DOPPIO SOSPETTO

DOPPIO SOSPETTO
di Olivier Masset-Depasse


Muovendosi tra la dimensione del dramma familiare e quella del thriller, Olivier Masset-Depasse dirige un film dagli echi hitchcockiani e chabroliani, sfruttando al meglio l'ambientazione nel passato e caricando di universalità la sua vicenda.

Doppiezze universali

Arriva in sala con ben due anni di ritardo, questo Doppio sospetto, ultimo lavoro del cineasta belga Olivier Masset-Depasse. Un ritardo distributivo curioso, se si pensa ai riconoscimenti ottenuti dal film in patria (ben nove premi Magritte vinti su dieci candidature, record assoluto da quando è stato istituito il premio) e soprattutto all’appetibilità potenziale per un filone – quello del thriller a sfondo familiare – che non manca ogni anno di generare epigoni e filiazioni. E il film di Masset-Depasse, di fatto, proprio a un cinema di suspence sospeso tra la lezione di Hitchcock e la sua rielaborazione chabroliana – ripercorsa e citata soprattutto nell’ambientazione – guarda con decisione, già dal suo prologo. Quel piano sequenza a rivelare quello che sarà, tempo dopo, il palcoscenico principale della tragedia – una finestra e il giardino sottostante – è qualcosa di simile a una dichiarazione di intenti. Il regista inganna lo spettatore e scherza, rivela il luogo del dramma e poi si prende il suo tempo per metterne in scena le premesse; ma l’atmosfera è già tutta lì, servita per l’occasione.

Di fatto, Doppio sospetto (in originale un più secco Duelles) si muove tra la dimensione del dramma familiare, che tocca i temi del lutto e della maternità, e quella più prosaica del thriller. Protagoniste ne sono Alice e Céline, entrambe madri, amiche da sempre e vicine di casa in due villette identiche. Un evento tragico, casuale quanto inatteso, cambia per sempre il rapporto tra le due donne: quando Damien, figlio di Céline, è a casa dell’altra donna in compagnia dell’amico Theo, un incidente lo fa precipitare dalla finestra, uccidendolo sul colpo. La donna non può fare a meno di incolpare l’amica per l’evento; anche dopo l’apparente perdono, Alice sente che la tragedia ha rotto irrimediabilmente qualcosa nel loro rapporto. Ma l’altro sospetto di Alice, ben più inquietante, è che Céline stia covando un desiderio di vendetta nei suoi confronti e in quelli della sua famiglia.

In un periodo di rivisitazioni moderne di soggetti concepiti in altre epoche – cinematografiche e non – va innanzitutto rimarcata la scelta controcorrente del regista Olivier Masset-Depasse; Doppio sospetto trova infatti origine in un romanzo del 2012 di Barbara Abel – dal titolo Alice (Derrière la haine) – che aveva un’ambientazione moderna; eppure, il suo plot si svolge negli anni ’70, in un quartiere periferico di Liegi. Via, quindi, i cellulari, i computer e qualsiasi ammennicolo che possa risultare, per il genere, tanto suggestivo strumento narrativo quanto facile scappatoia: la scelta del regista sembra guardare a una dimensione più “pura” del thriller, confermata anche da un’ambientazione che non si sposta quasi mai dalle location principali delle due case. Un ritorno alle radici del genere che fa il paio con la sua dimensione psicologica, incarnata in un punto di vista che, pur identificandosi prevalentemente con quello della protagonista Alice, ci offre significative scorci del lutto, e dell’atmosfera plumbea, che si respira a casa dell’amica.

Il regista belga orchestra la narrazione di Doppio sospetto con una certa eleganza formale, soffermandosi alternativamente sulle due donne nel lento disvelamento dei rispettivi drammi, illuminando da un lato il senso di perdita e dall’altro l’angoscia per sé e la propria famiglia, seguendone divisioni e (parziali) riavvicinamenti; lo fa puntando su una messa in scena avvolgente, che valorizza al meglio la location principale e accelera nel ritmo solo laddove la narrazione lo richiede. Per tre quarti della durata del film, il punto di vista dello spettatore si sovrappone a quello, sospeso tra il senso di conservazione (per sé e la propria prole) e quello di paranoia, della protagonista Alice; succede in fondo poco, per gran parte della narrazione del film di Olivier Masset-Depasse, ma quel poco è messo in scena con stile e buon gusto figurativo. Un risultato che va ascritto anche all’abilità delle due interpreti principali Veerle Baetens e Anne Coesens, capaci di esprimere le sfumature di due personaggi che si trasformano più volte nel corso del plot.

La durata piuttosto contratta di Doppio sospetto (97 minuti) da una parte fa in modo che il film non abbia sostanziali cadute di ritmo, ma dall’altra parte toglie forse un po’ di chiarezza e coerenza ad alcuni passaggi narrativi, lasciando troppo al meccanismo dell’ellisse; quando la struttura da thriller della trama entra nel vivo, ci si trova a riflettere su certi passaggi forse abbandonati con troppa facilità. Risultato, sicuramente, della necessità di sintetizzare il soggetto originale e di tradurre in immagini una vicenda che, nella dimensione del romanzo, aveva altre “armi” per arrivare al fruitore. Malgrado le sbavature, va comunque apprezzata la capacità del regista Olivier Masset-Depasse di trasfigurare una vicenda che origina dal quotidiano, riuscendo a utilizzare la struttura del genere per mettere in scena un dramma che si coglie come più che mai vicino. E, in fondo, l’ambientazione insolitamente lontana nel tempo – ribadita a ogni piè sospinto dagli arredi di scena e dalle automobili – non fa che sottolineare la sua natura universale.

Doppio sospetto poster locandina

Titolo originale: Duelles
Regia: Olivier Masset-Depasse
Paese/anno: Belgio, Francia / 2018
Durata: 97’
Genere: Thriller
Cast: André Pasquasy, Anne Coesens, Arieh Worthalter, Jules Lefebvres, Luan Adam, Mehdi Nebbou, Veerle Baetens
Sceneggiatura: Olivier Masset-Depasse
Montaggio: Damien Keyeux
Musiche: Frédéric Vercheval, Renaud Mayeur
Produttore: Jacques-Henri Bronckart, Olivier Bronckart, Philippe Logie
Casa di Produzione: BE TV, Haut et Court, Radio Télévision Belge Francophone (RTBF), Savage Film, Versus Production, VOO
Distribuzione: Teodora Film

Data di uscita: 27/02/2020

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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