DOLEMITE IS MY NAME

DOLEMITE IS MY NAME
di Craig Brewer


Craig Brewer torna alla regia con Dolemite Is My Name, un biopic dai tratti grotteschi incentrato sulla figura di Rudy Ray Moore e sulla caricatura da lui inventata, Dolemite. La storia di un uomo divenuto icona attraverso la sua intraprendenza, sfrontatezza e inossidabile tenacia. Su Netflix dal 25 ottobre.

La scoperta di un eroe

Presentato in anteprima lo scorso settembre al Toronto Film Festival e rilasciato il 25 ottobre sulla piattaforma Netflix, Dolemite Is My Name è il nuovo film del regista americano Craig Brewer, noto al grande pubblico per aver diretto nel 2005 Hustle & Flow – Il colore della musica.

Dolemite Is My Name è la biografia di Rudy Ray Moore, un comico, attore, cantante e produttore nero che negli anni 70 creò Dolemite, un alter ego di se stesso che gli permise di avere un seguito significativo come comico di stand-up e cantante prima, e un grandissimo successo come attore hollywoodiano poi, attraverso una comicità estremamente volgare e contenuti a elevatissimo “rating X”, la classificazione che viene conferita ai film riservati a un pubblico esclusivamente adulto.

Seppur supportato da un ottimo ensemble di attori, che vede tra gli altri la partecipazione di Snoop Dogg e Chris Rock, Dolemite Is My Name è innegabilmente il one-man show di Eddie Murphy, in cui l’attore compie uno strabiliante tour de force: Murphy recita, canta, presenta, rappa, fa stand-up comedy e costruisce un personaggio nel personaggio, interpretando in modo assolutamente convincente sia Rudy Ray Moore che la caricatura da lui creata, Dolemite appunto, modulando per ciascuno di loro una specifica camminata, postura, modo di esprimersi e atteggiamento.

Il film è pensato per glorificare la figura di Rudy Ray Moore e, di conseguenza, alla sua comicità viene riservato lo stesso trattamento. Quella del performer, tuttavia, è una comicità volgare, grafica e sessista, che domina gran parte della pellicola e risulta a volte di cattivo gusto, soprattutto quando sfocia nella cosiddetta oggettivazione dei corpi femminili: una strategia che nel corso della storia del cinema è sempre risultata vincente nella vendita di film al grande pubblico, e che venne usata sapientemente dallo stesso Rudy Ray Moore. Le figure femminili sono infatti altamente sessualizzate e ridotte a semplici oggetti volti al compiacimento dello sguardo maschile. C’è da sottolineare inoltre che Dolemite Is My Name esalta la comicità spinta e volgare di Dolomite screditando non poco velatamente quella intelligente di altri registi: Brewer, in modo alquanto discutibile, inserisce infatti una proiezione di Prima pagina (1974) di Billy Wilder, e fa sì che il suo essere distribuito in tutto il Paese pur non essendo divertente – a detta dei collaboratori di Rudy Ray Moore – ispiri il comico a realizzare un proprio film per poter arrivare ovunque ed essere conosciuto da tutti, innescando la seconda ora della pellicola e la sua carriera cinematografica.

D’altro canto è fondamentale riconoscere che, indipendentemente dal gusto personale, Rudy Ray Moore costituisce una figura di spicco del panorama comico-musicale, e che la sua storia e tenacia sono assolutamente degne di una pellicola cinematografica. Come specificato a fine film, la sua influenza nel mondo del rap è tutt’oggi estremamente significativa: grazie al suo modo di rimare innovativo, Moore è universalmente riconosciuto come il “padrino del rap”. Ancora più importante è il fatto che, in un contesto ancora prevalentemente dominato da persone bianche quale quello del cinema hollywoodiano degli anni ’70, Rudy Ray Moore finanziò e produsse autonomamente e con successo dei film pensati per e rivolti specificatamente alla comunità afro-americana, divenendone un vero e proprio eroe.

Dolemite Is My Name è dunque un dignitosissimo omaggio alla storia e al patrimonio artistico di un uomo divenuto icona con le proprie forze, che fu ed è tutt’oggi ispirazione per moltissimi, e il cui impatto artistico ed umano meritano di essere raccontati, conosciuti e riconosciuti.

Titolo originale: Dolemite Is My Name
Regia: Craig Brewer
Paese/anno: Stati Uniti / 2019
Durata: 118’
Genere: Biografico, Commedia, Drammatico
Cast: Aleksandar Filimonovic, Arthur Fuller, Baker Chase Powell, Barry Shabaka Henley, Bj Bingham, Chris Rock, Claude Phillips, Craig Robinson, Da'Vine Joy Randolph, Eddie Murphy, Henry Monfries, Ivo Nandi, Jernard Burks, Jill Savel, John Michael Herndon, Kazy Tauginas, Keegan-Michael Key, Kodi Smit-McPhee, Luenell, Michael Peter Bolus, Mike Epps, Monique StaTeena, Ron Cephas Jones, Snoop Dogg, T.I., Tasha Smith, Tituss Burgess, Wesley Snipes
Sceneggiatura: Larry Karaszewski, Scott Alexander
Fotografia: Eric Steelberg
Montaggio: Billy Fox
Musiche: Scott Bomar
Produttore: Bryan Yaconelli, Eddie Murphy, John Davis, John Fox, Rob Smith
Casa di Produzione: Davis Entertainment, Netflix
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 25/10/2019

Sara Di Nardo

Studentessa laureata in Journalism & Media, Culture and Identity presso la Roehampton University di Londra. Durante la mia permanenza in Inghilterra ho collaborato con il sito web cinematografico whatsontheredcarpet, e da settembre 2019 scrivo recensioni per Asbury Movies. Amo tutto ciò che è cinema e scrittura.

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