FÊTE DE FAMILLE

FÊTE DE FAMILLE
di Cédric Kahn


Dalla struttura dichiaratamente corale, problematicamente sospeso tra commedia grottesca e dramma, Fête de famille è il tentativo di Cédric Kahn di gettare uno sguardo acido sulla famiglia borghese e le sue meschinità: ma il bozzetto è superficiale, e il tono sospeso tra l’esasperazione e una malcelata simpatia. Alla Festa del Cinema di Roma 2019.

Festa mesta

È la seconda volta, in pochi mesi, che vediamo Catherine Deneuve alle prese con una riunione familiare, in un personaggio fatto oggetto di una celebrazione di qualche tipo. Se ne Le verità di Hirokazu Kore-eda l’occasione era l’uscita dell’autobiografia del personaggio interpretato – a sua volta un’attrice, a sua volta una leggenda, secondo una sovrapposizione che informava parte del film – in questo Fête de famille siamo di fronte a una più classica festa di compleanno. Ha un carattere, almeno sulla carta, di commedia collettiva, il film di Cédric Kahn; e l’ingombrante interprete, qui, ha invero un ruolo leggermente più decentrato, ridotto più a innesco narrativo che a vero personaggio, di quanto non succedeva nell’esordio europeo di Kore-eda. Anche qui, tuttavia, il tema del cinema è presente nella sceneggiatura, seppur in modo collaterale alla storia principale: uno dei personaggi, l’eccentrico regista/artista col volto di Vincent Macaigne, si propone infatti di documentare la festa al centro della trama ricercando la sovrapposizione e l’identificazione cinema/vita. E ispirandosi nientemeno (mettendo al bando la falsa modestia) al cinema di Ozu.

La modestia, a dire il vero, non sembra abitare in nessuno dei personaggi del film di Kahn; e neanche la compassione e la solidarietà familiare paiono essere il loro forte. Il “peccato originale” è un debito contratto tanti anni prima, proprio con quella figlia/pecora nera (mentalmente instabile) che ora è tornata nell’enorme villa di famiglia a reclamare il dovuto. Naturalmente, non tutti acconsentiranno alle sue richieste, né alle sue pretese di tornare a far parte in pianta stabile della famiglia; quest’ultima idea, in particolare, non piace proprio a sua figlia Emma, abbandonata senza spiegazioni tanti anni prima e cresciuta nella tenuta da zii e nonni. Proprio le “terze generazioni”, (quella della suddetta Emma, e dei suoi cugini Jean e Julien) in Fête de famille sembrano essere quelle guardate con più benevolenza dal regista, in una sottolineatura un po’ smaccata – e di facile lettura – dell’innocenza, ma anche dell’equilibrio infantile, contrapposti a nevrosi e meschinità del mondo adulto. In questo senso, è piuttosto esplicita la spontaneità naif della recita teatrale dei tre ragazzi, contrapposta plasticamente alle pretenziose immagini del film girato dall’aspirante cineasta Romain, che vediamo alla fine.

Un po’ tutto Fête de famille, a dire il vero, mostra un che di programmatico, col limite di arrivare forse fuori tempo massimo per questo modello di storia: di riunioni di famiglia in procinto di esplodere, con contorno di nevrosi e conflitti irrisolti sepolti nel passato, ne abbiamo viste veramente tante nel corso dell’ultimo ventennio (e non solo): almeno da Festen – Festa in famiglia in poi, sappiamo che il suono di una posata su un bicchiere per richiamare l’attenzione annuncerà probabilmente un qualche drammatico showdown, verbale o addirittura fisico. In questo senso, il film di Kahn non mostra uno sguardo sufficientemente personale o innovativo sul tema, tale da rendere indispensabile la visione: dal momento dell’arrivo della Claire col volto di Emmanuelle Bercot, anzi, diviene abbastanza chiaro che l’attenzione dello script si accentrerà prevalentemente sul suo personaggio. Proprio in questo senso, il film fatica un po’ a mantenere il carattere corale che aveva scelto di darsi, trattando in modo macchiettistico e poco funzionale gran parte degli altri personaggi: si pensi solo, a tal proposito, alle schermaglie estemporanee (e in gran parte ingiustificate) tra il fratello interpretato da Macaigne e la fidanzata, che danno vita a un debolissimo subplot sentimentale. La stessa figura dell’aspirante regista, e la sua collocazione nella storia, restano funzionali solo a definire la sua posizione rispetto al macro-tema dell’accettazione della problematica sorella, motivo trasversale dell’intera storia.

La levità ricercata da Fête de famille si scontra con una mano pesante nella direzione degli attori, oltre che con una poco convincente gestione del registro drammatico; questo, laddove interviene, risulta eccessivamente pesante e invasivo. Un crescendo, quello messo in scena dal regista, il cui esito resta eticamente discutibile, benché abbastanza prevedibile. Se da un lato il ritmo del film tiene in modo efficace la struttura corale della storia, dall’altro il film non si libera dall’aura di commedia borghese che, nel momento in cui si propone di mettere alla berlina vizi, meschinità e deviazioni dell’ambiente sociale che rappresenta, dall’altra ne ripropone (con un po’ di malcelata simpatia) i rituali. Premendo il pedale del grottesco solo a tratti, il film di Cédric Kahn non ha nemmeno il coraggio di abbracciare del tutto il registro del ricercato eccesso, restando su un bozzetto estemporaneo e (così com’è) poco realistico. Sui titoli di coda, la festa è finita, le luci in sala si sono riaccese, ma il ritratto è rimasto di fatto alla superficie: e il sospetto che quei giovanissimi che vengono “salvati” dal regista, tra qualche anno somiglieranno fin troppo ai loro genitori/nonni, dopotutto è più che giustificato.

Titolo originale: Fête de Famille
Regia: Cédric Kahn
Paese/anno: Belgio, Francia / 2019
Durata: 101’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Alain Artur, Antoine Amblard, Catherine Deneuve, Cédric Kahn, Emmanuelle Bercot, Isabel Aimé González-Sola, Joshua Rosinet, Kahina Le Querrec, Laetitia Colombani, Luàna Bajrami, Milan Hatala, Raphaël Liot, Satya Dusaugey, Solal Ferreira Dayan, Teddy Perrot, Vincent Macaigne
Sceneggiatura: Cédric Kahn
Fotografia: Yves Cape
Montaggio: Yann Dedet
Produttore: Aude Cathelin, Benoît Quainon, Sylvie Pialat
Casa di Produzione: Canal+, Ciné+, Cinécap 2, Cinémage 13, Cinéventure 4, Cofimage 30, Cofinova 15, France 2 Cinéma, France Télévisions, Le Pacte, Les Films du Worso, Scope Pictures, Tropdebonheur Productions

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *