LAST CHRISTMAS

LAST CHRISTMAS
di Paul Feig


Commedia natalizia inizialmente nel segno dell'understatement, ultimo lavoro di un Paul Feig che rielabora un soggetto scritto da Emma Thompson, Last Christmas ha il torto di risultare pretestuoso nei temi che tira in ballo, oltre che gravato da qualche problema di coerenza narrativa.

Lo vuoi, il mio cuore?

Dopo le contaminazioni con l’action spionistico (Spy) e col thriller (Un piccolo favore) Paul Feig sembra puntare con questo Last Christmas sui toni della commedia pura, in particolare di quel sottogenere romantico che rappresenta un po’ un “sempreverde” per il cinema americano. Un territorio apparentemente sicuro, quello scelto da Feig, specie nella qui proposta declinazione “natalizia”; e specie se (come in questo caso) solo pronunciare il titolo fa scattare nella mente un popolarissimo motivo pop, colonna sonora natalizia per eccellenza per chiunque sia nato dagli anni ’70 in su. Non bisogna poi dimenticare che, in mezzo ai due titoli sopra citati, c’era stato quello che è stato forse l’esperimento più rischioso della carriera del regista, fallimento commerciale e film assolutamente inviso ai fans, se pure, a nostro modo di vedere, tutt’altro che deprecabile qualitativamente: parliamo ovviamente del Ghostbusters al femminile del 2016, reboot rapidamente ripudiato dalla stessa produzione, che proprio di recente ha dato il disco verde al terzo episodio della saga ufficiale iniziata nel 1984. Gli incassi rilevati finora, per questa relativamente piccola produzione, nata da un soggetto di Emma Thompson, sembrano aver dato ragione al regista.

La vicenda di Last Christmas, ambientata a Londra durante il periodo pre-natalizio, vede protagonista una giovane figlia di immigrati croati, commessa di un negozio di articoli natalizi, alle prese con continui sfratti e un lavoro che non la soddisfa. Kate (o meglio, Katarina) voleva fare la cantante, ma le sue aspirazioni artistiche sono state bloccate da un intervento di trapianto cardiaco che le ha lasciato un grave trauma psicologico. La vita di Kate sembra subire uno scossone quando la giovane si imbatte in Tom, uno strano e gentile fattorino che si fa vedere più volte nel negozio dove la ragazza lavora. I due dapprima diventano amici, poi l’amicizia si approfondisce ed evolve; Kate, costretta a tornare dalla sua famiglia con cui non ha un buon rapporto, sembra trovare finalmente una sua dimensione, iniziando anche ad aiutare la comunità per senzatetto dove Tom fa volontariato. Ma il ragazzo, ogni volta che Kate si avvicina, sembra inspiegabilmente sfuggirle.

Nelle sue sequenze iniziali, Last Christmas si propone allo spettatore come commedia dai toni lievemente surreali, con una protagonista che, più che un personaggio credibile, appare una sorta di compendio di tratti da Peter Pan al femminile (con un po’ di deficit di attenzione, e una naturale tendenza ad attirarsi le ire di un mondo “adulto” in cui non è mai entrata del tutto). La Kate di Emilia Clarke, inizialmente poco caratterizzata in senso etnico (le sue origini sono rivelate solo dal prologo, ambientato nella Jugoslavia del 1999) sembra identificarsi davvero con l’elfo natalizio da cui si veste: le sue vicissitudini, e il tono un po’ stralunato con cui vengono messe in scena, conferiscono a tutta la prima parte del film un tono lieve, da commedia romantica debitrice dei film di Garry Marshall (declinata in senso ancor più effimero e apparentemente privo di un vero intreccio). La stessa presenza del Tom interpretato da Henry Golding, interesse romantico che la sceneggiatura declina inizialmente nel segno dell’understatement e di un rapporto di semplice complicità, non movimenta più di tanto un plot un po’ bloccato.

Si resta vagamente perplessi quando la sceneggiatura di Last Christmas sembra allargare il suo sguardo, inserendo nella sua visuale i temi dell’immigrazione e persino quelli della Brexit – di più che mai stretta attualità in questi giorni – andando (tardivamente) a puntare l’obiettivo sulla precaria realtà familiare della protagonista. Non convince, e sembra invero anche un po’ pretestuoso, il tentativo di innestare tematiche di una certa rilevanza nel tessuto di una vicenda che, per metà abbondante della sua durata, si trascina in modo stanco e quasi casuale; a destare una moderata curiosità, più che una protagonista i cui tratti sopra le righe la fanno sconfinare spesso nella macchietta, resta la presenza di Tom, sorta di deus ex machina di cui si intuisce subito un background incompleto. Invero, proprio lo sviluppo della love story al centro della trama – col suo carattere volutamente intermittente – pone più di un problema di credibilità narrativa e di tenuta logica del tutto. E ciò diventa ancora più vero quando le premesse della storia, nella sua ultima parte, vengono definitivamente svelate.

Nonostante il proposto “calore” dell’atmosfera, e nonostante l’impianto dichiaratamente favolistico della storia – e il suo mai nascosto sottofondo morale – non si può fare a meno di ripercorrere mentalmente gli sviluppi del film, alla sua conclusione, trovandovi più di un buco di logica; ma il problema di Last Christmas, lungi dal risiedere in una verosimiglianza che in fondo il film finge mai di avere, sta semmai nell’eccessiva esilità del materiale di partenza; un’esilita aggravata dal tentativo pretestuoso (evidentissimo verso la fine) di declamare attraverso la commedia romantica concetti che a quest’ultima stanno decisamente stretti. Proprio l’ultima parte, in questo senso, sbilancia il film in senso emotivamente esplicito (per non dire ricattatorio) vanificando anche quell’humour lieve che – nella scarsa dinamicità della storia – aveva se non altro facilitato il contatto coi suoi personaggi. Ma per il prossimo Natale, siamo disposti a scommetterci, il titolo del film sarà tornato a richiamare alla nostra mente soltanto il pezzo musicale degli Wham! Nient’altro.

Last Christmas poster locandina

Titolo originale: Last Christmas
Regia: Paul Feig
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2019
Durata: 103’
Genere: Commedia, Sentimentale
Cast: Ansu Kabia, Bilal Zafar, Boris Isakovic, Emilia Clarke, Emma Thompson, Fabien Frankel, Henry Golding, John-Luke Roberts, Lucy Miller, Lydia Leonard, Madison Ingoldsby, Margaret Clunie, Maxim Baldry, Michael Addo, Michelle Yeoh, Patti LuPone, Peter Mygind, Peter Serafinowicz, Ranjit Singh Shubh, Rebecca Root, Ritu Arya, Rob Delaney, Sara Powell
Sceneggiatura: Bryony Kimmings, Emma Thompson
Fotografia: John Schwartzman
Montaggio: John Schwartzman
Musiche: Theodore Shapiro
Produttore: David Livingstone, Emma Thompson, Erik Baiers, Jessie Henderson, Simon Halfon
Casa di Produzione: Calamity Films, Feigco Entertainment, Perfect World Pictures, Universal Pictures
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 19/12/2019

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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