VOLEVO NASCONDERMI

VOLEVO NASCONDERMI
di Giorgio Diritti


Nel raccontare un percorso artistico e umano singolare come quello di Antonio Ligabue, Giorgio Diritti sceglie in Volevo nascondermi la compenetrazione tra la dimensione realistica e quella onirica: il risultato è un'opera a tratti diseguale, ma dal grande magnetismo, con un notevole Elio Germano.

Protesi creative

Rendere in un film di circa due ore una vita come quella del pittore e scultore Antonio Ligabue non è proprio impresa semplice. Il regista Giorgio Diritti, in questo Volevo nascondermi, cerca da un lato il racconto dell’artista, attraverso una sintesi del suo percorso umano e creativo che parta dall’infanzia e arrivi alla notorietà; dall’altro, fa una riflessione quasi metatestuale, andando a sovrapporre uno stile visivo affine alle opere di Ligabue con la dimensione della mera cronaca. Il risultato è un’opera ricca di fascino, che può spiazzare chi non abbia dimestichezza con la materia trattata, ma resta comunque un resoconto interessante, per molti versi magnetico, di uno dei più importanti artisti italiani del Novecento.

Nella prima parte di Volevo nascondermi, il regista opta per la narrazione non cronologica, alternando immagini del protagonista bambino, adolescente e adulto, con un montaggio che vuole metterne in evidenza la natura di outsider, in tutti i contesti da lui attraversati; il tono scelto per questa prima parte è quello di un sostanziale, crudo realismo. Non viene risparmiato niente, in termini visivi, delle terribili umiliazioni a cui viene sottoposto il futuro artista, l’emarginazione subita da bambino tanto dai coetanei quanto dagli adulti, il complesso rapporto con la famiglia d’origine, i primi ricoveri negli istituti psichiatrici: il montaggio procede per assonanze emotive più che per analogie visive, frastornando leggermente lo spettatore ma raggiungendo lo scopo di far penetrare quest’ultimo nel duro mondo del personaggio.

Se il ritmo della prima parte del film, complice l’utilizzo del montaggio non cronologico, è abbastanza serrato – con un alternarsi rapido delle vicende che avrebbero portato il protagonista alla sua vita da recluso nella Bassa, ma ne avrebbero anche “forgiato” il talento artistico – la seconda parte di Volevo nascondermi rallenta volutamente il passo; lo fa dilatando i tempi, e andando a valorizzare al meglio la recitazione del protagonista Elio Germano. Quest’ultimo è un Ligabue magnetico tanto a livello fisico quanto espressivo, che riesce a massimizzare al meglio l’impatto delle scarne linee di dialogo che la sceneggiatura gli dedica. Germano, a suo agio con i ritratti di outsider assurti a notorietà (il paragone con la sua prova ne Il giovane favoloso è inevitabile) riesce a mantenersi in equilibrio nel delineare il ritratto di un artista sui generis, utilizzando il registro grottesco solo in pochi passaggi, fondendo in modo efficace la resa – assai studiata – delle movenze fisiche, a una mimica facciale che il trucco, per fortuna, non compromette.

Può essere vista un po’ come una provocazione, la scelta del titolo Volevo nascondermi, per il ritratto di un personaggio che, una volta raggiunta la notorietà, fa in realtà di tutto per evidenziare il raggiungimento di uno status borghese che non gli sarà mai del tutto proprio; la sceneggiatura mette bene in evidenza la natura di riscatto del percorso artistico dell’uomo, con i suoi tentativi disperati (e se vogliamo anche ingenui) di essere parte di quello stesso mondo che ne aveva fatto un reietto. Il Ligabue interpretato da Germano è un solitario suo malgrado, che riversa le sue inquietudini in opere che restano nient’altro che un prolungamento della sua persona; opere che, come tali, possono essere da lui stesso sfregiate o addirittura distrutte. La creazione artistica, per il personaggio così come viene descritto dal film, è da un lato “protesi” creativa dell’individuo, dall’altro porta di ingresso in quella società dei “normali” che è stata preclusa al personaggio per tutta la prima parte della sua vita.

La seconda parte di Volevo nascondermi gioca spesso con la dimensione onirica, affidandosi a una fotografia dai toni quasi fiabeschi, che in parte va a ricalcare l’impatto visivo dei quadri dell’artista, in parte vuole trasmettere la portata del suo mondo interiore; lo stesso modo in cui vengono riprese le location, dai paesaggi campestri della Bassa a quelli urbani della Capitale, mostra spesso un look quasi fiabesco: quello di un mondo che, per un uomo quale fu Toni Ligabue, restava un territorio in gran parte vergine e da esplorare. Man mano che si avvicina alla conclusione del tragitto, e alla malattia che avrebbe portato l’artista alla morte, Giorgio Diritti alterna sempre più la dimensione realistica con quella onirica, in un andirivieni che potrebbe forse spiazzare una parte del pubblico, ma sicuramente esprime un notevole fascino estetico. Un fascino che in parte deriva dalla forza umana di una figura unica – che il film ricostruisce in tutte le sue contraddizioni – in parte viene reso attraverso una costruzione cinematografica a volte diseguale, leggermente frastornante per chi non abbia dimestichezza con le varie tappe della vita dell’uomo, ma dal magnetismo innegabile.

Volevo nascondermi poster locandina

Titolo originale: Volevo nascondermi
Regia: Giorgio Diritti
Paese/anno: Italia / 2020
Durata: 120’
Genere: Biografico, Drammatico
Cast: Andrea Gherpelli, Benjamin Utzerath, Carmen Gratl, Dagny Gioulami, Daniela Rossi, Denis Campitelli, Duilio Pizzocchi, Elio Germano, Fabrizio Careddu, Filippo Marchi, Francesca Manfredini, Giancarlo Ratti, Gianni Fantoni, Guglielmo Pagnozzi, Kamil Krejcí, Laura Pizzirani, Leonardo Carrozzo, Lorenzo Ansaloni, Mario Perrotta, Matteo Alì, Maurizio Cardillo, Maurizio Pagliari, Oliver Ewy, Orietta Notari, Paola Lavini, Paolo Dallasta, Paolo Rossi, Peter Hottinger, Pietro Traldi
Sceneggiatura: Fredo Valla, Giorgio Diritti, Tania Pedroni
Fotografia: Matteo Cocco
Montaggio: Giorgio Diritti, Paolo Cottignola
Musiche: Marco Biscarini
Produttore: Carlo Degli Esposti, Davide Nardini, Luigi Pinto, Marco Camilli, Nicola Serra
Casa di Produzione: Aranciafilm, Palomar, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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