THE REPORT

THE REPORT
di Scott Z. Burns


Già evento speciale della Festa del Cinema di Roma 2019, The Report coniuga in modo efficace ricostruzione cronachistica e impianto spettacolare, grazie all'indubbia esperienza, e al mestiere, di uno Scott Z. Burns che torna qui alla regia dopo tredici anni.

I “siti neri” della storia

È abbastanza esplicita, la scelta della titolazione per questo The Report, ritorno alla regia dopo tredici anni per lo sceneggiatore e produttore Scott Z. Burns. Se il titolo di lavorazione del film era infatti The Torture Report – nome informale dato al documento redatto nel 2015 dalla commissione del Senato americano, volta a indagare le torture inflitte dalla CIA ai prigionieri sospetti di terrorismo – quel colpo di pennarello sulla parola Torture (replicato nei titoli di testa) sta ad annunciare esplicitamente quale sarà il tema, e il clima, del nuovo lavoro di Burns. Non fa mistero, lo sceneggiatore abituale di Steven Soderbergh (qui co-produttore) di voler dirigere una sorta di pamphlet filmato su una delle più nere pagine della politica americana degli ultimi decenni, che il cinema aveva finora tralasciato. Sceglie di farlo, Burns, in un periodo storico in cui c’è ancora una relativa vicinanza agli eventi, ma soprattutto se ne può apprezzare appieno le paradossali conseguenze: i titoli di coda del film avvisano infatti che, a tutt’oggi, nessuno dei funzionari della CIA che furono responsabili delle (dimostrate) torture, nei vari black sites americani che includono Guantanamo e Abu Ghraib, è stato condannato o rimosso dal suo incarico. Una postilla che ha il sapore della (pur prevedibile) beffa, su una storia raccontata seguendo i codici di un cinema di impegno civile che ha radici lontane.

La mente va inevitabilmente ai recenti Il caso Spotlight e Truth – Il prezzo della verità, durante la visione di questo The Report, già evento speciale della Festa del Cinema di Roma, previsto per un’uscita limitata in sala dal 18 al 20 novembre, e successivamente (dal 29 novembre) incluso nel catalogo Amazon Prime Video. Il film-inchiesta, quello che vuole raccontare la contemporaneità utilizzando gli strumenti della ricostruzione giornalistica, ma tenendo ben ferma la sua natura fictionalizzata, è un genere che non accenna a diminuire il suo appeal sul grande pubblico; un filone che, dopo una fase di relativo appannamento, seguita al periodo d’oro degli anni ’70 (favorito dal clima politico della New Hollywood), sembra anzi aver acquisito nuova linfa vitale e nuovi stimoli. La voglia di Hollywood di raccontare e ricostruire la storia americana durante il suo farsi – vero e proprio leit motiv di una “fabbrica dei sogni” che qualche volta apre gli occhi, facendo i conti col contesto in cui prospera – trova terreno di coltura ideale in una contemporaneità mai così complessa e fluida; una contemporaneità che nel giro di poco più di un decennio ha visto passare la politica della “più grande democrazia del mondo” dalle disastrose avventure militari in Iraq e Afghanistan all’elezione di un presidente afroamericano – con le speranze, i compromessi e le delusioni che ne hanno accompagnato la presidenza – fino all’arrivo alla Casa Bianca di un inquilino espressione degli umori più cupi della nazione, quale Donald Trump.

Ed è proprio sullo sfondo dell’ultimo quindicennio (circa) di storia americana, in un montaggio che alterna continuamente passato e presente, che si muove la narrazione di The Report; focus del racconto è la vicenda di Daniel Jones, membro dello staff della senatrice democratica Dianne Feinstein, e l’inchiesta da lui condotta, volta a ricostruire come, all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001, la CIA autorizzò l’utilizzo di “tecniche di interrogatorio rinforzate” sui prigionieri sospettati di terrorismo – eufemismo per indicare veri e propri strumenti di tortura. Quella del film di Burns è una struttura narrativa articolata in una serie di flashback, che partendo in media res (durante una delle fasi più calde dei lavori della commissione, che vide la tentata incriminazione dello stesso Jones, e il rischio di delegittimazione dell’intera inchiesta) ricostruisce la complessa indagine e l’ostracismo degli alti vertici istituzionali, fino all’atteggiamento inerte dello stesso Barack Obama, che il film non dipinge in chiave positiva. La perniciosa tendenza alla realpolitik che guidò l’azione del vecchio presidente, e la sua malcelata voglia di insabbiare le conclusioni più dirompenti a cui arrivò la commissione, è l’aspetto più interessante – dal punto di vista concettuale – del lavoro di Burns; un approccio che mette il dito nella piaga dell’insieme di interessi, calcoli elettorali e tendenza al compromesso, che da sempre caratterizza le alte sfere della politica americana, a prescindere dal suo interprete.

In una narrazione inevitabilmente complessa e costellata di un gran numero di personaggi, è ammirevole lo sforzo di Burns (sceneggiatore anche del recente Panama Papers di Soderbergh, la cui esperienza è tutta visibile nel film) di mantenere una notevole chiarezza narrativa, e di tenere insieme i fili di un racconto di cui non viene (quasi) mai perso il focus. L’intento di The Report è dichiaratamente e prevalentemente (verrebbe da dire esclusivamente) divulgativo, in un’esigenza che sottomette e subordina a sé gran parte delle altre istanze del racconto. La sua natura di inchiesta filmata impedisce, in questo senso, che il protagonista interpretato da Adam Driver emerga come personaggio a tutto tondo; lo fa elidendone totalmente il privato, ma soprattutto subordinando la definizione del personaggio, con la dedizione man mano sempre più maniacale all’inchiesta, alla necessità di ricostruire adeguatamente il clima di quest’ultima. L’elemento che differenzia The Report dagli esempi di film-inchiesta sopra riportati, ma soprattutto dai più “nobili” modelli del passato firmati da Sidney Lumet, Alan J. Pakula e Sydeny Pollack, sta proprio in un impeto divulgativo che, pur potente narrativamente ed emotivamente, finisce per informare di sé tutti gli altri elementi del racconto. Una scelta che tiene alta la tensione narrativa, con livelli emotivi notevoli durante la ricostruzione delle scene di tortura (da cui il film – in modo ammirevole – non arretra), e che fa coincidere interamente l’ottica dello spettatore con quella di un protagonista che assume, inevitabilmente, tratti quasi messianici.

La scelta di tenere insieme l’accuratezza della ricostruzione storica con l’alto coinvolgimento emotivo, nella resa di un’inchiesta che viene filtrata sempre da uno sguardo attento (nelle scelte di messa in scena come di montaggio) al terminale del pubblico, fa in modo che The Report risulti accattivante e fruibile anche per lo spettatore digiuno (o quasi) di informazioni sugli eventi. Un’attenzione al pubblico, e alle dinamiche che ne garantiscono il coinvolgimento, che evita quasi sempre le trappole della retorica; l’eccezione sta forse solo in un’ultima mezz’ora che – complice la descrizione dell’immersione sempre più ossessiva del protagonista nell’inchiesta – appare sbilanciata e narrativamente troppo “urlata”. L’attenzione alla precisione filologica e all’accuratezza cede un po’ il passo, quando ci si approssima al finale, alla necessità di costruire un climax, con tanto di superflua citazione finale (perché concettualmente già chiara, nei suoi assunti, da quanto mostrato dal film) a ribadire un po’ pomposamente una morale già limpida. Peccati comunque veniali, che non inficiano nel complesso l’efficacia, e la comunque apprezzabile natura “educativa”, di un lavoro che riesce quasi sempre a coniugare al meglio esigenze cronachistiche e istanze spettacolari. Il risultato, nei limiti delle sue premesse, e in un filone che non consente particolari impennate creative, resta certamente di buona fattura.

Titolo originale: The Report
Regia: Scott Z. Burns
Paese/anno: Stati Uniti / 2019
Durata: 120’
Genere: Drammatico
Cast: Adam Driver, Alexander Chaplin, Annette Bening, Carlos Gómez, Corey Stoll, Dominic Fumusa, Douglas Hodge, Evander Duck Jr., Fajer Al-Kaisi, Guy Boyd, Joanne Tucker, John Rothman, Jon Hamm, Joseph Siravo, Linda Powell, Lucas Dixon, Maura Tierney, Michael C. Hall, Pun Bandhu, Sandra Landers, Sarah Goldberg, Sean Dugan, T. Ryder Smith, Tim Blake Nelson, Victor Slezak, Zuhdi Boueri
Sceneggiatura: Scott Z. Burns
Fotografia: Eigil Bryld
Montaggio: Greg O'Bryant
Musiche: David Wingo
Produttore: Ashley Peter, Danny Gabai, Eddy Moretti, Hannah Mescon, Jennifer Fox, Jennifer Semler, Kerry Orent, Michael Sugar, Sara Miller, Scott Z. Burns, Steven Soderbergh
Casa di Produzione: Margin of Error, Topic Studios, Unbranded Pictures, Vice Media
Distribuzione: Amazon Prime Video

Data di uscita: 18/11/2019

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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