ALICE E IL SINDACO

ALICE E IL SINDACO
di Nicolas Pariser


Nicolas Pariser, con Alice e il Sindaco, mostra e sottolinea la vocazione politica del suo cinema: passando alla commedia dopo un thriller politico, mantiene il focus sull’attualità e punta i riflettori sulla crisi culturale attraversata dall’intero Occidente; una crisi di valori - sembra dire - ancor prima che sociale ed economica, per la quale l’antidoto sarebbe un autentico ritorno alle idee e alla loro matrice filosofica.

La politica interroga la filosofia

Cosa sta succedendo alle formazioni politiche che si dichiarano “di sinistra” in Europa? Sembra questa la domanda fondante dell’intera pellicola Alice e il sindaco di Nicolas Pariser – regista classe ‘74 noto per il thriller Le grand jeu (2015) – incentrata sulla storia di un brillante sindaco della città di Lione, che decide con coraggio di interpellare una “filosofa” per risolvere un’impasse politica soltanto in apparenza personale e individuale, ma di natura inequivocabilmente collettiva e sociale.

La politica interroga la filosofia. Come mai? Non viene data immediatamente una spiegazione, eppure nel dialogo costante e serrato tra il sindaco Paul Théraneau (interpretato da Fabrice Luchini) e Alice Heimann (Anaïs Demoustier) emerge il bisogno vitale di tornare a pensare attraverso le idee e – contemporaneamente – un rifiuto netto di trattare l’esplicita crisi culturale e politica alla stregua di una questione di tipo psicologico; o anche solo di banalizzarla – e contenerla – riconducendola a espedienti di marketing (e strategia aziendale), propri degli addetti all’ufficio stampa e alla comunicazione, che da anni lavorano con il sindaco di Lione.

E proprio qui si gioca l’ironia del film: sì, perché, in fondo, le persone preposte all’Ufficio stampa hanno alle spalle studi umanistici molto simili rispetto a quelli di Alice. E allora: perché proprio Alice? Perché vede le cose in modo diverso (da una prospettiva differente) verrebbe subito da dire: ogni volta che viene richiesto un suo parere in prima battuta propone domande nel merito di ogni questione; laddove gli altri si affrettano, affannati, con risposte mirate a guadagnare consenso, lei domanda, a volte con un’ingenuità che appare disarmante e brusca, ma che lascia intravedere una grande capacità di osservazione e risoluzione dei problemi più spinosi e complessi.

Ed è proprio questo il paradosso filosofico che Pariser mette in evidenza così bene in Alice e il sindaco: l’arte del domandare è più complessa e faticosa di quella del rispondere. Soprattutto, per interrogarsi e lasciarsi interrogare dagli altri, occorre essere al di sopra delle parti e degli interessi coinvolti nel “gioco” politico; sembra proprio questa caratteristica – ovvero la capacità di affrontare le situazioni in maniera equanime – ciò che unisce i due protagonisti (il politico e la filosofa) in una forte intesa e in una vera amicizia, in cui vive il vero senso della parola “collaborazione” (spesso abusata e strumentalizzata) nella sua accezione più alta.

Fabrice Luchini e Anaïs Demoustier ci offrono una splendida interpretazione dei due personaggi principali: l’uno totalmente a suo agio nei panni del politico, l’altra – ottima attrice nel panorama dei film d’autore francesi – particolarmente efficace ed espressiva, pur nella sua delicatezza; sostenuto da questo duo e dagli altri interpreti, Alice e il sindaco risente dell’influenza di celebri registi come Eric Rohmer e avrebbe – forse – potuto indugiare maggiormente sull’uso della fotografia e delle scenografie, rafforzando la dimensione profonda dei dialoghi in gioco e del piano dei numerosi significati coinvolti. La sensazione è quella di trovarsi di fronte a un grande potenziale creativo, a cui manca qualcosa per giungere alla completezza e al compimento. A enfatizzare questa sensazione anche l’andamento delle vicende, che lascia – volutamente – il futuro nell’incertezza, proprio a rimarcare lo “stato delle cose” (contraddistinto dalla precarietà) in cui ci troviamo oggi: situazione, questa, che coinvolge tanto il politico come l’intellettuale d’accademia, nel comune spazio della polis e dello stato.

Pariser riesce a cogliere le contraddizioni e le sfumature proprie degli intellettuali e degli artisti – che spesso rischiano l’alienazione – come quelle dei politici e degli imprenditori – che si perdono invece nelle strategie, lasciando indietro l’analisi critica della realtà – attraverso uno sguardo complessivo degli attori in gioco nel tessuto sociale e culturale della Francia, ma in realtà di tutta l’Europa.

Alice e il Sindaco, dopo esser stato presentato al Festival di Cannes 2019 – vincendo il premio Europa Cinemas Label – si candida a essere un’ottima commedia politica, ideata e sviluppata in maniera eccentrica e personale. Molto apprezzabile la capacità di trattare tematiche sofisticate in maniera leggera, evitando di cadere nella commedia sentimentale e dando invece molta importanza al valore dell’amicizia.

Alice e il sindaco poster locandina

Titolo originale: Alice et le maire
Regia: Nicolas Pariser
Paese/anno: Belgio / 2019
Durata: 103’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Alexandre Steiger, Anaïs Demoustier, Antoine Reinartz, Claire Galopin, Etienne Beurier, Fabrice Luchini, Fanny Guidecoq, Gwenaëlle Simon, Léonie Simaga, Lucie Gallo, Manon Kneusé, Maud Wyler, Michel Valls, Nora Hamzawi, Olivier Borle, Pascal Rénéric, Pierre Desmaret, Sandra Parfait, Thomas Chabrol, Thomas Rortais
Sceneggiatura: Nicolas Pariser
Fotografia: Sébastien Buchmann
Montaggio: Christel Dewynter
Musiche: Benjamin Esdraffo
Produttore: Emmanuel Agneray, Genevieve Lemal, Olivier Père
Casa di Produzione: Arte France Cinéma, Auvergne Rhône-Alpes Cinéma, Bizibi, Canal+, Ciné+, Cinécap 12, Cinémage 13, Cinéventure 4, Cofinova 15, Les Films du 10, Scope Pictures, SG Image 2017
Distribuzione: BiM Distribuzione, Movies Inspired

Data di uscita: 06/02/2020

Sara Gallaccio

Appassionata di filosofia con un’attenzione particolare rivolta alla storia delle religioni, all’antropologia e alla diverse forme d’arte, si è specializzata in pratiche filosofiche nel 2018, presso la SUCF di Roma. Come giornalista si occupa di cultura, cinema, politica e attualità.

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