BAD BOYS FOR LIFE

BAD BOYS FOR LIFE
di Adil El Arbi, Bilall Fallah


Riprendendo le fila di un vecchio franchise, i talentuosi registi Adil El Arbi e Bilall Fallah dirigono con Bad Boys for Life un solido action movie, che in parte guarda al passato con nostalgia, in parte si adegua a regole e stilemi della declinazione più moderna del genere.

Per la vita e (forse) oltre

Tra i vari franchise nati negli anni ’80 e ’90, e recentemente ripresi in mano dalle major, quello di Bad Boys era stato, di fatto, quasi dimenticato. Complice un mondo dell’action movie che, nell’ultimo decennio, ha attraversato un’evoluzione non indifferente, la saga inaugurata nel 1995 da Michael Bay – e proseguita nel 2003 con un secondo episodio diretto dallo stesso Bay – pareva destinata a restare in naftalina, legata com’era al suo periodo di realizzazione e surclassata da altri, e più quotati, blockbuster dello stesso filone. Invece, a sorpresa, questo Bad Boys for Life ha infine ricevuto il disco verde, a ben diciassette anni di distanza dal secondo episodio. Un tempo che ha visto un avvicendamento in cabina di regia – Michael Bay ha ceduto il posto ai talentuosi registi belgi Adil El Arbi e Bilall Fallah, che ha provocato l’ingrigimento dei capelli (e delle barbe, come autoironicamente dichiarato in una scena) dei protagonisti, e la necessità di aggiornare il tutto al gusto moderno. Una necessità di cui tanto i registi quanto i protagonisti sembrano essere qui ben consapevoli.

La consapevolezza dello scorrere del tempo, e l’illusione di poterlo ingannare, sembrano presenti fin dalla prima sequenza di Bad Boys for Life, in quella vorticosa corsa in automobile che rivela una realtà – la nascita del nipotino del personaggio interpretato da Martin Lawrence – che di quello scorrere è la più plastica manifestazione. Proprio il detective Marcus Burnett interpretato da Lawrence, infatti, è sull’orlo della pensione, deciso a godersi il nipote appena nato e a lasciare il passo a giovani più motivati; il patto dei Bad Boys sembra insomma prossimo a rompersi, ma un fulmine a ciel sereno (nella forma di un attentato contro l’amico di sempre Mike) rimette tutto in discussione. La squadra speciale AMMO (Advanced Miami Metro Operations) si mette sulle tracce dell’attentatore, ma la risposta al mistero è contenuta forse nel passato dello stesso detective, risalente a quand’era un giovane poliziotto che operava sotto copertura.

Stretto tra il suo carattere di terzo episodio di un franchise meno popolare e amato di altri, e la sua natura (anche) di film-nostalgia, testimonianza di un modo di intendere l’action movie proprio del suo periodo di concepimento (gli anni ’90) Bad Boys for Life sceglie di mantenersi filologicamente legato ai suoi predecessori; lo fa a partire dalla reiterazione frequente – ma mai invadente – del motivo che dà il titolo al film, ma soprattutto in un humour che si mescola senza soluzione di continuità all’azione, inframezzandone spesso lo svolgimento senza interromperne il ritmo. L’action “solare” di Miami, luogo deputato di tanti film e serie televisive degli anni ’80 e ’90, torna qui come sfondo, ma l’avventura ha necessità di farsi più globale (e globalizzata): così, la minaccia viene da Città del Messico e dal folklore locale, e si carica di presagi e suggestioni decisamente più plumbee. Lo stesso carattere “solare” dell’azione – reiterato e sottolineato in tutta la prima parte – si contamina col progredire della storia con un’atmosfera meno giocosa, mentre la voglia di vendetta da parte del protagonista interpretato da Will Smith si rispecchia nella volontà dei suoi nemici di chiudere i conti per un antico torto.

Bad Boys for Life è da un lato sequel che riprende e sviluppa i personaggi dei suoi predecessori, dall’altro operazione (auto)ironica che occhieggia a un cinema che nasceva già come derivativo (il buddy movie poliziesco ebbe il suo picco di popolarità negli anni ’80) e che ne sottolinea la stessa natura effimera. La battuta facile e il naturale affiatamento tra i due protagonisti (ripristinato senza grandi affanni) si contaminano con un umorismo meno esplicito, più in linea col più recente cinema supereroistico – e con quello di altri franchise quali Fast & Furious; così il carattere duale e manicheo del plot allarga il suo sguardo, facendosi (entro certi limiti) più collettivo. Ai Bad Boys di antica memoria si uniscono alcuni comprimari, nelle persone dei più giovani membri del team che daranno man forte ai protagonisti, mentre persino i villain acquistano spessore e motivazioni. L’operazione, considerati i vari rimaneggiamenti che ha subito lo script – concepito originariamente nel 2009 e passato di mano in mano – può dirsi complessivamente riuscita; il film di Adil El Arbi e Bilall Fallah scorre veloce e scoppiettante, tirando il fiato nei punti giusti e caratterizzando i nuovi personaggi quel tanto che basta per solleticare l’interesse dello spettatore.

L’humour che sottende l’intera sceneggiatura viene stemperato nel corso della storia dall’esplicito sottotesto familiare (incarnato in modo diverso dai due protagonisti) mentre il soggetto riesce a evitare le trappole di un’eccessiva seriosità, ricordando a più riprese allo spettatore che siamo pur sempre nell’universo di Bad Boys, e un po’ di sospensione dell’incredulità è necessaria. La regia, orfana del montaggio serrato e delle vorticose stilizzazioni della messa in scena di Bay, si rivela pulita e leggibile, non cedendo nulla in fatto di ritmo e di efficacia nella gestione delle sequenze d’azione. Con Bad Boys for Life questo franchise (sulla carta minore) è diventato una trilogia, ma la parola fine – la scena post-credits è lì a ricordarcelo – sembrerebbe non essere ancora stata scritta. Nel frattempo, pare che i due registi – è notizia di questi giorni – vogliano imbarcarsi in un altro sequel che (probabilmente) susciterà aspettative ancora più alte, come il quarto episodio di Beverly Hills Cop. Mike Lowrey e Marcus Burnett (insieme ai loro vecchi e nuovi compagni) possono per ora tirare il fiato, tenendosi eventualmente pronti a tornare in azione, in un futuro più o meno prossimo.

Bad Boys for Life poster locandina

Titolo originale: Bad Boys for Life
Regia: Adil El Arbi, Bilall Fallah
Paese/anno: Messico, Stati Uniti / 2020
Durata: 123’
Genere: Azione, Commedia, Poliziesco
Cast: Alexander Ludwig, Bianca Bethune, Carlos Guerrero, Charles Melton, Dennis McDonald, DJ Khaled, Edelia Merida, Gissette Valentin, Happy Anderson, Jacob Scipio, Jasmin Lawrence, Joe Pantoliano, Kate del Castillo, Martin Lawrence, Massi Furlan, Michael Bay, Nicky Jam, Paola Nuñez, Rose Bianco, Shacai O'Neal, Theresa Randle, Vanessa Hudgens, Will Smith
Sceneggiatura: Chris Bremner, Joe Carnahan, Peter Craig
Fotografia: Robrecht Heyvaert
Montaggio: Dan Lebental, Peter McNulty
Musiche: Lorne Balfe
Produttore: Doug Belgrad, Jerry Bruckheimer, Will Smith
Casa di Produzione: 2.0 Entertainment, Columbia Pictures, Don Simpson/Jerry Bruckheimer Films, Overbrook Entertainment
Distribuzione: Sony Pictures Entertainment, Warner Bros.

Data di uscita: 20/02/2020

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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