MALEFICENT – SIGNORA DEL MALE

MALEFICENT – SIGNORA DEL MALE
di Joachim Rønning


Dopo un primo episodio tutt'altro che memorabile, Joachim Rønning tenta in Maleficent - Signora del male di articolare l'intreccio del suo sequel in modo più convincente, accantonando i propositi forzatamente innovativi. Il risultato resta comunque esile, gravato da una scrittura approssimativa e dal manicheismo del materiale di partenza.

Un risveglio mancato

Precursore della recente tendenza Disney al riciclo in live action dei vecchi classici dello studio di animazione, il primo Maleficent del 2014 tentava (con scarso successo) una sorta di problematizzazione della vicenda de La bella addormentata nel bosco, con particolare riferimento alla sua versione animata del 1959; lo faceva, il film di Robert Stromberg, provando a farne una rilettura che tenesse dentro la fedeltà iconografica al personaggio di Malefica (strega per eccellenza e personificazione del male) con un rovesciamento d’ottica e una ricercata empatia per la il personaggio, che diveniva giustificata vendicatrice nonché dispensatrice, in egual misura, di male e bene. Una rilettura interessante nelle intenzioni quanto fiacca e superficiale nei risultati, che tuttavia incontrò i favori del pubblico, tanto da rendere più che prevedibile la messa in cantiere di un sequel; un sequel che, arrivato a cinque anni di distanza dall’originale, si slega definitivamente dai vincoli della versione animata (nonché dagli echi della fiaba di Charles Perrault). Diretto dal norvegese Joachim Rønning, Maleficent – Signora del male fa infatti riferimento in modo solo indiretto al racconto originale, citato nella storia e trasformato in mito (come ci ricordano i titoli di testa), concomitante a creare l’immagine oscura e negativa della protagonista che ci è stata tramandata.

Seguendo il trascorrere del tempo al di qua dello schermo, la vicenda di Maleficent – Signora del male si svolge cinque anni dopo la conclusione del primo film; mentre il popolo della brughiera è vittima di frequenti e misteriose scorribande notturne, che vedono il rapimento di alcuni suoi membri, il principe Filippo chiede finalmente la mano dell’ex principessa (ormai regina della brughiera) Aurora. Il futuro matrimonio incontra il favore del padre di Filippo – sovrano del regno di Ulstead, diviso da una storica rivalità dal popolo della brughiera – nonché l’ambigua condiscendenza della regina Ingrith. Malefica, dapprima poco disposta ad acconsentire al matrimonio di questa figlia adottiva con un umano, accetta infine di buon grado le nozze; ma, invitata a un ricevimento presso il castello di Ulstead, cade vittima delle trame di Ingrith, che provoca nel re un sonno analogo a quello che colpì Aurora, facendo ricadere le colpe su Malefica. Costretta alla fuga, braccata e ferita, Malefica scompare; nel frattempo, col matrimonio alle porte, Aurora cade vittima delle lusinghe e delle bugie di Ingrith, che punta in realtà a impadronirsi della brughiera e ad annientare definitivamente i suoi abitanti.

Trovandosi a proseguire una storia che pareva autosufficiente e conchiusa in sé (il primo film si chiudeva con la rivelazione che la voce fuori campo era in realtà quella della stessa Aurora, ormai adulta) Maleficent – Signora del male ricalca in parte il canovaccio del primo film, sostituendo il regno di Re Enrico con quello di Ulstead e presentando stavolta un villain di sesso femminile, nella figura della regina Ingrith interpretata da Michelle Pfeiffer. Se da un lato il film di Joachim Rønning gioca ancora sull’ambiguità – più di facciata che di sostanza – della figura della protagonista, che ha ovviamente di nuovo il volto di Angelina Jolie, e sulla (tras)formazione della storia della Bella Addormentata, con la conseguente distorsione e demonizzazione del personaggio di Malefica, dall’altro le sue premesse vengono normalizzate e ricondotte a una più classica dialettica bene/male. Il tentativo, pur fallimentare, del primo Maleficent di presentare una protagonista in bilico tra buio e luce, tra cieco desiderio di vendetta e inespressa voglia di maternità, viene qui ricondotto a una struttura molto più tradizionale, in cui si ricerca fin da principio l’empatia con un personaggio identificato come vittima. La strega col volto della Jolie, qui, non è più agente del male pentita, ma si identifica piuttosto con l’usuale figura del diverso incompreso e braccato, vittima delle macchinazioni di una nemesi (la regina col volto di Michelle Pfeiffer) di cui neppure per un attimo vengono messe in dubbio le intenzioni.

Il film di Rønning (al suo attivo l’apprezzato dramma storico Kon-Tiki, oltre al recente Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar) fa quindi un passo indietro, rispetto al primo episodio, sul piano della voglia di innovazione, guadagnandone tuttavia leggermente in sostanza e solidità di trama. È come se la sceneggiatrice Linda Woolverton, dopo i maldestri tentativi del film precedente di presentare un personaggio tormentato e preda di rimorsi, che andasse a contraddire la struttura manichea della storia originale, avesse qui deciso di abbassare le pretese, accettando la monodimensionalità dei caratteri ma articolando in modo più coinvolgente la narrazione. Una narrazione che fa una tappa, qui, anche nel regno glaciale delle creature alate appartenenti alla specie di Malefica (giovatisi di un’iconografia, simile a quella degli indiani d’America, che Hollywood continua imperterrita a riciclare nei suoi prodotti); reietti in cerca di vendetta sul mondo umano, che aiutano la protagonista a ricongiungersi con le sue origini. Grazie anche a una durata sensibilmente più corposa rispetto a quella del primo film, Maleficent – Signora del male supplisce in parte all’esilità del materiale originale, mettendo in scena anche una portentosa scena collettiva nei minuti finali (nella quale viene comunque, sapientemente, bandito ogni accenno di dettaglio violento).

Al di là dei problemi di consequenzialità logica rispetto al primo film (pare difficile pensare che Filippo – personaggio che resta irrisolto quanto e più che nell’originale – abbia aspettato tanto per chiedere la mano dell’amata) Maleficent – Signora del male soffre comunque di un’esilità che, pur se non più gravata dalle pretese che avevano reso indigesto l’originale, resta anche qui plastica ed evidente, per tutto lo svolgimento del film. Giovatosi di valori produttivi ovviamente alti, infarcito – quanto e più del suo predecessore – di roboanti sequenze aeree e del consueto campionario di creature, il film di Joachim Rønning rimette in scena il suo immaginario fiabesco senza particolare verve o visione personale, lasciando di nuovo in ombra il personaggio interpretato da Elle Fanning (non più addormentata, ma certo non particolarmente brillante), e riproponendo un’iconografia fiabesco-ecologica che da Avatar in poi (col suo corredo di colori accattivanti e immaginario bucolico-fantasy) si è trasferita in molto del cinema americano, d’animazione e live action, dell’ultimo decennio. Il contatto di Malefica col suo popolo d’origine e con la sua natura (unico, minimo elemento di innovazione rispetto ai temi già messi in campo nel primo film) occupa solo pochi minuti, configurandosi più come pretesto per mettere in scena l’epico scontro finale, che come elemento realmente funzionale alla trama. Una pretestuosità comunque coerente con un sequel che, pur costituendo un passo avanti rispetto al suo predecessore, resta gravato da limiti di concezione e scrittura che lo mantengono nel recinto del mero, evanescente prodotto d’intrattenimento.

Maleficent - Signora del male recensione

Titolo originale: Maleficent: Mistress of Evil
Regia: Joachim Rønning
Paese/anno: Stati Uniti / 2019
Durata: 118’
Genere: Avventura, Fantastico, Fantasy
Cast: Angelina Jolie, Chiwetel Ejiofor, David Gyasi, Ed Skrein, Elle Fanning, Harris Dickinson, Imelda Staunton, Jenn Murray, Judith Shekoni, Juno Temple, Kae Alexander, Lesley Manville, Michelle Pfeiffer, Miyavi, Robert Lindsay, Sam Riley, Teresa Mahoney
Sceneggiatura: Linda Woolverton, Micah Fitzerman-Blue, Noah Harpster
Fotografia: Henry Braham
Montaggio: Craig Wood, Laura Jennings
Musiche: Geoff Zanelli
Produttore: Angelina Jolie, Duncan Henderson, Joe Roth
Casa di Produzione: Roth Films, Walt Disney Pictures
Distribuzione: Walt Disney Pictures

Data di uscita: 17/10/2019

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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