Entertainment
Distribuzione: Warner Bros. Pictures

Data di uscita: 05/09/2019

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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