IL PARADISO PROBABILMENTE

IL PARADISO PROBABILMENTE

La Palestina c’è, e io sono un Palestinese in cerca di normalità. Per gridare al mondo questo concetto il regista Elia Suleiman si è fatto attore e ha girato il mondo realizzando una commedia a tratti surreale che spiazza in qualche passaggio per le trovate ardite. È nelle sale dal 5 dicembre, il suo film Il Paradiso probabilmente.

Un film che nella sua ripetitività vuole ribadire quel semplice adagio per il quale “tutto il mondo è paese”. “Nel film”, ha scritto lo stesso regista, “ho voluto rappresentare ordinarie situazioni di vita quotidiana, situazioni nelle quali si vive in un clima di tensione geopolitica globale. La violenza che esplode in un posto è simile alla violenza che esplode in un altro. Immagini e suoni che contengono questa violenza o tensione si trovano in ogni luogo del mondo, e non, come in passato, solo in qualche lontano angolo del globo. I posti di blocco sono ormai in ogni Paese, negli aeroporti e nei centri commerciali. Le sirene della polizia e degli allarmi non sono più intermittenti, ma costanti”.

Solo che in questo mondo dove i vicini sono sempre i vicini, e dove ormai pochi sono i tratti identitari, pare che il regista/attore Suleiman voglia gridare: “ci siamo anche noi palestinesi”. Nella questione palestinese, nella mancata adozione della soluzione due popoli, due Stati, Elia Suleiman vuole con questa pellicola lanciare, a modo suo, un appello. Far gettare un occhio sull’esistenza dei palestinesi come popolo, come individui che vogliano ritrovare la propria identità, la propria normalità.

Nell’interpretare se stesso il regista porta in scena, verrebbe da dire, delle gag buone per il teatro del nonsense. Come nella scena iniziale, come nell’assurdo racconto fatto dal vicino di casa. Il film, Menzione speciale all’ultimo Festival di Cannes, ha aperto il 25° MedFilm Festival. che si è svolto a Roma dall’8 al 21 novembre.

Il Paradiso probabilmente, nelle intenzioni del regista/attore – nato a Nazareth e vissuto a New York dal 1981 al 1993 – appare al termine della lunga, molto modernista pellicola, proprio l’agognata Palestina; un luogo dove trascorrere in tranquillità la propria esistenza guardando gli alberi che crescono in giardino.

È un po’ la domanda che il regista pone: qual è il luogo, in questo mondo globalizzato, che possiamo veramente chiamare casa? È il senso di smarrimento che pervade tutti, nella generalizzata perdita delle radici identitarie.

Il film, proprio per la sua narrazione originale, arriva all’obiettivo. Si esce dalla sala pensando alla sempre viva e irrisolta questione palestinese, malgrado le risoluzioni Onu e i Nobel per la Pace. Il messaggio è chiaro nel dialogo con il tassista che regala la corsa proprio perché si trova davanti a un palestinese. “Non ho mai visto un palestinese”, sghignazza. E non l’ha mai visto perché la Palestina continua a essere un Paese fantasma. Il Paradiso probabilmente c’è. Ma non è ancora arrivato il tempo di andare in Paradiso.

Il Paradiso probabilmente poster locandina

Graziarosa Villani

Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche. Ha collaborato con Ansa e Il Tempo, passando poi alla collaborazione fissa con Il Messaggero. Ha scritto per L’Espresso, D La Repubblica delle Donne, Avvenimenti. Per le edizioni Media&Books ha pubblicato, con il luogotenente Francesco Leonardis, il libro Laureato in onestà (2017). Ha diretto il mensile ambientalista La Voce del Lago. Gestisce il sito www.ecolagodibracciano.it e dirige il mensile Gente di Bracciano. È presidente dal 1992 dell’Associazione Culturale Sabate - Museo Storico della Civiltà Contadina e della Cultura Popolare “Augusto Montori” a Anguillara e, dal 2017, del Comitato Difesa Bacino Lacuale Bracciano-Martignano.

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