L’HOTEL DEGLI AMORI SMARRITI

L’HOTEL DEGLI AMORI SMARRITI
di Christophe Honoré


L’Hotel degli Amori smarriti, per la regia di Christophe Honoré, gioca frequentemente con il surreale, con il nonsense, con continui sbalzi spazio-temporali per una serie di figure che si presentano quasi come delle rivisitazioni in chiave postmoderna dei personaggi dickensiani.

La notte porta consiglio

Ogni anno, si sa, sono numerose le commedie che, direttamente dalla Francia, arrivano sui nostri schermi. Il problema principale di tali lavori è che, molte volte, finiscono purtroppo per somigliarsi come gocce d’acqua l’una con l’altra, con il risultato di finire ben presto nel dimenticatoio. Questo, fortunatamente, non è il caso di tutti i lavori che ci sono dati da visionare. E se pensiamo a un lungometraggio come L’hotel degli amori smarriti – per la regia di Christophe Honoré, già presentato in anteprima al Festival di Cannes 2019, dove Chiara Mastroianni ha vinto il premio per la miglior Interpretazione femminile – possiamo notare che, da parte del regista, di tentativi di creare qualcosa di nuovo senza paura di “andare oltre”, e di sperimentare nuovi linguaggi dal punto di vista sia della messa in scena che dello script in sé, ce n’è eccome.

Ed ecco che, d’improvviso, quello che aveva tutto l’aspetto di un dramma sentimentale che vedeva protagonista una coppia di mezza età alle prese con problemi di fedeltà e scappatelle varie, inaspettatamente decolla. Questa, dunque, è la storia di Maria (Chiara Mastroianni, appunto) e Richard (Benjamin Biolay), sposati da venticinque anni e messi di fronte a una dura prova: Richard ha appena scoperto che Maria lo ha tradito con un ragazzo molto più giovane. La donna, dal canto suo, abbandonerà l’appartamento in cui vive insieme a suo marito per trasferirsi momentaneamente – all’insaputa di quest’ultimo – nell’hotel di fronte casa loro, osservando dalla finestra la loro abitazione. La notte porterà consiglio? Probabilmente, alcune strane visite direttamente dal passato aiuteranno i due a fare chiarezza. O forse no?

L’hotel degli amori smarriti gioca frequentemente con il surreale, con il nonsense, con continui sbalzi spazio-temporali, per una serie di figure che si presentano quasi come delle rivisitazioni in chiave postmoderna dei personaggi dickensiani. Una panoramica sulla strada in cui vivono i due protagonisti (con tanto di nostalgica sala cinematografica sotto il loro appartamento) ci mostra i due che, molto più grandi degli stessi palazzi, si confrontano con un faccia a faccia dietro di essi. E poi, pian piano, da una modesta camera d’albergo ci si ritrova nelle aule di una scuola elementare e, ancora, in una lussuosa villa in riva al mare.

Sono relativamente pochi i personaggi presenti in L’hotel degli amori smarriti. Intorno a quattro protagonisti ruota, di fatto, tutta la vicenda. Ed ecco che improvvisamente si fa sentire forte e prepotente la lunga, lunghissima esperienza del regista in ambito teatrale, per una sorta di dramma da camera che – perdonate il gioco di parole – si diverte sovente a uscire fuori dalla camera stessa.

Sia ben chiaro: adottare una messa in scena del genere è tutt’altro che facile. E il presente L’hotel degli amori smarriti, indubbiamente, qualche pecca ce l’ha. Soprattutto per quanto riguarda la seconda parte del lungometraggio, in cui la situazione sembra letteralmente sfuggire di mano al regista, per una serie di momenti ridondanti ed eccessivi che altro non fanno che rimarcare quanto già detto e realizzato precedentemente. Ma sta bene. D’altronde, si sa, nel momento in cui si decide di percorrere nuove strade il rischio di deragliare è indubbiamente alto. Fortuna che, passati i momenti critici, Honoré è riuscito a riprendere in mano la situazione, per un lavoro che si rivela tutt’altro che prevedibile, mai banale o scontato. E che, di certo, una propria, marcata identità ce l’ha eccome.

L'hotel degli amori smarriti poster locandina

Titolo originale: Chambre 212
Regia: Christophe Honoré
Paese/anno: Belgio, Francia, Lussemburgo / 2019
Durata: 86’
Genere: Commedia
Cast: Anthony Devaux, Anthony Fulrad, Antony Moro, Benjamin Biolay, Camille Cottin, Carole Bouquet, Charlie Morgan, Chiara Mastroianni, Claire Johnston, Clara Choï, Claudine Gayet, Cyril Metzger, David Sauderais, Gabriel Onnée, Harrison Arevalo, Kolia Abiteboul, Marie-Christine Adam, Nabil Taleb, Nassim Rachi, Nathan Lepiller, Selim Zahrani, Stéphane Roger, Tommy Schlesser, Victor Bergeon, Vincent Lacoste
Sceneggiatura: Christophe Honoré
Fotografia: Rémy Chevrin
Montaggio: Chantal Hymans
Produttore: Christel Henon, David Thion, Genevieve Lemal, Lilian Eche, Philippe Martin
Casa di Produzione: Bidibul Productions, Canal+, Ciné+, Cinémage 14, Film Fund Luxembourg, France 2 Cinéma, France Télévisions, La Banque Postale Image 12, La Banque Postale Image 13, Les Films Pelléas, Scope Pictures, Wallimage
Distribuzione: Officine UBU

Data di uscita: 20/02/2020

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *