NOI

NOI
di Jordan Peele


Reduce dai riconoscimenti ottenuti con Scappa - Get Out, Jordan Peele evita di sedersi sul successo ottenuto, ampliando e radicalizzando il suo discorso in Noi: il risultato è una sardonica allegoria della nazione americana, che gioca con le espressioni della cultura di massa di ieri e di oggi, ivi compreso il cinema. Il film di Peele approda in home video per l'etichetta Universal Pictures.

Siamo solo noi

Erede di una concezione politica dell’horror che era rimasta un po’ in secondo piano negli ultimi anni, soffocata da un utilizzo del genere (tanto da parte dei produttori che degli spettatori) alla stregua di un prodotto da fast food, Jordan Peele aveva stupito e convinto col suo esordio del 2017, il sorprendente Scappa – Get Out. Un esordio che valse al regista afroamericano addirittura l’Oscar per la sceneggiatura, e che ha reso giustamente molto atteso (con un hype al giorno d’oggi raro per un horror) l’arrivo di questo Noi. Un film che rappresenta, per Peele, la prova dell’opera seconda, cruciale per qualsiasi supposto nuovo autore.

L’azione di Noi trova il suo prologo negli anni ’80, precisamente nel 1986 a Santa Cruz: qui la piccola Adelaide, persasi in un labirinto di specchi all’interno di un parco di divertimenti, si trova faccia a faccia con una figura identica a sé. Adelaide è sicura che la bambina-copia non sia un riflesso, malgrado la logica suggerisca il contrario. Più di trent’anni dopo, un’adulta Adelaide torna in vacanza con suo marito e i due figli a Santa Cruz, presso la casa di famiglia: nottetempo, la famiglia viene aggredita da quattro individui che sono sue copie perfette. I “doppi”, violenti e con intenti omicidi, sembrano in realtà aver invaso tutti gli Stati Uniti, decisi a eliminare la popolazione per sostituirvisi.

I riconoscimenti ottenuti dal primo film non hanno impedito a Peele di rischiare, con questa opera seconda, evitando di replicare in modo puro e semplice soluzioni e atmosfere dell’esordio: Noi alza invece il tiro del discorso del regista, problematizzandole le basi. Non c’è, qui, un “loro” preciso e identificabile, a fare da contraltare al pronome personale del titolo; la minaccia è più indifferenziata e generale rispetto a quella che si vedeva nel primo film del regista. Non è un caso la polisemia del titolo originale, purtroppo persa nella traduzione italiana: Us sta sì a indicare la prima persona plurale, ma anche la sigla degli Stati Uniti. I doppelganger in effetti rivelano presto più punti di contatto coi loro referenti di quanti non piacerebbe ammettere a questi ultimi: una di loro afferma persino, con una certa fierezza, “siamo americani”.

Noi fa un’ironica allegoria dello stile di vita borghese, di un sogno americano ridotto alla sua mera esteriorità, a feticci privi di senso e valore eppure resi appetibili dall’obnubilante potere mediatico: non è un caso che la ricognizione di Jordan Peele parta dagli anni ’80, e venga piazzata nel pieno dell’edonismo reaganiano, che proprio quel clima sfruttò e amplificò. Non c’è alcuna concezione al gusto vintage imperante per quel decennio, nel film, ma anzi un impeto iconoclasta, che muove proprio dalla demolizione dei feticci di ieri e di oggi: la sua portata è talmente radicale da ridere di fronte al peloso buonismo del potere, con lo sbeffeggiamento (e l’ironico rovesciamento) di un’iniziativa vacua come l’Hands Across America.

Non si limita, il film di Peele, a puntare il dito contro il trumpismo, come pure qualcuno ha suggerito: la portata del discorso del regista è insieme più ampia e più radicale, coinvolgendo le basi stesse sulle quali la nazione americana si è fondata. Gli Stati Uniti, sembra dirci il regista, nascono sullo sterminio o sull’assimilazione forzata delle culture “altre”: è il sangue che ne ha nutrito le radici, rosso come le divise dei doppelganger che l’hanno invasa. Quando non ha potuto uccidere, il potere ha proceduto ad annullare scientificamente qualsiasi coscienza di alterità, rendendo appetibile il suo modello sociale coi feticci della cultura di massa, riducendo le sue vittime a replicanti in serie, allineati ordinatamente come conigli da laboratorio. La rivoluzione, nella forma più violenta della rivolta degli esclusi, è l’unica reazione possibile a questo stato di cose.

Resta comunque consapevole del gusto moderno, Jordan Peele, strutturando Noi come un continuo, autoironico gioco con lo spettatore e coi suoi punti di riferimento: non mancano le citazioni a classici di ieri e di oggi (da Shining a Funny Games), né i riferimenti a filoni consolidati – e di recente rivitalizzati – come l’home invasion o lo zombie movie. L’horror dell’ultimo trentennio, nelle sue varie declinazioni, è continuamente abbracciato e poi smontato, irriso in un gioco che sempre frustra le aspettative dello spettatore, con atteggiamento deliberatamente sardonico. Il risultato, al netto di una parentesi che, verso la fine, ha forse il torto di voler spiegare troppo (facendo una concessione, in questo, a una discutibile tendenza del moderno mainstream) colpisce per la sua coerenza e radicalità. E l’idea che sia nato un nuovo autore, ora, è tutt’altro che peregrina.

Il DVD di Noi targato Universal consta delle tracce audio – tutte in DD 5.1 – in inglese, italiano e francese, oltre alla traccia DVS (Descriptive Video Service) destinata ai non vedenti. La sottotitolazione è presente in varie lingue, tra cui l’italiano e l’inglese. Molto ricca la sezione dedicata agli extra, che comprende nell’ordine: i brevi documentari I mostri dentro di noi e Legati insieme: renderci doppi, dedicati al lavoro del cast nel doversi “sdoppiare”, e alle implicazioni tecniche nell’avere due versioni di ogni personaggio; lo speciale Ridefinire un genere: l’horror di Jordan Peele incentrato sul rapporto del regista col genere; La dualità di noi, approfondimento dedicato al tema del doppelganger così come viene declinato nel film; Diventare Red, breve focus “visivo” sul lavoro dell’attrice Lupita Nyong’o nel dar vita al suo doppio; una selezione di sei scene eliminate; un focus intitolato Moriremo tutti, su un divertente dialogo tra gli attori Winston Duke e Tim Heidecker; e infine Così sopra, così sotto: grand pas de deux, ulteriore sequenza eliminata, di cui consigliamo la visione dopo quella del film.

Titolo originale: Us
Regia: Jordan Peele
Paese/anno: Stati Uniti / 2019
Durata: 116’
Genere: Commedia, Horror, Thriller
Cast: Alan Frazier, Anna Diop, Ashley McKoy, Cali Sheldon, Duke Nicholson, Dustin Ybarra, Elisabeth Moss, Evan Alex, Jordan Peele, Kara Hayward, Lon Gowan, Lupita Nyong'o, Madison Curry, Napiera Groves, Nathan Harrington, Noelle Sheldon, Shahadi Wright Joseph, Tim Heidecker, Winston Duke, Yahya Abdul-Mateen II
Sceneggiatura: Jordan Peele
Fotografia: Mike Gioulakis
Montaggio: Nicholas Monsour
Musiche: Michael Abels
Produttore: Ian Cooper, Jason Blum, Jordan Peele, Sean McKittrick
Casa di Produzione: Monkeypaw Productions, QC Entertainment, Universal Pictures
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 04/04/2019

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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