GREMLINS

GREMLINS
di Joe Dante


Film di Natale atipico, fiaba dall'anima deliziosamente dark – e, ancor più a fondo, satira antiborghese perfida e iconoclasta – Gremlins resta un classico del suo decennio, anche per come Joe Dante aderisce al suo immaginario rivoltandolo da dentro. Come un bozzolo che si schiude.

Il Natale sottosopra

Lo spiritello malvagio di Steven Spielberg, quello che – nelle sue stesse parole – provava buonumore all’idea di spaventare le platee di mezzo mondo con Lo squalo, di tanto in tanto è (ri)venuto fuori nel corso degli anni ’80. Era già successo con Poltergeist (1982), diretto sulla carta da Tobe Hooper ma con la fortissima influenza (e probabilmente qualcosa di più) del produttore; ed è successo di nuovo due anni più tardi con Gremlins, atipico film di Natale con la regia di Joe Dante. Un progetto, quello del film di Dante, che nel suo embrione iniziale veniva da lontano, da un libro per ragazzi di Roald Dahl risalente al 1943, che avrebbe dovuto essere adattato dalla Disney. La storia di Dahl non ha poi avuto un’influenza diretta sul film di Joe Dante, ma la concezione delle creature create dallo sceneggiatore Chris Columbus, e portate alla vita dal regista, viene direttamente da lì. Ed è curioso, a questo proposito, come il futuro regista di Mamma, ho perso l’aereo avesse inizialmente concepito un copione molto più orrorifico di quello che poi arriverà sullo schermo; un copione opportunamente addomesticato da Spielberg, ma che in fondo dell’approccio iniziale ha mantenuto un bel po’ della cattiveria. Specie considerata l’ambientazione natalizia.

La trama è tutt’altro che ignota, ma riassumiamola giusto per completezza. Il giovane Billy, disegnatore per passione e impiegato di banca per necessità, riceve da suo padre, per Natale, un regalo singolare: si tratta di un piccolo cucciolo di mogwai, uno strano e buffo animaletto che il ragazzo chiama Gizmo, comprato a un negozio di cianfrusaglie di Chinatown. Le regole lasciate dal precedente proprietario sono chiare: mai esporlo a luce forte, mai bagnarlo e soprattutto mai, mai dargli da mangiare dopo la mezzanotte. Ma le regole, si sa, sono fatte per essere infrante: così, Billy e la sua famiglia prima assistono alla reazione terrorizzata del mogwai di fronte a un flash fotografico, poi apprendono che l’acqua lo fa moltiplicare, provocando la nascita di tanti fratellini, e infine si accorgono che il cibo dopo la mezzanotte trasforma i mogwai in qualcos’altro. Qualcosa di molto meno carino e molto più affamato: in breve, la città verrà messa così a soqquadro da un’orda di creature fameliche e fuori controllo.

Il filone della commedia horror, nel 1984, era tutt’altro che sconosciuto (era l’anno di Ghostbusters, ma elementi parimenti horror e grotteschi erano già presenti in molti titoli del decennio: basti pensare a La casa di Sam Raimi); ma la genialità di Columbus e Dante consisté nell’innestare la mistura nel contesto di un film natalizio, una favola (tale nell’incipit, con l’espediente della voice over, e nella chiusura) che si rivolgesse teoricamente alle famiglie. In questo senso, probabilmente, l’intervento del produttore nel segno di una mitigazione dell’elemento orrorifico è stato tutt’altro che peregrino; una scelta che non ha fatto perdere nulla a Gremlins della perfidia e della sottile, deliziosa satira antiborghese sottesa alla trama. L’eliminazione della scena (prevista nella prima stesura del copione) della morte della madre del protagonista – che doveva finire addirittura decapitata – e la preservazione del carattere benigno e dolce di Gizmo (che nel progetto iniziale doveva essere trasformato in gremlin per primo) ha reso per converso, anzi, ancor più fantasiose e piacevolmente stridenti le scene dei mostri che seminano caos e morte in città, l’esecuzione della perfida, arcigna signora Deagle, i trucchi che mostrano il disfacimento dei gremlins alla luce del sole. In fondo, per quello che si proponeva il film, calcare il pedale sul gore sarebbe stato inutile, se non controproducente.

Perché Gremlins, in fondo, è una fiaba natalizia che nasconde l’anima dispettosa e anarchica del raccontino di Halloween (evocata direttamente in un dialogo), che è pronta a trasformarsi in un attimo da edificante racconto disneyiano sull’amicizia tra un ragazzo e il suo cucciolo, con contorno di personaggi buffi e surreali (a cominciare dal padre del protagonista, inventore mancato) a storia di mezzanotte da raccontarsi, stretti stretti, intorno al fuoco. Da La vita è meravigliosa – citato sia direttamente che indirettamente – a L’invasione degli ultracorpi; non a caso, entrambi trasmessi dagli schermi televisivi sempre accesi – quelli che negli anni ’80 iniziavano a forgiare l’immaginario almeno quanto il cinema – e non a caso in quest’ordine. La corsa a casa di James Stewart è a inizio film, come rimando affettuoso (uno dei tanti: citazioni e autocitazioni, nel film di Dante, si sprecano) e presentazione del setting, involucro pronto a schiudersi come i bozzoli delle creature, che a loro volta rivolteranno come un calzino l’intera città. Ed è anche da citare, a questo proposito, la deliziosa scena che vede l’orda di gremlins riuniti in un cinema a vedere Biancaneve e i sette nani, e la loro successiva fuoriuscita fuori dallo schermo, che viene squarciato, quando si accorgono della presenza di Billy e della co-protagonista. Il velo disneyiano è squarciato di nuovo, stavolta letteralmente. Forse, gli stessi sette nani – considerato l’entusiasmo col quale i gremlins intonano collettivamente la loro ehi-ho! – erano in realtà un po’ meno carini e rassicuranti di come ce li avevano raccontati.

Ma ancora più in fondo, andando a scavare anche sotto la patina della horror comedy (che avrebbe avuto innumerevoli epigoni per tutti due decenni successivi) non è poi difficile riscontrare in Gremlins una descrizione cattiva, persino iconoclasta, della vita di una provincia americana negli anni ’80, col rampantismo yuppie che andava insinuandosi come un cancro nel tessuto della vita sociale (il dialogo tra il protagonista e il suo collega, che lo deride per la sua mancanza di arrivismo, è una dichiarazione programmatica), l’emarginazione in egual misura di artisti e sognatori/inventori (il protagonista e suo padre), la saldatura tra banchieri e membri potenti della città, capaci di decidere vita e morte dei suoi abitanti. Una comunità già malata, che celebra la sua fittizia parata natalizia, in cui non fatichiamo a credere che un Santa Claus qualsiasi scivoli nel camino spezzandosi l’osso del collo, rivelando involontariamente, e crudelmente, la sua natura fittizia (in un dialogo che Spielberg voleva eliminare: stavolta è stato Dante a spuntarla, ed è stato un bene). E poi, la solitudine degli ultimi, del vecchio che ha perso il lavoro e cerca di cancellare con l’alcol i fantasmi del passato in guerra e quelli di un presente che lo ha messo ai margini; ma nel suo apparente delirio vede più lungo degli altri. Vede i gremlins, appunto. Il loro arrivo, in fondo, era una scossa necessaria.

Gremlins poster locandina

Titolo originale: Gremlins
Regia: Joe Dante
Paese/anno: Stati Uniti / 1984
Durata: 106’
Genere: Commedia, Fantastico, Horror
Cast: Arnie Moore, Belinda Balaski, Chuck Jones, Corey Feldman, Danny Llewelyn, Dick Miller, Don Steele, Donald Elson, Edward Andrews, Frances Lee McCain, Frank Welker, Glynn Turman, Gwen Willson, Harry Carey Jr., Howie Mandel, Hoyt Axton, Jackie Joseph, Jerry Goldsmith, John C. Becher, John Louie, Jonathan Banks, Judge Reinhold, Kenny Davis, Keye Luke, Lois Foraker, Phoebe Cates, Polly Holliday, Scott Brady, Steven Spielberg, Susan Burgess, Zach Galligan
Sceneggiatura: Chris Columbus
Fotografia: John Hora
Montaggio: Tina Hirsch
Musiche: Jerry Goldsmith
Produttore: Michael Finnell
Casa di Produzione: Amblin Entertainment, Warner Bros.
Distribuzione: Warner Bros.

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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