SELFIE DI FAMIGLIA

SELFIE DI FAMIGLIA
di Lisa Azuelos


Esempio atipico e intelligente di commedia d'oltralpe, film volutamente privo di una struttura narrativa classica, Selfie di famiglia ha una levità nel segno del realismo, veicolo per la regista Liza Azuelos per il racconto di gioie, dolori e inquietudini di una madre single e dei suoi tre figli.

Vivi e lascia(ti) vivere

Vive dei ritmi estemporanei e poco prevedibili della vita vera, Selfie di famiglia. Un film, quello di Lisa Azuelos, che quasi rifugge le regole della narrazione cinematografica propriamente detta, andando a ricercare costantemente il battito del quotidiano, l’imponderabilità di giornate mai davvero prevedibili, i ritmi ora esasperati, ora quieti, di un’esistenza retta dai saliscendi emotivi della condizione umana. Il film della Azuelos sembra avere molto di autobiografico, almeno nell’urgenza che pare muoverlo: di certo il suo sentire, il suo modo di delineare le vite dei personaggi – e in particolare quella della sua protagonista – ben esprimono l’autenticità della spinta autobiografica. E lo fanno a cominciare dai continui andirivieni tra passato e presente: l’esistenza dell’intensa protagonista, magistralmente interpretata da Sandrine Kiberlain, è continuamente scissa tra l’oggi e frammenti di un ieri insieme (troppo) lontano e vicino, separato dalla realtà attuale da una distanza che è distorta dalla personale, umana percezione del tempo. Un tempo che è sia rimpianto che odiato, per quello che ha dato e si è preso.

La trama di Selfie di famiglia (in originale un decisamente più calzante Mon Bébé) si può raccontare in pochissime parole: una trama tutta incentrata sul personaggio di Héloïse, madre single di tre figli, che sta per assistere alla partenza della figlia più giovane, Jade – l’ultima rimasta nel nido domestico – che si prepara ad andare a studiare in Canada. Nel frattempo, Héloïse documenta tutto quello che può col suo telefonino, immortalando in brevi filmati piccoli e grandi momenti della vita familiare, cimentandosi nell’impossibile tentativo di fermare un tempo che sta scoprendo più implacabile (e rapido) di quanto non si aspettasse. Momenti diversi, e tra loro lontani, tornano alla mente della donna, senza soluzione di continuità: dal parto di Jade al momento del divorzio dal marito, con tanto di recriminazioni reciproche davanti ai figli, dalle avventure coi tanti uomini conosciuti dopo il divorzio, ai frammenti di vita familiare da madre single, fatti di gesti di affetto, contrasti e riavvicinamenti coi tre figli. Passato e presente si alternano sullo schermo, a volte giustapponendosi e a volte confondendosi, formando un insieme che pulsa dell’umore sottilmente inquieto della protagonista: una donna capace di sentire per la prima volta il fantasma di una solitudine che mai aveva realmente temuto.

In un contesto abbastanza standardizzato, a volte privo di fantasia, come quello della commedia mainstream d’oltralpe, fa piacere trovare di tanto in tanto una lettura del genere come quella di Lisa Azuelos, che non ha paura di risultare poco appetibile – o quantomeno disorientante – per il grande pubblico. Quello che la regista mette in scena è un collage di frammenti di quotidianità, legati insieme da un filo (volutamente) esile, quasi mai organizzati in climax emotivi propriamente detti. L’evoluzione dell’intreccio segue le cangianti e capricciose modalità della memoria di Héloïse, a volte sovrapponendo il passato e il presente in frammenti plasticamente accostabili, altre volte richiamando schegge di ricordo quasi casuali, forse a esorcizzare un futuro che sottilmente inquieta per la sua imprevedibilità. Quello che Selfie di famiglia mette in scena, nella sua patina di esibita levità, è in realtà proprio la quotidiana lotta di una donna contro l’imponderabile, il tentativo perso in partenza di esercitare un controllo sul tempo e più in generale sulla vita, e infine l’accettazione dolorosa (ma quieta, come tutto il film) della necessità di lasciare andare – necessità in cui sono compresi il tempo e gli affetti. Una necessità del tutto umana, a cui la protagonista viene “educata” (con un paradosso che in realtà tale non è) proprio da sua figlia, capace di lasciare dietro di sé un amore appena trovato per perseguire la sua strada nello studio.

Il ritmo di Selfie di famiglia è spezzettato e poco organico perché esattamente questo era l’effetto ricercato dalla regista, in un tentativo di mimesi con la vita vera che arriva a porre nel ruolo di Jade la vera figlia della Azuelos, la giovane attrice Thaïs Alessandrin. Non mancano i momenti emotivamente tesi, nel film, ma il grosso della trama (nonché il cuore narrativo del film tutto) è giocato in realtà nel segno dell’understatement: è il lavorio interiore della protagonista a essere al centro del racconto, la lotta per l’accettazione di uno status umano prima, femminile poi, che significa anche presa d’atto della propria intima imperfezione. Lo sguardo della regista mostra un’empatia che evita di ricorrere agli espedienti estetici più vieti: il commento sonoro resta sempre sul terreno di una mera (e discreta) illustrazione emotiva dei momenti più pregnanti, mentre la regia evita di sovraccaricare il racconto con picchi emotivi che avrebbero semplicemente stonato. La macchina da presa resta semplicemente in modo discreto, ma costante, sulla protagonista e sui suoi familiari, ne delinea gioie, rimpianti, piccole tensioni e riavvicinamenti ora in modo più pieno ed esplicito, ora semplicemente con cenni, lasciando il resto al lavorio immaginativo dello spettatore. A tratti si avverte la mancanza di un racconto cinematografico più classicamente organizzato, ma forse è solo questione d’abitudine: una volta accese le luci, la sensazione è quella di essere stati testimoni di un pezzo di vita vera, quieta quanto interiormente piena. Un risultato certo non scontato.

Titolo originale: Mon bébé
Regia: Lisa Azuelos
Paese/anno: Belgio, Francia / 2019
Durata: 87’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Arnaud Valois, Arthur Benzaquen, Arthur Giusi, Camille Claris, Florence Viala, Johanne Toledano, Kyan Khojandi, Lya Oussadit-Lessert, Mickaël Lumière, Mila Ayache, Naidra Ayadi, Patrick Chesnais, Sandrine Kiberlain, Sarah Deffeyes, Thaïs Alessandrin, Victor Belmondo, Victor Peeters, Yvan Attal
Sceneggiatura: Lisa Azuelos
Fotografia: Antoine Sanier
Montaggio: Baptiste Druot
Musiche: Yael Naim
Produttore: Ardavan Safaee, Cédric Iland, Jérôme Seydoux, Julien Madon, Lisa Azuelos, Nadia Khamlichi, Serge de Poucques, Sylvain Goldberg
Casa di Produzione: C8 Films, Chaocorp, France 2 Cinéma, Love is in the Air, Nexus Factory, Pathé Films, Umedia
Distribuzione: I Wonder Pictures

Data di uscita: 19/09/2019

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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