ULTRAS

ULTRAS
di Francesco Lettieri


Esordio nel lungometraggio di Francesco Lettieri, racconto dall'interno di un mondo – su cui il cinema di tanto in tanto torna a soffermarsi – Ultras è il racconto crepuscolare, e apprezzabilmente privo di retorica, di un capo che vede sgretolarsi il suo mondo. Su Netflix.

Il crepuscolo dell'ultrà

Col suo esordio nella regia di un lungometraggio, dopo un background da regista di videoclip, Francesco Lettieri prende di petto un filone in sé abbastanza codificato, come quello del cinema sul tifo calcistico. L’intuizione del regista italiano, in questo esordio distribuito direttamente su Netflix (l’uscita in sala per tre giorni è stata cancellata a causa del coronavirus) è quella di mescolare il genere col filone crime portato al successo da Gomorra – La serie, cercando di offrire uno sguardo antropologico, da dentro, sulla realtà delle tifoserie violente. L’aver scelto la tifoseria napoletana come oggetto della sua trattazione, e il ricordo del dramma di Ciro Esposito – la madre del tifoso ucciso ha protestato vivacemente contro il film – ha inevitabilmente portato qualche polemica su questa opera prima; ma basta guardare i primi minuti di Ultras per capire che a Lettieri interessano le dinamiche di potere interne al mondo del tifo, lo svisceramento dei rapporti di forza interni a una tifoseria, come elementi astratti dai meri dati di cronaca.

Così, in Ultras vediamo il personaggio di Sandro, cinquantenne capo ultrà del gruppo napoletano degli Apache, che vede il mondo che ha conosciuto sgretolarsi lentamente; lui, insieme agli amici e sodali Barabba e McIntosh, è colpito da un Daspo e quindi non può avvicinarsi allo stadio; il suo gruppo vede al suo interno l’emergere di alcuni giovani aggressivi, decisi a prendersi il potere nella curva, e spregiudicati nel cercare lo scontro con le altre tifoserie e le forze dell’ordine. Tra i più giovani della nuova leva, troviamo il personaggio di Angelo, figlio di una vecchia fiamma di Sandro, a cui l’uomo finisce per fare da padre putativo. La stanchezza per una vita di scontri e scorribande, il sopraggiungere di un’età avanzata, e l’incontro con una donna che non sembra condannare il suo passato, farà in modo che Sandro si distanzi sempre più dai vecchi compagni; ma la faida in atto nel gruppo, e la previsione di una trasferta particolarmente importante, reclameranno al gruppo la guida del vecchio capo.

Dramma elegante ma privo di fronzoli, centrato nel tema che vuole trattare e solido nella regia, Ultras è un prodotto capace di descrivere con pochi tocchi, allargando il suo sguardo quando necessario, le dinamiche e le vicissitudini di quello che viene descritto come un mondo a sé. Nella visione di Lettieri, l’affiliazione agli Apache (gruppo di fantasia) si avvicina “antropologicamente” a quella alla criminalità organizzata: i rituali, i canti, le adunate e le stesse lotte di potere che animano il gruppo, parlano di un clima di esaltazione che comprende tanto la componente dell’amicizia fraterna quanto quella della gerarchia militare. Il lungo, pregevole piano sequenza iniziale, che segue il protagonista mentre si reca al matrimonio di un compagno – in ritardo, e non è un caso – è come una dichiarazione di intenti: la macchina da presa segue da vicino il personaggio interpretato da Aniello Arena, svelando lentamente il paesaggio che lo circonda e i suoi componenti, quella “famiglia” che all’uomo scopriremo presto andare stretta.

Lungi dal prendere parte nello scontro che mette in scena, Ultras è narrato come una sorta di noir crepuscolare, che vede il mondo del calcio sullo sfondo (non a caso, le uniche immagini calcistiche che vediamo sono quelle sui titoli di testa, sulle note di L’estate sta finendo dei Righeira); l’ottica adottata è quella del personaggio di Sandro, condannato a portare l’onere di una leadership senza poter godere più dell’onore (il momento catartico del match); un onore negato e portato invece dalle leve più giovani. Quei giovani che qui appaiono sempre più insofferenti all’autorità dei vecchi capi, e che puntano ora a un “ricambio generazionale” che non potrà che passare per la via dello scontro fisico. La scansione della storia attraverso le giornate del campionato – passando proprio per il “grande assente” del film, ovvero il campo da gioco, con quei muri dello stadio che restano impenetrabili anche per lo spettatore – trasmette una sorta di senso di ineluttabilità: l’intero film è organizzato in un lungo climax, verso quel momento culminante che segnerà, per il protagonista, l’ultima concessione al suo passato.

Poco appariscente nella regia, ma capace di offrire pezzi di tecnica pregevole quando la sceneggiatura lo richiede (il già citato piano sequenza di apertura, la lunga sequenza finale), Ultras è un film che vive delle sue buone interpretazioni – al già citato Aniello Arena, apprezzabile maschera di criminale (non ancora) redento, si aggiunge l’altrettanto efficace Antonia Truppo – e di uno sguardo “da dentro” sul mondo che racconta che si tiene apprezzabilmente lontano dalla retorica. Se in termini di descrizione delle logiche di potere che regolano il mondo della curva, il film paga qualcosa al modello-Gomorra, l’epica resta ben distante dalla trattazione di Lettieri, che sembra invece voler narrare una parabola nella sua fase discendente (quella di un capo criminale alle prese con un mondo che non riconosce più come suo). In questo senso, il regista prende come modello decenni di noir americano, reimpostandone le basi su una dimensione più piccola, e cercando di sostanziare il suo film con lo stesso senso tragico. Il risultato è un lavoro denso, capace di colpire duro quando necessario, rappresentazione di un mondo su cui ogni tanto il cinema sceglie di tornare. Il modo in cui questo è portato sullo schermo non risulterà forse particolarmente innovativo, ma l’urgenza divulgativa è innegabile.

Ultras poster locandina

Titolo originale: Ultras
Regia: Francesco Lettieri
Paese/anno: Italia / 2020
Durata: 108’
Genere: Drammatico
Cast: Angelo Caianiello, Aniello Arena, Antonia Truppo, Ciro Nacca, Daniele Vicorito, Giuseppe Cirillo, Grimaldi Teodoro, Salvatore Pelliccia, Simone Borrelli
Sceneggiatura: Francesco Lettieri, Peppe Fiore
Fotografia: Gianluca Palma
Montaggio: Mauro Rodella
Musiche: Liberato
Produttore: Carlotta Calori, Francesca Cima, Nicola Giuliano
Casa di Produzione: Indigo Film, Mediaset
Distribuzione: Indigo Film, Netflix

Data di uscita: 20/03/2020

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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