TOMMASO

TOMMASO
di Abel Ferrara


Passato al Torino Film Festival dopo la première di Cannes, Tommaso è l’opera più autobiografica di Abel Ferrara, racconto di una quotidianità familiare, e di una routine sottolineata (volutamente) oltre ogni misura narrativa, che fa da argine a un passato pronto a resuscitare e mordere. Anche (e forse soprattutto) in terra “straniera”.

Sono due, i film di Abel Ferrara che fanno parte del cartellone di questa trentasettesima edizione del Torino Film Festival. L’americano The Projectionist, pur essendo un documentario, fa un salto nel passato e va a resuscitare la New York degli anni ’70, quella in cui ha avuto luogo la formazione cinematografica (e non solo) del regista; questo Tommaso, invece, è un’opera integralmente di fiction, ma racconta umori e atmosfere decisamente a noi più vicini – geograficamente e nel tempo – ricollegandosi idealmente al precedente Piazza Vittorio. Ed è, in effetti, proprio la frequentazione continuata del regista della zona romana tra l’Esquilino e San Giovanni, dove ha una casa, a fornire lo spunto iniziale per la ricognizione di questa sua opera, in assoluto la più autobiografica tra i suoi lavori. Un’opera in cui viene messo in scena il travaglio umano e artistico di un regista in terra straniera, ex alcolista ed ex tossicodipendente, alter ego dello stesso Ferrara interpretato dal sodale Willem Dafoe. A dar volto a moglie e figlia di quest’ultimo troviamo rispettivamente la reale compagna e la figlioletta del regista, in una sovrapposizione cinema/vita volutamente spinta e palese.

Viene in mente, quasi inevitabilmente, il coevo Dolor y gloria di Pedro Almodovar, come termine di paragone naturale per Tommaso: in entrambi i casi si tratta di opere che vedono la messa a nudo del percorso artistico di un cineasta, il rapporto di quest’ultimo col cinema e le dipendenze – nel senso più ampio – che le rispettive traiettorie di vita hanno generato. Il nitore del racconto del film di Almodovar, tuttavia, non abita decisamente nella Roma trasfigurata dalla fotografia digitale – innaturalmente sovraesposta e caricata nel croma – di quest’ultimo lavoro di Ferrara; il regista italoamericano cattura frammenti di realtà e li scompone, li reitera in modo insistito e gratuito, rifiuta la narrazione cinematografica classica in quanto evidentemente più interessato alla registrazione della realtà (e al potenziale espressivo di alcuni suoi, singoli, pezzi). Tommaso/Dafoe/Ferrara compie sempre gli stessi percorsi, attraversa gli stessi luoghi e reitera le stesse azioni (le lezioni di italiano ricevute e quelle di teatro impartite, le chiacchiere con le allieve, la scrittura della sceneggiatura del suo film e la quotidianità familiare sempre a un passo dallo sfaldarsi). L’idea della routine sembra un velo attraverso il quale celare lo smarrimento fisico e mentale di un artista che ha chiuso (precariamente) il suo passato tormentato dietro una porta, senza affrontare direttamente i suoi nodi.

La stessa fattura digitale e palesemente fittizia della fotografia di Tommaso collide con la rappresentazione naturalistica del film, a mettere in scena una quotidianità in cui la rottura dell’equilibrio sembra essere sempre lì, a un passo. Solo le riunioni degli alcolisti anonimi, altro esempio di percorso compiuto più e più volte, esplicitamente sottolineato dal film, sembrano far recuperare al protagonista un centro e un legame più onesto e diretto col proprio vissuto. Uno spazio di catarsi umana e artistica non a caso rappresentato visivamente quasi come un non luogo, un sottoscala buio animato solo dai suoi inquieti abitanti. Poi ci sono i sogni, gli incubi, le materializzazioni della storia in scrittura, le visioni inserite direttamente e senza soluzione di continuità nel tessuto narrativo del film. In tutto ciò, la macchina da presa di Ferrara segue il suo protagonista in un’evoluzione quasi cristologica, che non a caso cita – in due esplicite, gustose sequenze – l’interpretazione che lo stesso Dafoe diede dell’uomo-Gesù ne L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese. Il richiamo al film di Scorsese è ironico e serio al tempo stesso, la rivendicazione dell’autenticità “fisica”, per l’artista, di un calvario che il suo stesso status tende spesso a mantenere nel territorio del mito e dell’astrazione dell’icona.

A tratti esagera un po’, Tommaso, si lascia andare a parentesi di difficile leggibilità (la digressione “cosmica” verso il finale), oltre a spingere la reiterazione – volutamente senza vie d’uscita e senza fughe – oltre ogni misura narrativa. Pare quasi che il regista, in questo senso, abbia voluto giocare con lo spettatore e con la sua stessa disponibilità ad ascoltare la sua storia, facendo assumere a quest’ultima tratti di narcisismo e scarsa chiarezza, sfidando la capacità di lettura e attenzione anche nella durata (le quasi due ore del film sono un metraggio insolito per un film di Ferrara, abituato a dimensioni più contenute). Lo stesso finale, nella sua provocatorietà, non sarà probabilmente accettato da tutti; ma qui, più che in altre sue opere, il regista sembra poco spaventato dall’idea di apparire ostico, e poco interessato a edulcorare in qualsiasi modo il “messaggio” e la sua confezione. Per spiazzante, e a tratti disunito che sia, il risultato colpisce certo nel segno.

Tommaso (2019) poster locandina

Titolo originale: Tommaso
Regia: Abel Ferrara
Paese/anno: Grecia, Italia, Regno Unito, Stati Uniti / 2019
Durata: 115’
Genere: Drammatico
Cast: Alessandra Scarci, Alessandro Prato, Anna Ferrara, Cristina Chiriac, Lorenzo Piazzoni, Stella Mastrantonio, Willem Dafoe
Sceneggiatura: Abel Ferrara
Fotografia: Peter Zeitlinger
Montaggio: Fabio Nunziata
Musiche: Joe Delia
Produttore: Michael Weber, Simone Gattoni
Casa di Produzione: Faliro House Productions, Simila(r), Vivo Film, Washington Square Films

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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