L’INGANNO PERFETTO

L’INGANNO PERFETTO

Cominciamo parlando di quello che funziona. Per gentile intercessione del dio del casting, L’inganno perfetto, con un bel bagaglio di doppie verità elegantemente confezionate e i relativi contorcimenti della trama, riesce a distrarre dall’esito non proprio eccitante dei suoi sforzi puntando lo sguardo in direzione del disinvolto carisma dei magnetici protagonisti. Niente di meno che sua maestà Helen Mirren e il buon vecchio Gandalf dei bei tempi andati, Ian McKellen. Il carisma e la popolarità dei due attori non inganni; in effetti, che un film di genere si affidi alla classe di interpreti un po’ al di sopra della soglia anagrafica di riferimento, molto al di sopra per essere sinceri, è una faccenda indiscutibilmente positiva. E anche abbastanza insolita.

Presentato in anteprima nazionale al Torino Film Festival, L’inganno perfetto è un thriller diretto da Bill Condon, su sceneggiatura di Jeffrey Hatcher dal romanzo omonimo di Nicholas Searle. La storia è quella di Roy Courtnay e Betty McLeish. Lui è un campione di espressività facciale dalle mille risorse, lei più equilibrata e trattenuta. L’incastro dei talenti, alchimia di ritmi opposti e complementari, è perfetto. Sono entrambi soli, o almeno è così che amano raccontarsi. Chissà poi se sarà vero. Si incontrano in un ristorantino di Londra dopo aver combinato su un sito di incontri per la terza età, che meraviglia, e superato l’iniziale imbarazzo sono pronti a considerare la reciproca compagnia come dato acquisito per gli anni a venire. Con qualche residuo di preoccupazione, soprattutto da parte del nipote di lei.

Ovviamente, nulla è quel che sembra o quel che vuole sembrare. L’ingannevole natura delle apparenze è legge non scritta per un mondo che attribuisce alla menzogna un valore decisamente alto. Molto più incisiva di una momentanea scappatoia esistenziale, o di un buon appiglio per tirarsi fuori da una situazione scottante. Il mestiere della bugia, racconta il film, è un’arte ricercata valida sempre e tagliata su misura per le necessità del momento; ed è proprio a questo imperativo, senza scendere nei dettagli, che L’inganno perfetto adegua diabolicamente ogni mossa dei suoi protagonisti. Sullo sfondo verità più ingombranti, e riflessioni sul tempo e la memoria, il perdono e la vendetta. Il tutto affrontato in maniera sorprendentemente poco efficace.

Se L’inganno perfetto operasse in un vuoto da colorare solo del senso delle interpretazioni dei suoi protagonisti, se esistesse per permettere a Helen Mirren e Ian McKellen di vivere, con molta semplicità, dell’intrigo e del mistero della storia, affidandosi senza riserve al talento dei suoi protagonisti, funzionerebbe. Sfortunatamente non c’è momento in cui il film sembri liberarsi dall’ossessione di chiarire a tutti i costi al pubblico che nulla, assolutamente nulla,di quel che viene mostrato è come appare. In modo che persino alcuni snodi del racconto che ragionevolmente dovrebbero suscitare un moto di disorientamento nel pubblico vengono accolti con il disappunto che accompagna una prevedibilità malcelata. Il cinema dell’intrigo ridotto a un intreccio contorto di brividi spenti. Piegati alle necessità del racconto, Helen Mirren e Ian McKellen fanno del loro meglio per infondere verità alle pieghe di una storia incredibile persino per gli standard del genere, e troppo affollata di idee. È un thriller, una lezione di storia dal sapore di melodramma, un passo a due ballato sul ritmo del tempo che passa, ma nel complesso, malauguratamente, L’inganno perfetto è anche e soprattutto un’occasione mancata.

L'inganno perfetto (2019) poster locandina

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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