CENA CON DELITTO – KNIVES OUT

CENA CON DELITTO – KNIVES OUT

C’è stato indubbiamente, negli ultimi anni, un certo ritorno di interesse per il giallo deduttivo “di derivazione Agatha Christie”: pensiamo al recente adattamento di Mistero a Crooked House, al sontuoso remake firmato Kenneth Branagh di Assassinio sull’Orient Express, e all’attesa, nuova versione di Assassinio sul Nilo, che dovrebbe sempre portare la firma del regista inglese. Un rinnovato interesse che testimonia della vitalità (e universalità) di un intero filone, così come delle storie create dalla sua più rappresentativa esponente: tuttavia, l’operazione compiuta da Rian Johnson in Cena con delitto – Knives Out, pur collocandosi in un quello stesso contesto di tendenza al revival e rievocazione di un preciso gusto (letterario prima che cinematografico) è in realtà più sottile e originale. Col suo Star Wars: Gli ultimi Jedi, d’altronde, il regista americano aveva già dato prova di saper maneggiare materiale fortemente tipizzato, con tutti i suoi cliché, per rimescolarlo e renderlo altro; e l’operazione, con analoga brillantezza, è stata replicata anche in questo nuovo lavoro. Un lavoro che cita affettuosamente e smonta, aderisce a un immaginario non tralasciando di ricordare allo spettatore, a più riprese, la sua natura fittizia.

Il plot di Cena con delitto – Knives Out muove dallo spunto più semplice che si possa immaginare: l’anziano, popolare scrittore di gialli Harlan Thrombey viene trovato morto nel suo studio a causa di un apparente suicidio, il giorno dopo la festa per il suo ottantacinquesimo compleanno. Gli inquirenti sono abbastanza certi dei riscontri che confermerebbero la versione del suicidio; tuttavia, qualcuno ha pensato di assumere il detective privato Benoît Blanc per andare più a fondo, e scavare nei misteri della famiglia dello scrittore. Presto, Blanc scopre che i membri di quest’ultima, tutti riuniti nell’enorme e lussuosa villa familiare per la festa di Harlan, avevano ognuno un possibile movente per ucciderlo; Benoît decide così di farsi aiutare nell’indagine da Marta Cabrera, infermiera personale dello scrittore e sua confidente. Presto, una verità apparentemente semplice sembra emergere; una “verità” che tuttavia lascia irrisolti molti aspetti del mistero.

Fin dall’ambientazione statunitense (a imitare il “setting d’ordinanza” del genere nella campagna britannica), in una finta villa vittoriana che – nelle parole di un personaggio – è stata “comprata da un milionario pachistano”, è evidente l’intento di Cena con delitto – Knives Out di giocare con gli stilemi del genere e i suoi cliché, citandoli ma ribadendone al contempo la natura fittizia e artificiosa. Tutto sembra ricalcare in modo talmente pedissequo ed esplicito lo schema del più classico giallo da camera da assumere presto i contorni del gioco consapevole e autoironico: le figure dei familiari, a comporre il tipico quadro familiare disfunzionale con tanto di posticcia (e fragile) facciata di rispettabilità borghese; la televisione accesa su un episodio de La signora in giallo; l’investigatore interpretato da Daniel Craig che rivela che “quella famiglia sembra vivere sul cartellone del Cluedo”. Il mistero si dipana per poi aggrovigliarsi di nuovo e infine sciogliersi, secondo uno schema ben collaudato e più volte replicato; ma il tono resta leggero e all’insegna della citazione giocosa, così come la caratterizzazione ricca di humour di ogni singolo personaggio.

L’operazione compiuta da Rian Johnson in Cena con delitto – Knives Out è tuttavia ancora più sottile e raffinata di quella di un semplice, ironico revival di un filone già abbondantemente storicizzato; il regista americano riesce invero a sfruttare le convenzioni del genere (esasperandone e sclerotizzandone spesso i tratti) andando a innestarle nel pieno della società americana contemporanea. Quell’America che resta quasi sempre fuori campo, suggerita solo da un breve inseguimento (“il più stupido della storia”, sempre secondo le parole del personaggio di Craig) ed evocata sui titoli di coda dalle note di Sweet Virginia dei Rolling Stones (altro cortocircuito non casuale: la band inglese “più americana” della storia) è quella trumpiana che separa le famiglie degli immigrati e le ricatta, che crea giovani mostri che si masturbano in bagno davanti a video neonazisti, che crede (al di là di qualsiasi, preteso spirito dei pionieri), che quello che eredita sia suo per diritto divino, in una grottesca parodia del peggio della società europea.

Il film di Johnson, così, sotto la sua facciata lieve e ludica, sotto la patina di un gioioso omaggio (comunque assolutamente presente) a un genere che il regista dimostra di conoscere alla perfezione, mostra in realtà un fondo nero, persino acido; la famiglia borghese del patriarca assassinato (?) è davvero un concentrato di meschinità e devianze, mentre il vecchio topos dell’eredità contesa diventa una consapevole, amara rappresentazione di una borghesia sempre più incattivita e priva di argini; una borghesia che, abdicata ormai la rappresentanza di un american dream sempre più svuotato di senso, non trova di meglio che scimmiottare (in modo pedissequo e posticcio) pose, atteggiamenti e icone della sua controparte europea. Si sorride amaro, quindi, in Cena con delitto – Knives Out: l’omaggio ad Agatha Christie plana direttamente nel cuore dell’America di oggi, quella che vorrebbe erigere muri dimenticando, in un oblio consapevole e colpevole, la sua stessa storia. O magari inventandosene di sana pianta una fittizia, ricalcata alla bell’e meglio da quella degli altri. Una risata, o una pugnalata che squarcia il velo di finzione che copre la messinscena, li seppellirà. Anzi, a ben vedere: lo ha già fatto.

Cena con delitto - Knives Out poster locandina

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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