BUÑUEL – NEL LABIRINTO DELLE TARTARUGHE

BUÑUEL – NEL LABIRINTO DELLE TARTARUGHE
di Salvador Simó


Buñuel - Nel labirinto delle tartarughe, regia di Salvador Simó, racconta di un giovane regista, di un gran colpo di fortuna, di una terra povera e bellissima e di una grande amicizia. Mescolando animazione e estratti del documentario originale diretto da Luis Buñuel nel 1932, Las Hurdes, il film ci parla, con vivacità di forme e il cuore al posto giusto, del ruolo dell’arte nel mondo, e di un artista che nel proprio passato, nei limiti del suo mezzo espressivo e nell’empatia verso gli altri trova la sua voce. Vincitore agli European Film Awards 2019 come miglior film d’animazione.

Ritratto del regista da giovane

Nel 1930 la carriera di Luis Buñuelè ferma al palo, anche se a prima vista non si direbbe. L’uno due surrealista Un chien andalou (1929) e L’âge d’or (1930) semina scandalo, con sommo piacere dei suoi realizzatori, presso la società dell’epoca borghese, clericale e dannatamente bigotta. Eppure. È a questo punto della storia che Salvador Simósceglie di cominciare il suo Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe, migliore animazione agli European Film Awards (EFA) e Premio della Giuria (tra le altre cose) al Festival del film animato di Annecy, entrambi nel 2019.

Adattamento dell’omonima graphic novel di Fermín Solís, Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe intreccia le forme della biografia più convenzionale e del making of (dietro le quinte), combinandoli a un’insolita soluzione tecnica e narrativa di cui parleremo più avanti, per farci assaggiare una fetta di vita e di storia del cinema. Esemplare e poco raccontata. I protagonisti di questo racconto sono un giovane Luis Buñuel, un distretto montano della Spagna sud-occidentale chiamato Las Hurdes, un colossale colpo di fortuna e un uomo di buon cuore, un amico e artista di nome Ramón Acín.

Cosa manca al Luis Buñuel d’epoca 1930 circa per considerarsi davvero soddisfatto? I soldi, tanto per cominciare. In effetti, prendere a ceffoni il borghese benpensante che però tiene i cordoni della borsa espone al rischio di una dolorosa rappresaglia economica; persino Parigi, oasi romantica di libertà creativa, comincia a stare un po’ stretta. L’amicizia e la collaborazione artistica con Salvador Dalí si incrina proprio in conseguenza del successo dei primi due capolavori surrealisti, il solito discorso del mio e del tuo. Urge definire con precisione i limiti del proprio talento. Il retaggio castrante di una figura paterna autoritaria e poco empatica, spiegato per mezzo di una serie di flashback convenzionali e troppo schematici, forse l’unica debolezza del film, alimenta il fuoco della ribellione ma non facilita il sonno.

La risposta alla stagnazione per Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe sta nella fuga a Las Hurdes. Nella volontà di riscattare con la forza dell’immagine l’estrema povertà della regione e dei suoi abitanti. Il documentario che ne risulterà, in italiano Terra senza pane (1932), in spagnolo ha per nome la stessa arida regione di montagna fotografata in equilibrio magico fra crudo realismo e lampi barocchi.

Ramón Acín è povero in canna, tiene famiglia e di fatto non potrebbe venire in soccorso all’amico cineasta, a meno di un miracolo. Ed è solo per rispetto alla memoria di Buñuel, l’ateo più famoso della storia del cinema, che evitiamo di scomodare interventi provvidenziali per spiegare l’inspiegabile. Cioè la clamorosa vincita alla lotteria che permette all’incredulo Acín, in barba alla famiglia che resta senza il becco di un quattrino (!), di finanziare il film. Il contributo, di soldi amicizia e arte, verrà recuperato pubblicamente solo negli anni’60 ponendo fine al trentennio di oblio perpetrato, tragicamente, dalla Spagna franchista sul corpo e l’opera di Ramón Acín.

Salvador Simó lavora con le forme e mescola all’animazione spunti e contributi del lavoro originale del 1932, in un gioco di specchi che rafforza e integra il realismo e la deformazione fantastica dell’immagine documentaria e di quella animata. Suggerendo la fluidità e il dinamismo di un vitale discorso sul cinema e il mondo, attuale ieri come oggi. Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe è animazione stilizzata, essenziale e rigorosa perché solo in questo modo può il film veicolare i suoi motivi più profondi. Una riflessione sul ruolo politico dell’arte e la possibilità di scuotere le coscienze, agitando il reale in maniera rivoluzionaria grazie alla forza dirompente dell’immagine. Il Luis Buñuel raccontato dal film è un gigante del cinema in embrione, le contraddizioni dell’artista e dell’uomo che lo precede offerte in pasto al pubblico senza reticenze. La solidarietà per gli ultimi e una strana crudeltà, specialmente nei confronti degli animali. La fedeltà a un approccio documentario, e al tempo stesso l’istinto insopprimibile a “intervenire” sulla realtà. Il senso di insofferenza per l’autorità e la gerarchia, l’ostilità repressa verso la figura paterna odiata-amata e un infantile, ma comprensibile, bisogno di piacere e catturare l’attenzione. Senza giudicare, ma contestualizzando, dilatando la vita con la forza dell’immaginazione ma senza rinnegarne l’autenticità, il film media tra verità e spettacolo. Un buon bottino.

Buñuel - Nel labirinto delle tartarughe poster locandina

Titolo originale: Buñuel en el laberinto de las tortugas
Regia: Salvador Simó
Paese/anno: Germania, Paesi Bassi, Spagna / 2018
Durata: 80’
Genere: Animazione, Drammatico
Cast: Alba García, Alex Martos, Bosco Cristóbal, Bruno Ferro, Carlota Cuevas, Cyril Corral, Esteban G. Ballesteros, Fermín Núñez, Fernando Ramos, Gabriel Latorre, Héctor Blanco, Javier Balas, Jorge Usón, José María Fernández, Juan Carlos Tirado, Laly Guerrero, Luis Enrique de Tomás, María Pérez, Martina Cuevas, Mateo Cristóbal, Pepa Gracia, Piedad Gallardo, Rachel Lascar, Rubén Aznar, Salvador Simó, Victor Nuñez
Sceneggiatura: Eligio R. Montero, Salvador Simó
Montaggio: José Manuel Jiménez
Musiche: Arturo Cardelús
Produttore: Alex Cervantes, Bruno Felix, Femke Wolting, Javier Espada, Jordi Xifa, Jose Maria Fernandez De Vega, Manuel Cristóbal, Simon Ofenloch
Casa di Produzione: Aragon TV, Canal Extremadura TV, Hampa Studio, Movistar+, Radio Televisión Española (RTVE), Submarine, Sygnatia, TeleMadrid, The Glow, ZDF/Arte
Distribuzione: Draka Distribution

Data di uscita: 05/03/2020

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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