RUN WITH THE HUNTED

RUN WITH THE HUNTED
di John Swab


Cinema indipendente che guarda all'exploitation, western urbano e bozzetto metropolitano da fumetto, Run with the Hunted colpisce pur nella sua narrazione involuta e poco sviluppata; lo sguardo di Jon Swab sulla devianza e la perdita (o negazione) d'innocenza merita considerazione. Alla Festa del Cinema di Roma 2019.

Cinema di genere di fattura indipendente, sporco nella messa in scena e diretto nel messaggio. Fa piacere, ogni tanto, ritrovare nel cartellone di un evento mainstream (specie se particolarmente appiattito verso il gusto “medio”, come quello dell’attuale Festa del Cinema di Roma) un film come Run with the Hunted. In quest’opera seconda di John Swab (la prima, Let Me Make You a Martyr, è inedita in Italia) si respira il clima di certa exploitation americana anni ’60 e ’70, quella che fu capace di anticipare temi, atmosfere e impeto politico della New Hollywood, con storie di genere che raccontavano, con lucidità, l’America di allora e le sue devianze. Seguendo quelle tracce e quell’approccio, il film di Swab si muove come una sorta di western metropolitano, partendo da un’ambientazione rurale (quella del sud degli Stati Uniti) per risalire a un imprecisato centro urbano, in mano a un potente malavitoso che controlla le gang giovanili locali e tiene in pugno la polizia. La vaghezza dei riferimenti geografici sottolinea, in questo senso, la portata simbolica della storia.

Il crimine e la violenza informano fin dall’inizio la vita di Oscar, tredici anni, formato all’egoismo da un padre meschino, testimone delle violenze perpetrate dal padre dell’amica Loux ai danni della ragazzina. Quando quest’ultima si confida con lui raccontandogli di aver subito uno stupro, Oscar decide che la misura è colma: la decisione è presa, il mostro deve pagare con la vita. Costretto alla fuga dopo l’omicidio, Oscar abbandona famiglia e amica, rifugiandosi nel ventre nero della città: qui, trova una nuova compagna e un gruppo di ragazzini a lui affini, ma anche un mondo adulto che non gli fa sconti. Quindici anni dopo, di quei ragazzi perduti Oscar è diventato il leader. Ma Loux non ha mai smesso di cercarlo; così, quando giunge in città per lavorare presso lo studio di un investigatore privato, la ragazza capisce di essere arrivata vicina a quello che fu il suo salvatore.

Sono personaggi essenziali e delineati con pochi tratti, quelli di Run with the Hunted, figure che ambiscono al bozzetto sommario e d’impatto, a un’astrazione dalla forte riconoscibilità: il boss criminale col fisico imponente e il volto di Ron Perlman, il viscido e untuoso poliziotto corrotto, il protagonista (giovane) adulto che assume la corporatura e i tratti somatici spigolosi di Michael Pitt. Figure da fumetto che si muovono in quella che fin dall’inizio viene delineata come una giungla urbana, da cui viene elisa la frazione borghese e benestante, rappresentata in funzione di potere oppressivo (il personaggio di Perlman e le istituzioni corrotte) o di fauna da depredare e cacciare. I lost boys capitanati da Oscar (che ha perduto il suo nome esteso mantenendone solo l’iniziale: un corpo che guida, protegge il branco e caccia, l’identità rimossa e forse da recuperare) hanno i loro rituali e il loro codice morale: le loro azioni non hanno il portato epico dei “padri” cinematografici dei decenni passati (l’epoca de I guerrieri della notte è lontana), il predominio territoriale è semmai affare degli adulti; lo scontro tra gang è ridotto a una romantica utopia. Si caccia e ci si guarda le spalle, cercando di non trasformarsi in prede.

Il film di Swab si regge su una narrazione essenziale, quasi scarnificata, ridotta essa stessa a traccia e involucro: ciò che conta è l’affresco di una società che cannibalizza se stessa, che ha scientificamente messo ai margini i suoi elementi più deboli, negandone l’esistenza persino di fronte all’evidenza plastica di una foto (emblematica, in questo senso, la scena del primo ingresso di Oscar nella stazione di polizia). L’innocenza non solo è violentata, in Run with the Hunted, ma semplicemente negata nel suo diritto a esistere. L’omicidio non è neanche più visto come rito di passaggio e segno di una qualche avvenuta affiliazione: il romanticismo d’antan del gangster movie classico non abita da queste parti. Si uccide per caso, come una qualsiasi altra attività, quasi per gioco o per errore, come succede alla giovane compagna di Oscar. E si muore, di converso, in modo altrettanto casuale, a volte addirittura grottesco.

L’essenzialità di Run with the Hunted rischia sovente di farsi minimalismo esibito: in questo senso, l’assenza di un racconto più articolato e di una migliore definizione del background si fa sentire un po’ troppo, a tratti, tra le maglie della storia. I 93 minuti del film, minutaggio che ribadisce la collocazione del film di Jon Swab in un contesto di cinema di genere indie, stanno forse un po’ stretti a una vicenda che punta tutte le sue carte sull’impatto visivo; si resta (dis)turbati dall’affresco livido di un presente con più di un legame con la cronaca, si empatizza con la gioventù bruciata (da altri), perché i suoi interpreti e la loro posa cinematografica mostrano da subito il quid giusto. Si vorrebbe a tratti, tuttavia, entrare in contatto in modo più articolato con le loro vicende. Ma l’impatto visivo e di contenuto c’è, innegabile; e la regia non fa sconti, in quanto a crudezza e capacità di mettere in scena la morte al lavoro. Pur nel carattere involuto della sua narrazione, la forza primitiva del film di Jon Swab resta difficile da negare.

Titolo originale: Run with the Hunted
Regia: John Swab
Paese/anno: Stati Uniti / 2019
Durata: 93’
Genere: Drammatico, Noir, Thriller
Cast: Brad Carter, Darryl Cox, Dash Melrose, Dree Hemingway, Evan Assante, Gavin Taylor, Gore Abrams, Kylie Rogers, Madilyn Kellam, Mark Boone Junior, Michael Pitt, Renée Willett, Ron Perlman, Sam Quartin, Slaine, Todd Remis, William Forsythe
Sceneggiatura: John Swab
Fotografia: Matt Clegg
Montaggio: Jon Greenhalgh
Musiche: Will Bates
Produttore: Jeremy M. Rosen, John Swab
Casa di Produzione: BondIt Media Capital, El Ride Productions, Roxwell Films, Salem Street Entertainment, Title Media, Wing and a Prayer Pictures

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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