DELITTO PERFETTO

DELITTO PERFETTO
Generalmente messo in ombra (com'è inevitabile) dalla sua trasposizione nel capolavoro hitchcockiano, Delitto perfetto torna sul palcoscenico per opera della compagnia del Teatro Stabile del Giallo: la rappresentazione riproduce l'impeccabile meccanismo, ma anche la perfida ironia, del dramma concepito a suo tempo da Fredrick Knott. Al Teatro Ciak di Roma dal 14 dicembre al 6 gennaio.

Play M for Murder

Quando si parla di Delitto perfetto, la mente di qualsiasi appassionato di thriller (e di cinema) va al classico di Alfred Hitchcock del 1954, mirabile esempio di giallo che – come praticamente tutte le opere del maestro – basava la suspense sul meccanismo della scoperta della verità, già nota nei suoi eventi principali, piuttosto che sul suo disvelamento. Un particolare che però potrebbe sfuggire ai più distratti è il fatto che il film di Hitchcock trovava il suo ispiratore in un’opera teatrale di Frederick Knott – quest’ultimo anche autore della sceneggiatura – intitolata, come il film nella sua versione originale, Dial M for Murder. Una derivazione teatrale che, laddove si guardi con attenzione il film di sir Alfred, appare abbastanza chiara nell’uso preponderante di una location (il salotto della coppia protagonista), luogo deputato tanto della progettazione del complesso piano del protagonista – che nel film aveva il volto di Ray Milland – quanto della sua messa in atto e delle sue (impreviste) conseguenze. Ora l’opera di Knott, inevitabilmente messa in secondo piano dal capolavoro hitchcockiano, torna al suo medium d’origine sul palco del Teatro Ciak di Roma – dal 14 dicembre al 6 gennaio – in una rappresentazione curata dalla compagnia del Teatro Stabile del Giallo, e diretta da Anna Masullo.

La trama di questa nuova rappresentazione di Delitto perfetto segue fedelmente quella del dramma di Knott, e della sua prima trasposizione filmica per opera di Hitchcock: l’ex giocatore di tennis Tony Wendice, da tempo a conoscenza del tradimento da parte della moglie Margot con lo scrittore Mark Halliday, decide di eliminarla con uno stratagemma, garantendosi così anche la cospicua eredità della donna. L’uomo assolda con un ricatto il vecchio compagno di università Swann, traffichino e truffatore che vive a spese di ricche signore, perché strangoli Margot in casa, dopo esservisi introdotto con la chiave da lui stessa fornita. Il segnale dovrà essere una telefonata da parte dello stesso Tony, recatosi fuori con Halliday per creare un diversivo. Le cose tuttavia non vanno come Tony aveva previsto: Margot, infatti, riesce a difendersi e a sopraffare l’aggressore, uccidendolo. A quel punto, Tony deve fare in modo che il suo originale piano non venga scoperto, cercando di mescolare le carte e far apparire sua moglie come un’assassina.

Rispetto a molte altre produzioni del Teatro Stabile del Giallo (viene in mente il gotico La donna in nero, ma anche la rappresentazione di qualche anno fa di un altro classico hitchcockiano, La donna che visse due volte) l’allestimento di Delitto perfetto è all’insegna del realismo, con una riproduzione meticolosa e quasi naturalistica della location principale della storia. La stanza in cui si consuma il (tentato) delitto è replicata fedelmente nei suoi arredi e nei principali oggetti di scena (ivi compreso un vecchio ritratto, e l’ovvio elemento-cardine del telefono), mentre gli elementi che garantiscono allo spettatore uno sguardo più ampio, che superi quello di un testimone nascosto all’interno della stanza, restano ridotti all’osso; l’unica concessione in tal senso è l’”apparizione” sporadica della scala d’ingresso all’esterno, evidenziata con un effetto di trasparenza in quegli snodi narrativi in cui gli eventi che vi si svolgono diventano fondamentali. In questo modo, pur mantenendo il realismo della narrazione, la regista riesce a garantirsi un effetto che in qualche modo simula quello del montaggio cinematografico, rappresentando simultaneamente gli eventi che si svolgono in due location diverse, seppur fisicamente vicine.

Questo allestimento di Delitto perfetto segue in modo filologico il racconto a suo tempo portato sullo schermo da Sir Alfred, elidendo completamente le ardite (e discutibili) licenze narrative che avevano caratterizzato la sua seconda versione cinematografica, quella diretta nel 1998 da Andrew Davis. Qui, la regista sceglie di giocare sul sicuro mantenendosi fedele al testo originale, ma anche riproducendone in gran parte (nelle scelte estetiche come, più in generale, nel gusto) il setting, i colori, persino i costumi dei protagonisti. Restano poche le licenze narrative in tal senso (tra queste, l’enigmatica apparizione di alcuni origami, poco prima della sequenza-cardine del racconto), sempre funzionali a riprodurre lo stesso tipo di atmosfera, capace di provocare l’identificazione spettatoriale (di volta in volta) con colui che ha architettato il delitto e con la sua vittima designata. Oltre a un uso parco – ma accattivante laddove interviene – delle luci e della colonna sonora, va segnalata l’interessante riproduzione della scena del delitto, che utilizza l’effetto stroboscopico a sottolineare il ricercato iperrealismo dell’azione, ma anche a caricare di una tensione da incubo una sequenza che, a teatro, non gode ovviamente degli stessi mezzi che può offrirle il cinema.

Contrappuntato da una perfida ironia, incarnata soprattutto nella figura sorniona del detective interpretato da Fabrizio Bordignon (sorta di Tenente Colombo ante litteram – e sarebbe interessante, a questo proposito, riflettere sui debiti dell’iconica serie anni ’70 col film di Hitchcock), Delitto perfetto dipana il suo meccanismo con limpida precisione, riuscendo a non far pesare allo spettatore la sostanziale unità di luogo; un risultato che viene raggiunto anche attivando, laddove necessario, il potere delle parole e del racconto verbale (quello dei personaggi quando evocano gli altri – e non mostrati – luoghi del dramma). Un meccanismo di cui si continua ad ammirare la costruzione priva di sbavature, e che torna qui al suo luogo di concezione originario (il palcoscenico) con minimi aggiustamenti; un risultato che va ascritto anche alla buona prova collettiva dei cinque attori (al già citato Bordignon si aggiunge la coppia composta da Massimo Reale e Linda Manganelli, oltre a Ruben Rigillo e Antonio Palumbo – rispettivamente amante e sicario/cadavere); tutti, alla prima dello spettacolo, hanno mostrato un affiatamento già ottimale, tenendo nel migliore dei modi una rappresentazione che aggancia con stile e mestiere lo spettatore per tutta la sua durata.

Delitto perfetto (2019) poster locandina

Scritto da: Frederick Knott
Regia: Anna Masullo
Durata: 90’
Genere: Giallo
Cast: Massimo Reale, Linda Manganelli, Ruben Rigillo, Fabrizio Bordignon, Antonio Palumbo
Musiche: Alessandro Molinari
Aiuto regia: Serena Paliacordi
Luci: Marco Catalucci
Direttore di produzione: Cinzia Buttarelli
Prodotto da: Teatro Stabile del Giallo

Date: 14/12/2019 – 06/01/2020

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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