TUTTAPPOSTO

TUTTAPPOSTO
di Gianni Costantino


Tuttapposto è una storia vera, tragicomica, uno spaccato della nostra italianità che tuttavia delude le aspettative e carica l’azione di situazioni macchiettistiche. Gianni Costantino mostra parenti buffi, studenti universitari caricature di se stessi e un’Italia così poco rivoluzionaria per cambiare le cose. Non cambia nemmeno il modo di fare satira.

Commedia per niente in ordine

Dopo Smetto quando voglio, Universitari – Molto più che amici e Fino a qui tutto bene, il cinema italiano torna a parlare del mondo universitario. Tuttapposto nello specifico porta davanti alla cinepresa l’assenza di meritocrazia e il rapporto massonico tra professori universitari e familiari. La storia diretta da Gianni Costantino è la quotidianità di studenti: tra questi, quella larga fetta di discendenti raccomandati, di vite superficiali, casate familiari – come nel caso dei Mancuso – lavori immeritati e rettori che hanno avuto sempre vita facile.

Roberto Lipari, attore e protagonista della commedia satirica, racconta sin dai primi istanti di questa “fiaba dolceamara” la storia della sua redenzione da uno stile di vita fin troppo tranquillo e privo di interessi, un cambiamento quasi religioso che progressivamente muta e si affaccia alla vita reale. L’università non è del resto facile, di solito si combatte infatti tra burocrazia, voti immeritati, professori spesso assenti e prezzi di libri enciclopedici fuori luogo. Quando tra gli studenti c’è chi alza la testa cercando di manifestare le ingiustizie, spesso si finisce, come afferma lo stesso Lipari, per non cambiare niente. Ed è proprio da questa affermazione che Roberto, per l’appunto figlio del rettore (Luca Zingaretti nei panni dell’occhialuto Ruggero Lipari), cerca di cambiare questo sistema scorretto e purtroppo ben collaudato da una tradizione storica che basa tutto sul potere del baronato.

Fin qui il ritmo di Tuttapposto è incalzante e ricco di battute ben scritte; gioca un ruolo preminente poi la voce fuori campo di Roberto che attraversa l’università e ci accompagna alla scoperta del sistema corrotto. L’ambientazione pecca purtroppo di clichè spietati, come ad esempio il ritratto del sud Italia. Il paesino catanese è esclusivamente colorato dalla presenza di compaesani ignoranti e affetti da quello che potremmo definire simpaticamente “morbo di Tripadvisor”, oppure dal ragazzo senegalese che pur essendo laureato in filosofia, è costretto dal suo stesso status quo sociale, a svolgere il servizio a domicilio di arancini locali. Gli studenti universitari, eccetto i più raccomandati nell’ateneo, sono del tutto squattrinati.

Dalle ingiustizie vissute attraverso la vita dei suoi coetanei, Roberto realizza un’app per smartphone che chiamerà Tuttapposto, un’app in grado di valutare la professionalità dei professori attraverso dei pallini e brevi commenti. Da questo momento i colpi di scena non mancano; tuttavia gli studenti sembrano vincere fin troppo facilmente contro il sistema corrotto universitario. Dall’altra parte, le complicazioni intorno alla macchinosa app trovano un capo espiatorio potenzialmente forte. Purtroppo l’ennesimo colpo di scena intorno al mistero di hackeraggio dell’app banalizza gran parte della trama, riducendo la storia di Tuttapposto a una semplice commedia.

Manca quindi un guizzo originale nella sceneggiatura, che riporti gli spettatori su un piano di realtà più definito, colpi di scena verosimili, meno scontati, e soprattutto messaggi realistici e coerenti con quanto si evince dalla storia raccontata. L’humour che alleggerisce i toni del tema trattato avrebbe dovuto affievolirsi sin dalla prima parte della sceneggiatura per lasciare spazio anche al problema reale: perché le rivoluzioni non avvengono? Ma soprattutto, perché non cambia effettivamente il modus operandi italiano, perché non si crea un confronto reale tra generazioni?
Roberto Lipari ci lascia con una parabola: “Se tanto non cambi mai niente, non sai mai che ti accade intorno”.

Nonostante ciò, a ben guardare l’università di Gianni Costantino in Tuttapposto rischia di apparire sempre la stessa, e il linguaggio della commedia è a tratti fin troppo scomodo per raccontare pecche del mondo accademico o riflessioni sul potere e contraddizioni tipiche della nostra società. Si può dare di più.

Titolo originale: Tuttapposto
Regia: Gianni Costantino
Paese/anno: Italia / 2019
Durata: 90’
Genere: Commedia
Cast: Carlo Calderone, Francesco Russo, Luca Zingaretti, Maurizio Bologna, Maurizio Marchetti, Monica Guerritore, Ninni Bruschetta, Paolo Sassanelli, Roberto Lipari, Rossella Leone, Sergio Friscia, Silvana Fallisi, Simona Di Bella, Viktoriya Pisotska
Sceneggiatura: Ignazio Rosato, Paolo Pintacuda, Roberto Lipari
Fotografia: Giuseppe Pignone
Montaggio: Claudio Di Mauro
Musiche: Giordano Maselli
Produttore: Attilio De Razza
Casa di Produzione: Tramp Ltd.
Distribuzione: Medusa Film

Data di uscita: 03/10/2019

Silvia Pompi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *