IL PICCOLO YETI

IL PICCOLO YETI
di Jill Culton, Todd Wilderman


Film dalle lunghe traversie produttive, Il piccolo yeti si colloca a metà tra i prodotti più personali e di spessore della DreamWorks e quelli di puro consumo; il film di Jill Culton riesce comunque a intrattenere con buon mestiere un pubblico abbastanza ampio. Il film è appena giunto in home video, in un blu-ray di buona qualità edito dalla Universal.

Il viaggio di Everest

Dopo aver dato il secondo sequel a una delle sue produzioni più popolari, col fortunato Dragon Trainer – Il mondo nascosto, la DreamWorks torna con Il piccolo yeti a una produzione del tutto originale, sviluppata appositamente per la dimensione del lungometraggio. Un progetto, quello del film di Jill Culton, che in realtà ha circa un decennio di vita, visto che la sua idea nasce già nel 2010: solo successivamente a varie traversie produttive – sfociate nel momentaneo allontanamento della regista dallo studio americano, e nel suo successivo ritorno – il progetto è infine andato in porto. Un film, quello della Culton, che segna anche il secondo esempio (dopo la saga di Kung Fu Panda) di “contaminazione” esplicita delle classiche tematiche dello studio con motivi più vicini al cinema dell’Estremo Oriente, che partono dall’ambientazione nella metropoli di Shangai.

Proprio in questo contesto facciamo la conoscenza di Yi, teenager che ha da poco perso suo padre, talentuosa suonatrice di violino, che si imbatte casualmente in una creatura straordinaria: un cucciolo di yeti, fuggito in città dopo essere stato catturato, sulle pendici del monte Everest, dal team di un uomo d’affari che vuole provare al mondo l’esistenza di queste creature. Sulle tracce dello yeti si mette anche la dottoressa Zara, zoologa che vuole catturarlo per studiarne le caratteristiche. Dopo i primi attimi di diffidenza, Yi fa amicizia col cucciolo, e decide di aiutarlo a tornare nel suo habitat naturale; la ragazza, insieme ai due amici Peng e Jin, si imbarca così in un difficile viaggio attraverso la Cina, con la meta finale dell’Himalaya e del monte Everest. Durante il viaggio, i tre amici avranno modo di appurare i poteri straordinari dello yeti, capace di dominare gli elementi naturali con la forza del suo canto.

In un ideale continuum che va dall’animazione di spessore, capace di coinvolgere (anche) gli adulti de I Croods a quella più di consumo di un prodotto come Home – A casa, un’opera come Il piccolo yeti (in originale Abominable) si colloca esattamente nel mezzo. Il film di Jill Culton parla infatti principalmente al pubblico più giovane, senza tuttavia fermarsi a quest’ultimo, inserendo nella tessitura narrativa l’elemento ecologico, e puntando forte sul contrasto, tematico e visivo, tra le location del film: da un lato l’ipermoderna Shangai, con le sue luci al neon e la sua vita sempre pullulante, a prescindere dall’orario del giorno o della notte; dall’altra una natura incontaminata che viene costantemente evocata in tutta la prima parte del film, sogno avventuroso per l’intraprendente protagonista ma soprattutto luogo dove Everest (come la ragazzina ha ribattezzato l’animale) potrà finalmente ricongiungersi con la sua famiglia.

È proprio il tema della famiglia (declinata nel senso esteso e “sacrale” della tradizione orientale) insieme a quello degli affetti – negati dal lutto nel caso della protagonista, ma capaci di resistere nella memoria – l’altro elemento forte del film di Jill Culton, che attraversa trasversalmente tutta la narrazione; ed è proprio la comprensione reciproca e immediata, il contatto spontaneo tra due anime che hanno entrambe perso qualcosa, a permettere alla protagonista e all’animale di entrare immediatamente in empatia. Così, se Yi non ci penserà due volte prima di buttarsi anima e corpo nell’impresa di riaccompagnare a casa il nuovo amico, quest’ultimo le farà realizzare quel viaggio che suo padre le aveva promesso, permettendole inoltre di dare un tocco di magia (vera e propria) in più al suono del suo violino. Un tocco che persisterà, e innerverà la musica da lei creata, anche dopo la fine dell’avventura.

Il comparto tecnico de Il piccolo yeti, frutto della sinergia tra la DreamWorks e la Pearl Studio (già Oriental DreamWorks, “cugina” asiatica dello studio americano) è come sempre di altissimo livello. Da un punto di vista visivo, il film si esalta nelle location – naturali e artificiali – ricostruite digitalmente, che segnano le varie tappe del viaggio dei protagonisti; location che vanno dal giallo lucente del deserto del Gobi al bianco incontaminato delle vette dell’Himalaya, passando per campi di margherite magicamente trasformate in oceani floreali, e foreste pluviali che la voce dello yeti muta in cori magici, intonanti melodie asiatiche e hit occidentali a tema (in una delle sequenze visivamente migliori, troviamo persino la ballad dei Coldplay Fix You). Un’efficacia visiva che si va a sommare a un ritmo sostenuto, privo di pause, e a una caratterizzazione dei personaggi che – pur nella sua schematicità – resta funzionale alla storia, e alle tematiche sviluppate. Una costruzione, quella de Il piccolo yeti, visivamente accattivante, magari un po’ esile laddove se ne vada a smontare il meccanismo, ma capace di intrattenere con mestiere per tutta la sua ora e mezza circa di durata.

Il blu-ray del film di Jill Culton si presenta con un packaging standard, a disco singolo, e con un’eccellente qualità audio/video. Il comparto visivo si rivela capace di esaltare il look del film, e sembra non risentire della compressione neanche nelle (frequenti) scene più scure; per quanto concerne l’audio, troviamo sia la presenza della traccia in italiano che di quella in inglese, entrambe in un buon DD 7.1, con sottotitoli opzionali in varie lingue (tra cui l’italiano e l’inglese). Ricchissimo il comparto dei contenuti speciali, tutti in HD: all’interno di quest’ultimo troviamo, tra le altre cose, una selezione di scene eliminate introdotte dalla Culton e dal co-regista Todd Wilderman, il documentario La creazione di un mito con interviste alla regista e al cast tecnico, lo speciale Animare il piccolo yeti incentrato sula realizzazione dell’animazione, il focus Conosciamo il cast con una serie di interviste ai doppiatori, il divertente documentario (rivolto ai più piccoli) Manuale per curare il tuo yeti, in realtà piccolo kit di cura per vari animali domestici, il focus Il coraggio di sognare incentrato sulla protagonista, lo speciale Un tour abominevole in cui la doppiatrice di Yi spiega le tappe del viaggio, e lo special “culinario” In cucina con Nai Nai.

Il piccolo yeti poster locandina

Titolo originale: Abominable
Regia: Jill Culton, Todd Wilderman
Paese/anno: Cina, Stati Uniti / 2019
Durata: 97’
Genere: Animazione, Avventura
Cast: Albert Tsai, Chloe Bennet, Christine Lin, David P. Smith, Eddie Izzard, Elizabeth Pan, Fernando Chien, James Hong, Jason Ko, Joseph Izzo, Karen Huie, Kym Miller, Michelle Wong, Reuben Uy, Rich Dietl, Rupert Gregson-Williams, Sarah Paulson, Tenzing Norgay Trainor, Trevor Devall, Tsai Chin, Vic Chao, Walt Dohrn
Sceneggiatura: Jill Culton
Fotografia: Robert Edward Crawford
Montaggio: Susan Fitzer
Musiche: Rupert Gregson-Williams
Produttore: Dave Polsky, Peilin Chou, Suzanne Buirgy
Casa di Produzione: DreamWorks Animation, Pearl Studio
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 03/10/2019

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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