THE LODGE

THE LODGE
di Severin Fiala, Veronika Franz


Nella loro prima sortita fuori dalla terra austriaca, Veronika Franz e Severin Fiala trovano un apprezzabile equilibrio tra autorialità e gusto di genere: The Lodge è un horror che risente in parte dell’influenza del cinema di Ulrich Seidl, ma sa estendere il suo sguardo per fare una poco conciliatoria radiografia dell’istituzione familiare. Nella sezione Afterhours del Torino Film Festival.

Giocattoli umani

“Nati” cinematograficamente sotto l’ingombrante ombra del regista/produttore Ulrich Seidl, fautori di un cinema di genere dall’anima europea, pregno di pulsioni e visioni che lo allontanano abbastanza nettamente dalle sue declinazioni più mainstream, Veronika Franz e Severin Fiala fanno con questo The Lodge il loro grande passo fuori dalla terra austriaca. L’influenza di Seidl, marito della Franz e grande mentore (cinematografico) del duo, si sente comunque molto in questo terzo lavoro (il secondo di fiction dopo il precedente Goodnight Mommy); ma si avverte altresì, in questa nuova opera dei due registi austriaci, la loro volontà di non adagiarsi su tematiche meramente mutuate dal cinema di Seidl, proseguendo nella ricerca di un loro sguardo che rifletta sulla famiglia e sulle possibili devianze nate nel suo seno, utilizzando gli strumenti del genere e un impianto visivo che resta tutto personale.

Il plot del film vede i due fratelli Aidan e Mia bloccati nella baita di montagna di proprietà del padre Richard, insieme alla di lui compagna Grace; quest’ultima diventerà presto la moglie dell’uomo, dopo la tragica morte della madre dei due ragazzi, Laura. Aidan e Mia sono ostili e diffidenti verso Grace, in quanto la ritengono responsabile della morte di Laura; la donna, inoltre, è guardata con sospetto in quanto unica superstite del suicidio di massa della setta religiosa di cui faceva parte. Con Richard in città per lavoro, e una tormenta di neve che isola totalmente la proprietà, i tre sono presto testimoni di strani avvenimenti (un improvviso blackout, sparizioni di oggetti, strane voci notturne) che instillano in loro uno strisciante clima di sospetto reciproco. Aidan e Mia sembrano pensare che il fragile equilibrio mentale di Grace sia andato definitivamente in pezzi, mentre la donna sospetta un crudele scherzo da parte dei due fratelli. Il freddo, la fame e l’isolamento finiranno per fiaccare sempre più la resistenza dei tre.

Prima che il blackout (che presto, per i tre protagonisti, diviene anche mentale) cancelli definitivamente qualsiasi parvenza di legame con l’esterno, il televisore nella baita rimanda le immagini del classico La cosa di John Carpenter; una scelta non certo casuale, per The Lodge, che punta sullo stesso senso di isolamento, mentale e fisico, e sullo stesso clima di strisciante paranoia, che informavano di sé il capolavoro carpenteriano. Il film di Franz e Fiala rifiuta di far coincidere lo sguardo dello spettatore con uno dei tre personaggi, mantenendo fino all’ultimo l’ambiguità su cosa realmente stia accadendo all’interno della baita; tutti e tre potrebbero essere vittime, o carnefici, o forse un insieme delle due cose. Un’ambiguità che deflagra nei corridoi e nelle enormi stanze della location principale, replicati in piccolo dal modellino (lontano, eppure a essa indiscutibilmente legato) che è stato testimone della tragica morte di Laura; una casa di bambole che è giocattolo di un dio crudele, che si diverte a torturare i suoi personaggi spingendoli sadicamente a invocarne la grazia (un’invocazione che è anche nomen omen per il personaggio principale).

L’influenza del cinema di Seidl in The Lodge si avverte in particolar modo in uno sguardo non certo tenero nei confronti delle degenerazioni della fede religiosa (che qui impregnano di sé qualsiasi suo aspetto), e di un fanatismo che dissemina ovunque i suoi feticci. Crocefissi e immagini sacre osservano i personaggi praticamente in ogni loro mossa, chiamandoli (a volte letteralmente, con voci e musiche) al sacrificio e all’espiazione. La divinità organizza e disfa vite e destini a suo piacimento, bloccando i personaggi in una sorta di limbo che potrebbe anche essere una terra di mezzo tra la vita e la morte; che la situazione in cui Grace, Aidan e Mia si ritrovano bloccati sia il risultato di eventi sovrannaturali, o il crudele scherzo di uno di loro tre, in fondo poco importa. Il fanatismo che ha fatto deragliare la mente della donna (innescando la catena di eventi successivi) ha provocato, come conseguenza concreta o sovrannaturale, l’isolamento e la follia in cui i tre si ritrovano bloccati. Una situazione che, a prescindere da chi l’abbia innescata, si rivelerà presto fuori controllo.

Non ricerca la credibilità in senso stretto, The Lodge, nella cui sceneggiatura è facile trovare, una volta che ogni mosaico del puzzle è andato al suo posto, particolari che non tornano e dettagli in apparenza poco giustificabili narrativamente; lo scopo del film di Veronika Franz e Severin Fiala è piuttosto quello di fare un’allegoria poco conciliatoria dell’istituzione familiare, dell’influenza perniciosa su di essa di un sentimento religioso agito in modo totalizzante, nonché di uno sguardo infantile che, dell’innocenza cantata da tanto cinema e letteratura, non ha più niente (e forse non l’ha mai avuto). L’elegante regia, che insinua più che mostrare, affidandosi al fascino della location senza farsene fagocitare, suggerisce la presenza di un male che è impalpabile quanto pervasivo, restìo a mostrarsi ma al contempo dolorosamente concreto negli effetti che genera. E lo sguardo dei due registi, in questo esordio fuori dalla terra austriaca, sembra aver trovato il giusto equilibrio tra le suggestioni del genere e un’autorialità che non appare mai vuota e autoreferenziale.

The Lodge recensione

Titolo originale: The Lodge
Regia: Severin Fiala, Veronika Franz
Paese/anno: Regno Unito / 2019
Durata: 100’
Genere: Drammatico, Horror, Thriller
Cast: Alicia Silverstone, Danny Keough, Jaeden Martell, Katelyn Wells, Lia McHugh, Lola Reid, Rebecca Faulkenberry, Richard Armitage, Riley Keough
Sceneggiatura: Sergio Casci, Severin Fiala, Veronika Franz
Fotografia: Thimios Bakatakis
Montaggio: Michael Palm
Musiche: Danny Bensi, Saunder Jurriaans
Produttore: Aaron Ryder, Aliza James, Paul Barbeau, Simon Oakes
Casa di Produzione: FilmNation Entertainment, Hammer Films

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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