1917

1917
di Sam Mendes


Non diciamo mediocre, ma sopravvalutato. 1917, per la regia di Sam Mendes, reinventa la Prima Guerra Mondiale nell’illusione della singola ripresa che abbraccia la vita, la morte, e il tempo restituito al massimo grado di realismo. L’emozione latita, la tecnica stupisce anche se meno del previsto, l’Academy adora e inonda il film di nomination (c’è da stupirsi?). Limiti a parte, l‘idea del film-piano sequenza merita una possibilità.

Corsa contro il tempo

È tutta una questione di respiro. Immersivo e totalizzante. Unità di misura per il sogno solo apparentemente contraddittorio di un’epica degli umili in corsa contro il tempo. Questo breve accenno potrebbe o non potrebbe risultare utile per illustrare il senso di stupore, puramente tecnico, che fa la gran parte di 1917, nuovo film di Sam Mendes (American Beauty, Skyfall, Spectre). Fedele alle prescrizioni di genere combina intenzioni epiche, artigiana precisione nei dettagli e l’ambiguità grandiosa e repellente della guerra al colmo dei suoi orrori. Eppure, questa pericolosa ma realistica fascinazione del cuore umano verso il nichilismo della pura distruzione è tutt’altro che approfondita. Perché 1917 film di guerra, disgraziatamente, fatica a conciliare resa spettacolare e verità umana.

C’è spazio per un solo David Lean in questa città. Il risultato, in effetti, è un po’ a metà strada. La grandiosa bugia si costruisce intorno al tempo filmato in presa diretta, l’idea è quella di avvicinarsi il più possibile a un realismo spaccato al millesimo di secondo. Una continuità apparentemente senza stacchi ottenuta assemblando un repertorio di piani sequenza (cioè sequenze realizzate per mezzo di una sola ed elaborata inquadratura) nell’illusione di un’ininterrotta, bulimica ripresa. Un virtuosismo della tecnica all’insegna della funzionalità o del bieco narcisismo? È dall’intreccio maniacale della volontà di Sam Mendes, del direttore della fotografia, cioè il molto nominato e poco premiato Roger Deakins, e del montatore Lee Smith, che salta fuori questo intrigo di performance sincronizzata, lunghe riprese e diavolerie digitali che per comodità di spiegazione chiameremo magia.

Il mondo non è rimasto indifferente allo splendore superficiale del Grande Artificio Cinematografico. Due Golden Globe vinti (Miglior Film Drammatico, Miglior Regia) e un bel gruzzolo di nomination all’Oscar il raccolto delle ultime settimane, vedremo il totale degli incassi. La solita vecchia storia. La forma si mangia la sostanza, o più malignamente la forma si fa sostanza in mancanza di alternative migliori. Pure, lo spunto di partenza della vicenda di 1917, che nasce dalla rielaborazione operata da Mendes di alcuni racconti del nonno che la Grande Guerra l’aveva combattuta sul serio, ha i suoi motivi di interesse.

La storia è quella di due soldati qualunque dell’esercito britannico, i promettenti ma non ancora notissimi George MacKay e Dean-Charles Chapman. Strappati alla routine della guerra di trincea e gettati nell’incubo al cardiopalma di una missione suicida. Che consiste nell’abbandonare le postazioni amiche, avventurarsi nella Terra di Nessuno pregando che il nemico non si accorga di niente e consegnare a un reparto amico un messaggio preziosissimo. Nel tentativo quasi disperato di scongiurare l’inutile mattanza (blando eufemismo per Prima Guerra Mondiale) di un numero imprecisato di soldati inglesi, i due incroceranno il passo con plotone di celebrità probabilmente passate di lì per caso tra cui ci piace ricordare Colin Firth, Mark Strong, Benedict Cumberbatch e Richard Madden.

E così, l’armamentario retorico della guerra che sfigura l’anima dell’uomo, l’appello al senso di solidarietà nel mezzo della catastrofe si mescolano al più insolito dei racconti di formazione. Perché la storia di questa affannosa rincorsa contro il tempo tiranno implacabile è anche il racconto di bambini che, messi di fronte alla condizione strutturale dell’esistenza, la precarietà della vita e la lotta per la sopravvivenza contro l’ombra della morte letteralmente appostata dietro ogni angolo, diventano uomini.

Eppure è proprio l’invadenza del trucco, l’illusione della ripresa onnivora e permanente che anestetizza l’emozione svelandone la natura artificiosa e posticcia. Enfatizzando la natura coreografica e organizzata di un caos di vita e di sentimenti che si vorrebbe spontaneo al massimo grado, ma invece è rigido e predeterminato. Abbandonando 1917 nella cinematografica terra di nessuno di una tecnica formidabile e un’emozione zoppicante.

1917 poster locandina

Titolo originale: 1917
Regia: Sam Mendes
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2019
Durata: 110’
Genere: Drammatico, Guerra
Cast: Adam Hugill, Adrian Scarborough, Andrew Scott, Andy Apollo, Anson Boon, Benedict Cumberbatch, Benjamin Adams, Billy Postlethwaite, Claire Duburcq, Colin Firth, Daniel Mays, Dean-Charles Chapman, Gabriel Akuwudike, George MacKay, Gerran Howell, Josef Davies, Justin Edwards, Kenny Fullwood, Mark Strong, Paul Tinto, Pip Carter, Richard Madden, Richard McCabe, Robert Maaser, Spike Leighton, Teresa Mahoney
Sceneggiatura: Sam Mendes
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Lee Smith
Musiche: Thomas Newman
Produttore: Brian Oliver, Callum McDougall, Jayne-Ann Tenggren, Julie Pastor, Michael Lerman, Pippa Harris, Sam Mendes
Casa di Produzione: Amblin Partners, DreamWorks, Neal Street Productions, New Republic Pictures
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 23/01/2020

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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