GLORIA MUNDI

GLORIA MUNDI
di Robert Guédiguian


Già in concorso a Venezia, Gloria Mundi è un ulteriore tassello del più generale affresco sociale e intergenerazionale composto da Robert Guédiguian; un affresco qui un po' sbavato, a volte diluito in tracce e subplot risaputi, ma informato della stessa urgenza di raccontare che da ormai un quarantennio è la cifra del cinema del regista.

Bastardi ma con Gloria

Continua a esplorare il presente e le sue contraddizioni, Robert Guédiguian, con uno sguardo che ora si concentra su microcosmi forzatamente racchiusi in uno spazio delimitato (come nel precedente La casa sul mare), ora si estende, come in questo Gloria Mundi, a rappresentare un’aspirazione alla stabilità – esistenziale prima che sociale – che nella società odierna ha assunto sempre più i connotati del sogno. Lo fa, il regista marsigliese, continuando a utilizzare perlopiù gli stessi attori (qui la moglie Ariane Ascaride, Jean-Pierre Daroussin, Gérard Meylan e Anaïs Demoustier) per raccontare una più generale storia che, da diverse angolazioni, mette in scena drammi molto simili; e lo fa continuando a mettere il dito nella piaga di un sistema economico malato alla radice, che quotidianamente spinge alla povertà una frazione sempre più grande del suo corpo sociale. Una coerenza, quella espressa dal regista in ormai quasi un quarantennio di carriera, paragonabile solo a quella di cineasti parimenti considerati “militanti” – ma diversissimi quanto a modalità estetiche e narrative – quali Ken Loach o i fratelli Dardenne.

Guédiguian, qui, riprende il tema generazionale già al centro del suo film precedente, così come i diversi, conseguenti approcci al dramma sociale raccontato; lo fa diluendo tale motivo, tuttavia, sulle realtà di tre diversi nuclei familiari, in qualche modo avvicinati dalla nascita della piccola Gloria, figlia della coppia composta da Nicolas e Mathilda. Lui è un autista del circuito Uber che cerca faticosamente di far salire il suo rating per ottenere più corse e mettere insieme a fine mese uno stipendio decente; lei, una commessa precaria vessata da una responsabile meschina. La coppia, e in particolare Mathilda, viene destabilizzata dall’uscita di prigione del padre di lei, Daniel, condannato in gioventù per aver ucciso un uomo allo scopo di difendere un amico; il vecchio genitore, che compone haiku e non ha mai dimenticato la madre di Mathilda, Sylvie, viene riavvicinato alla famiglia proprio dall’attuale marito di lei, Richard. Nel dramma entrano anche la sorellastra di Mathilda, Aurore, e il meschino compagno di lei Bruno, proprietari di una catena di negozi, che finiranno per assumere un rilievo determinante per la stabilità economica del nucleo familiare quando Nicolas si ritroverà impossibilitato a lavorare.

Di nuovo, Guédiguian mette in scena in Gloria Mundi l’affresco di un proletariato (francese, e non solo) privo di punti di riferimento, disilluso nelle generazioni più anziane e ridotto all’impotenza in quelle più giovani, illusoriamente convinte di poter replicare modi di vivere e valori di una borghesia che resta distante. La figura di Nicolas, autista dall’impeccabile eleganza disposto a tutto per ottenere una corsa in più, infine implorante per un certificato medico che gli consenta di tornare a guidare nonostante la frattura al braccio, è perfettamente esemplificativa dell’illusorietà di un “sogno” borghese da cui la generazione dei trentenni attuali si vede costretta a svegliarsi molto presto; anche una figura fragile, e fintamente rocciosa, come quella di Aurore dovrà soccombere all’evidenza di una relazione incentratasi su un mero rapporto di potere. La generazione più anziana, incarnata da Richard e Sylvie, amareggiata e disillusa, non ha comunque dimenticato il valore della solidarietà – inter e intragenerazionale – pur trovandosi costretta ai più dolorosi compromessi; solo il personaggio di Daniel, “vergine” in quanto invecchiato in carcere, paradossalmente al riparo dalla degenerazione che ha coinvolto il corpo sociale tutto, riesce a esprimere completamente – fino alle estreme conseguenze – la spinta solidaristica un tempo propria della sua classe sociale.

Visivamente contraddistinto dalla solita eleganza, e dalla consueta pregnanza di sguardo su un contesto urbano (quello marsigliese) violentato dalla costante presenza dei militari in strada, contaminato dal generale senso di insicurezza e precarietà, Gloria Mundi esprime lo stesso realismo spietato – che tuttavia non rinuncia al suo anelito di speranza – che contraddistingue tutta la filmografia del regista. Un anelito idealmente racchiuso tra la sequenza iniziale – quella di una nascita rappresentata con passo e toni quasi sacrali, contrappuntata dalle note di un motivo classico, e quella finale, in cui un “definitivo” gesto di solidarietà permette a tutti (e in primis proprio alla piccola Gloria) di non precipitare verso un futuro che pareva ormai definitivamente compromesso. La narrazione, qui, si diluisce forse un po’ troppo, spezzettandosi in sottotrame forse eccessivamente programmatiche (i flirt interfamiliari), tenendo sullo sfondo alcuni dei motivi potenzialmente più interessanti – tra cui il rapporto tra Daniel e sua figlia – e innalzando fin troppo l’aspettativa per uno sviluppo che appare un po’ prevedibile. Tuttavia, questo nuovo affresco sociale e umano composto da Guédiguian riesce ad arrivare come sempre al cuore e ai nervi dello spettatore, facendo rientrare finanche le sue sbavature tra gli inconvenienti di un’urgenza di raccontare (quella che nel cinema del regista non è mai venuta meno) che oggi appare più che mai preziosa.

Titolo originale: Gloria Mundi
Regia: Robert Guédiguian
Paese/anno: Francia, Italia / 2019
Durata: 107’
Genere: Drammatico
Cast: Adrien Jolivet, Anaïs Demoustier, Angelica Sarre, Ariane Ascaride, Diouc Koma, Ferdinand Verhaeghe, Gérard Meylan, Grégoire Leprince-Ringuet, Jean-Pierre Darroussin, Karine Angeon, Lola Naymark, Mathilde Ulmer, Pauline Caupenne, Robinson Stévenin, Yann Trégouët
Sceneggiatura: Robert Guédiguian, Serge Valletti
Fotografia: Pierre Milon
Montaggio: Bernard Sasia
Musiche: Michel Petrossian
Produttore: Angelo Barbagallo, Marc Bordure, Robert Guédiguian
Casa di Produzione: AGAT Films & Cie, Bibi Film TV, Ex Nihilo, France 3 Cinéma
Distribuzione: Parthénos Distribuzione

Data di uscita: 19/03/2020

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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