THEY SHALL NOT GROW OLD – PER SEMPRE GIOVANI

THEY SHALL NOT GROW OLD – PER SEMPRE GIOVANI
di Peter Jackson


Arriva al cinema per soli tre giorni (2, 3 e 4 marzo) They Shall Not Grow Old - Per sempre giovani, regia di Peter Jackson. La Prima Guerra Mondiale restaurata nei suoi colori originali attraverso la paziente opera di recupero di filmati appartenenti all’archivio dell’Imperial War Museum e della BBC è un successo della tecnica applicata al cinema. Ma la guerra, e la condizione umana, si possono raccontare anche in bianco e nero. Un documentario imperfetto ma emozionante, che merita una visione.

La guerra a colori di Peter Jackson

La Prima Guerra Mondiale ha pesantemente condizionato l’immaginario di Peter Jackson. Il riferimento è all’esperienza del nonno che la Grande Guerra l’ha combattuta sul serio; il ricordo va alla libreria di casa ingombra di libri sull’argomento. Mai una volta, tuttavia, l’uomo e l’autore di cinema sono stati sul punto di soccombere alla tentazione di concedere a questi ricordi storicamente molto rilevanti una riesumazione di tipo tradizionale. Hollywoodiana, insomma. Occorreva muoversi in maniera differente. E They Shall Not Grow Old – Per sempre giovani il modo per raccontarci la guerra in maniera differente l’ha trovato. Un documento, e un documentario, tecnicamente spiazzante. Basta questo, a giustificare il senso dell’operazione? Scopriamolo.

Pensato per celebrare i cento anni dalla conclusione della Grande Guerra (novembre 2018) e presentato in anteprima al London Film Festival dello stesso anno, They Shall Not Grow Old – Per sempre giovani sbarca nei cinema italiani per soli tre giorni (salvo proroghe) il 2, il 3 e il 4 marzo del 2020. Giusto in tempo per festeggiare il bicentenario, aggiungiamo con un pizzico di innocente malignità di cui ci scusiamo subito.

Retrospettivamente, era già tutto scritto. La Compagnia dell’Anello filmata da Jackson, senso del dovere e spirito di fraternità in mezzo al caos, condivisione del dolore e della fatica della battaglia è il prodotto innanzitutto della creatività e del temperamento letterario di J.R.R. Tolkien, veterano della Prima Guerra Mondiale combattuta da sottotenente distaccato presso l’11mo Fucilieri del Lancashire. Ma non ci stupiremmo di scoprire alla base di certe atmosfere della controparte cinematografica uno spunto di autobiografia che arricchisce e integra il decisivo riferimento letterario. Ai margini del Signore degli Anelli si tenevano le prove generali di questo They Shall Not Grow Old – Per sempre giovani.

Concretamente, il film scaturisce da un’opera di restauro maniacale di materiali di repertorio. Le immagini, per lo più inedite, provengono dall’archivio dell’Imperial War Museum e della BBC. Le voci, commenti dei reduci senza immagini di accompagnamento e, in misura minore, doppiaggio “postumo” inciso sul labiale dei filmati che di partenza sono muti data l’epoca. Persino il fragore delle granate è restituito artificialmente in tutta la sua sconcertante rumorosità. Il senso di meraviglia per il prodigio tecnico asseconda l’incedere progressivo del film, che esordisce con l’immagine circoscritta dai limiti del formato originale, il verticale 4:3, per allargarsi, colorarsi, assumere contorni e profondità inedita. In una parola, per farsi moderna, e avvicinare il più possibile, nella postura. nei caratteri e nei sentimenti, gli uomini e le donne di cento anni fa ai nipoti del XXI secolo. Peccato che il trucco funzioni, ma fino a un certo punto.

A monte, They Shall Not Grow Old – Per sempre giovani è la storia di voci senza immagine, e immagini senza voce. A valle, il tentativo di saldare la frattura attraverso un intervento tecnologico e una scelta narrativa tesi a recuperare lo spessore tridimensionale di un’esperienza storica enorme. Portare la guerra e gli uomini che l’hanno combattuta nel presente. È forse proprio l’invadenza del restauro, l’esattezza (date le circostanze) dei toni, la maniacalità del dialogo ricostruito a fior di labbra, passato lo stupore iniziale, a scatenare il paradosso di una vicinanza troppo artificiosa per scalfire davvero la superficie.

L’istantanea di un soldato che inciampa suscitando l’ilarità dei commilitoni. L’entusiasmo della mobilitazione mitigato dal tempo trascorso, l’esperienza incomunicabile e il solco che si scava tra reduci e civili. L’inevitabile scarsa igiene della vita in trincea, il rumore incessante, lo shock da granata. Il giorno dell’armistizio vissuto non con la gioia e la soddisfazione di chi sente prossimo il ritorno a casa, ma con lo sconcerto del lavoratore che si ritrova all’improvviso disoccupato. La guerra è orribile, il sacrificio di chi l’ha combattuta onorevole. La memoria, un dovere morale. È per questo che, al netto della natura contraddittoria del “trucco” restauratore di voce dove voce non c’era, They Shall Not Grow Old – Per sempre giovani emoziona. Nella radiografia di un mondo che va in guerra e sa di non poter guardare più in là della propria giovinezza Peter Jackson coglie piccoli frammenti di verità, una verità banale e per questo preziosissima. Anche in bianco e nero.

They Shall Not Grow Old poster locandina

Titolo originale: They Shall Not Grow Old
Regia: Peter Jackson
Paese/anno: Nuova Zelanda, Regno Unito / 2018
Durata: 100’
Genere: Documentario
Produttore: Peter Jackson
Casa di Produzione: House Productions, Trustees of the Imperial War Museum, London, WingNut Films
Distribuzione: Mescalito Film

Data di uscita: 02/03/2020

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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