DIO È DONNA E SI CHIAMA PETRUNYA

DIO È DONNA E SI CHIAMA PETRUNYA
di Teona Strugar Mitevska


In sala dal 12 dicembre dopo un passaggio in anteprima al Torino Film Festival, Dio è donna e si chiama Petrunya è satira sociale, dramma imbevuto di umorismo, cronaca di un caso particolare dai risvolti universali. Femminista, ma non manifesto ideologico, il film di Teona Strugar Mitevska è la storia di una donna, e del suo diritto all’uguaglianza e alla giustizia. Soprattutto, un film riuscito.

Maschi contro femmina

Almeno stavolta non ci sarà da discutere sull’opportunità o meno di servirsi dell’abusata etichetta. Lo ammette pacatamente la stessa regista Teona Strugar Mitevska che il suo Dio è donna e si chiama Petrunya è un film in fondo femminista, non fosse altro perché sceglie di mettere al centro del racconto una donna poco incline a venire a patti con quel tanto di terribilmente ingiusto che fa da sfondo al quotidiano di una donna. In ogni caso il punto di vista sulla faccenda è scevro da condizionamenti e prese di posizione militanti o pseudo tali, e ne siamo grati perché il duplice beneficio di questa leggerezza di tocco è una causa meglio onorata e un racconto più saporito. Condito da un intreccio di umorismo malinconia e graffio satireggiante. E una protagonista niente male.

Tradizione dei paesi ortodossi il 19 gennaio di ogni anno, riservata a soli uomini, è il lancio della croce in acqua. Il primo tra i tanti tuffati che riesce a metter le mani sulla preziosa reliquia riceve in dote un anno di felicità. A conti fatti, è comunque sorprendente che la piccola sommossa di genere occorsa a Stip (Macedonia) nel 2014 e da cui Dio è donna e si chiama Petrunya prende spunto, sia vicenda in fondo così recente e isolata. Ma sarebbe un errore sottovalutare la seduzione dell’abitudine, se pure la routine è quella di un’arretrata società patriarcale.

Orgogliosa e testarda, Petrunya è una ragazza sulla trentina, piuttosto infelice. Praticamente ogni millimetro cubo dell’universo complotta per rovinarle l’esistenza, così, molto semplicemente, un giorno alla volta. La famiglia non ha orecchie per intendere, l’amicizia si adegua per conformismo, il lavoro se esiste sta da qualche altra parte, il sesso latita. Facile immaginare il senso di oltraggio che scuote persino la più piccola rotellina della comunità di cui la giovane fa parte nel momento in cui quest’ultima si azzarda, una donna, colmo della blasfemia, a gettarsi in acqua per afferrare la croce e farla propria, mandando così in frantumi secoli e secoli di assurde tradizioni oscurantiste. Petrunya risponde istintivamente a un bisogno individuale, desiderio di realizzazione e di giustizia, di pari opportunità. Ma nel farlo, nel reclamare per sé il doveroso posto al sole aggiunge alla sua voce l’eco di innumerevoli altre.

Senza mai smarrire il senso dell’orientamento Dio è donna e si chiama Petrunya manovra in maniera sottile lo slittamento di prospettiva che trasforma la storia di una donna nella storia di molte. È probabilmente questo l’elemento più interessante del film, presentato in anteprima nazionale al Torino Film Festival dopo aver girovagato qua e là con una buona messe di premi, Berlino a inizio anno tanto per fare un esempio. Zorica Nusheva è una delle più note attrici comiche macedoni. La sua Petrunya è presenza fisica, forza di carattere, dolcezza e implacabile decisione. Intona la sua interpretazione ai molti colori del film giocando disinvolta con il comico, l’assurdo e anche il drammatico.

In questo senso, va riconosciuta a Teona Strugar Mitevska l’abilità di giostrare una pluralità di registri (satirico, comico, malinconico) su un fondo stabilmente drammatico. Petrunya è una ragazza qualunque in una città qualsiasi che un bel giorno all’improvviso decide che basta, la sua vita vale come ogni altra vita e se per sbocciare necessita di una presa di coscienza e di un atto di forza, così sia. La fedeltà della regista nel registrare scrupolosamente lo sguardo e i sentimenti della protagonista, la sobrietà con cui accompagna la messa in scena della guerra piccola/grande personale/pubblica istintiva/consapevole ingaggiata da Petrunya, quasi ci distrae dal cogliere il senso dell’impresa. Racchiuso nel ceffone metaforico che Dio è donna e si chiama Petrunya assesta a questa nutrita platea di beneamate istituzioni ipocrite, Chiesa, Famiglia, Stato, trincerate nella comoda obbedienza a un mucchio di sciocchezze patriarcali perché tanto basta per mascherare con veste di tradizione il sopruso e il privilegio. Ma a questo punto il film sembra quasi schernirsi e dire no, si esagera, questa in fondo è solamente la storia di una donna. È proprio l’accento posato su quel solamente, che nella sua dimessa apparenza, nella sua semplicità, racconta della forza implacabile e senza fronzoli di questa storia. Serenamente femminista, e per questo ancora più potente.

Dio è donna e si chiama Petrunya poster locandina

Titolo originale: Gospod postoi, imeto i' e Petrunija
Regia: Teona Strugar Mitevska
Paese/anno: Belgio, Croazia, Francia, Macedonia del Nord, Slovenia / 2019
Durata: 100’
Genere: Drammatico
Cast: Andrijana Kolevska, Bajrush Mjaku, Dimitrov Hristijan, Igor Todorov, Ilija Volcheski, Kire Acevski, Labina Mitevska, Ljiljana Bogojevic, Mario Knezovic, Nenad Angelkovic, Nikola Kumev, Pece Ristevski, Petar Mircevski, Simeon Moni Damevski, Stefan Vujisic, Stojan Arev, Straso Milosevski, Suad Begovski, Violeta Sapkovska, Vladimir Tuliev, Xhevdet Jashari, Zorica Nusheva
Sceneggiatura: Elma Tataragic, Teona Strugar Mitevska
Fotografia: Virginie Saint-Martin
Montaggio: Marie-Hélène Dozo
Produttore: Danijel Hocevar, Elie Meirovitz, Labina Mitevska, Marie Dubas, Sébastien Delloye, Zdenka Gold
Casa di Produzione: Casa Kafka Pictures Movie Tax Shelter Empowered by Belfius, Croatian Audiovisual Centre, Deuxieme Ligne Films, Digital District, Entre Chien et Loup, Sister and Brother Mitevski, Slovenian Film Center, Spiritus Movens, Tax Shelter du Gouvernement Fédéral Belge, Vertigo
Distribuzione: Teodora Film

Data di uscita: 12/12/2019

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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