FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2019: AI NASTRI DI PARTENZA

FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2019: AI NASTRI DI PARTENZA
La nuova edizione della Festa del Cinema, con la rinnovata direzione artistica di Antonio Monda, è stata introdotta alla stampa dallo stesso Monda e da Laura Delli Colli: il programma, ricco e trasversale, va a precisare ulteriormente il concetto di “festa” portato avanti dall'attuale gestione.

La nuova edizione della Festa del Cinema, con la rinnovata direzione artistica di Antonio Monda, è stata introdotta alla stampa dallo stesso Monda e da Laura Delli Colli: il programma, ricco e trasversale, va a precisare ulteriormente il concetto di “festa” portato avanti dall’attuale gestione.

È stato un incontro stampa piuttosto breve, quello che ha introdotto l’imminente quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma (17-27 ottobre). Un incontro in cui il direttore artistico Antonio Monda e la presidente della Fondazione Cinema per Roma Laura Delli Colli hanno ritenuto di dare solo pochi cenni sull’impostazione e le tematiche caratterizzanti questa nuova edizione della manifestazione, lasciando parlare come sempre il programma: un programma anche quest’anno numericamente ricco, suddiviso nei 33 film della Selezione Ufficiale – a cui si aggiungono i 3 della sottosezione Tutti ne parlano (già passati in altri festival europei) e 11 Eventi Speciali – oltre a ben 7 preaperture (tra queste, si segnala l’atteso The Jesus Rolls di John Turturro), quasi una sezione di Festa a sé. Bandita anche quest’anno qualsiasi forma di premio (a parte quello del pubblico, pochissimo citato durante l’incontro, ed evidentemente poco tollerato dallo stesso direttore artistico), la manifestazione trova di nuovo un punto caratterizzante nelle sezioni collaterali: tra queste, gli omaggi e i restauri (tra questi, sono da segnalare quelli a Franco Zeffirelli, Gillo Pontecorvo e Sergio Leone), le retrospettive (una, molto ricca, dedicata a Hirokazu Kore-eda), i Film della nostra vita (di nuovo scelti dai membri del comitato di selezione) e le nuove sezioni Duel e Fedeltà/Tradimenti: la prima incentrata su quindici sfide tra film o registi (tra queste, i duelli Fellini-Visconti ed Effetto notteCantando sotto la pioggia), con ogni contendente caldeggiato da una personalità rilevante; la seconda, in cui quindici scrittori si cimenteranno nell’analisi di altrettanti adattamenti cinematografici.

Di nuovo, l’identità “liquida” della manifestazione romana si rivela frutto di un preciso approccio alla sua gestione, nel segno di una totale trasversalità: in questo, ancora una volta, Monda è stato chiaro, specificando che “chi cercasse un vero e proprio festival, resterebbe deluso”. Di fatto, i film della Selezione Ufficiale (volenti o nolenti, cuore della manifestazione) sembrano di nuovo non caratterizzarsi per un’impostazione precisa o per un qualche percorso di ricerca, spaziando dall’attesissimo nuovo lavoro di Martin Scorse (quel The Irishman che già tanto ha fatto parlare di sé) all’apertura nel segno del mainstream di Motherless Brooklyn di Edward Norton, passando per il nuovo documentario di Werner Herzog Nomad. In The Footsteps of Bruce Chatwin, per gli italiani Tornare di Cristina Comencini (film di chiusura) e Il ladro di giorni di Guido Lombardi, per arrivare all’horror Scary Stories to tell in the Dark di André Øvredal. Una selezione all’interno della quale – il direttore ha tenuto a sottolinearlo – sono aumentate di molto le anteprime mondiali (37 in tutto, comprendendo in questo numero anche le sezioni collaterali), rispolverando una polemica – che tuttavia impatta direttamente con l’identità della manifestazione e i suoi scopi – che si rinnova puntualmente di anno in anno. Una polemica adocchiata anche dalla domanda retorica posta a inizio conferenza (poi non spiegata, ma dagli scopi abbastanza intuibili) su quanti dei presenti avessero presenziato ai festival di Toronto, Londra, San Sebastián e New York.

Andando a cercare – è inevitabile farlo – alcuni elementi tematici ricorrenti in una manifestazione che è un po’ stato dell’arte dell’industria cinematografica mainstream, un po’ inevitabile vetrina – a dispetto delle intenzioni dei suoi organizzatori – per star e registi (anche quest’anno presenti in buon numero: tra questi, gli stessi Scorsese, Norton, e i vari protagonisti degli Incontri ravvicinati, tra gli altri Bill Murray, Benicio del Toro ed Ethan Coen) il direttore artistico e la presidente della Fondazione hanno individuato il tema femminile (simboleggiato dalla locandina della manifestazione con l’immagine di Greta Garbo), quello ambientale e quello del razzismo: il primo demandato alla scelta di alcuni titoli specifici, tra cui il biopic Judy, incentrato sull’ultima tournée di Judy Garland, e il bellico Military Wives di Peter Cattaneo; il secondo trattato in un focus specifico, incentrato sul progetto collettivo Interdependence, composto da undici cortometraggi diretti da registi provenienti da varie parti del globo, tutti riguardanti il tema ambientale; il terzo semplicemente dichiarato come presente, trasversalmente, in molte delle opere selezionate. Un altro motivo che si annuncia presente, anche se in modo piuttosto generico, nei film selezionati, sarà quello della musica: un’attenzione che si può ritrovare nel già citato Judy, nel documentario Western Stars sulla realizzazione dell’omonimo album di Bruce Springsteen, nell’italiano I wish I was like you dedicato all’ultimo concerto italiano dei Nirvana, tenutosi a Marino nel 1994, e nel documentario Pavarotti diretto da Ron Howard (anche lui atteso alla manifestazione).

Di nuovo, non è stato fatto nessun cenno ad Alice nella città, porzione autonoma che da parte integrante – seppur separata – della Festa, si è ormai trasformata in un festival a sé, con un proprio comitato di selezione, autonome sezioni e approfondimenti, e una selezione che solo in modo molto generico (e generoso) può essere definita “per ragazzi”. L’unico legame che continua a mantenere unite le due manifestazioni (al di là dei pochi titoli comuni) pare essere quello degli spazi condivisi e dell’ovvia concomitanza temporale. Una contraddizione – quella di un altro festival che di fatto si svolge nello stesso spazio, e nello stesso periodo – che forse andrebbe tenuta in maggior considerazione. In chiusura di conferenza, dopo aver rivelato il budget di questa edizione (3.800.000 euro complessivi, sponsorizzazioni comprese) il direttore artistico si è lasciato andare a un buon auspicio sullo stato attuale del cinema italiano (“I titoli italiani sono 1/3 di quelli che mi sono arrivati”, ha detto. “Non sempre sono riusciti, ma io vedo segni di rinascita, è importante ci sia sempre voglia di raccontare un qualche tema”) e ha rivelato, sollecitato, alcuni dei suoi “rimpianti” cinematografici: “Mi sarebbe piaciuto avere l’ultimo film di Polanski”, ha detto Monda. “Senza polemica, trovo incredibile che a Venezia non sia stato premiato. Ho amato anche Parasite e l’ultimo Tarantino, e mi sarebbe piaciuto averli, ma va bene così”.

Il sito della Festa del Cinema 2019

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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