IL SILENZIO DELLA CITTÀ BIANCA

IL SILENZIO DELLA CITTÀ BIANCA
di Daniel Calparsoro


Promesse non mantenute per Il silenzio della città bianca di Daniel Calparsoro, disponibile su Netflix. Il killer dei dormienti torna a spaventare con i suoi crimini dal retrogusto biblico dopo vent’anni di assenza. Si tratta di un emulatore o c’è un innocente in carcere? Thriller-horror spagnolo dalle premesse accattivanti che non riesce a sostenere il peso delle sue anime (storia famiglia religione perversione) e che si risolve nella banalità di un intreccio melodrammatico senza scosse, e nella fisicità di sequenze d’azione poco originali.

Nostalgia dell'Eden

Ci sono almeno due film dentro Il silenzio della città bianca, ora su Netflix. Il primo dura venti minuti, il tempo più o meno di fissare le (invitanti) coordinate del mistero. È con fiducioso ottimismo in effetti che ci accostiamo a questo viaggio premio nei recessi più inospitali della psiche umana. Un’esplorazione storicamente situata, echi di un’iconografia religiosa familiare al nocciolo e straniante ai margini. E che per teatro dei suoi orrori sceglie la bellezza gotica e lussureggiante, sottovalutata almeno da chi scrive, della meravigliosa cittadina basca di Vitoria-Gasteiz. Quando si potrà, visitatela.

Il problema è che l’incantesimo dura poco. Il secondo film, che comincia nel momento in cui il primo si conclude, cede sotto il peso della complessa architettura, psicologica e di significato, che tanto sapore aveva dato all’intreccio iniziale. Risolvendo il dilemma alla buona, con un retrogusto di melodramma e il ricorso ossessivo alla fisicità di un cinema di inseguimenti che nel disegno inquieto e soffocante del racconto sembra inserirsi in maniera posticcia. Manca, al regista Daniel Calparsoro, la saldezza necessaria a governare Il silenzio della città bianca nel mare agitato della sua complessità,giostrando l’azione fisica e l’atmosfera, il pubblico e il privato, la storia, la psiche e il giardino dell’Eden. Che, avrete modo di scoprire, ha la sua parte di significato.

Il silenzio della città bianca è l’omonimo adattamento del romanzo best-seller della spagnola Eva García Sáenz de Urturi, storia del cosiddetto killer dei dormienti. Le sue macabre composizioni, personale rilettura della cacciata dal Paradiso Terrestre di Adamo ed Eva. Abbracci di morte, i cadaveri sempre un maschio e una femmina partendo dai bambini e poi risalendo con l’età, di cinque anni in cinque anni. Rimane silente per circa 20 anni e nel fratttempo la polizia ferma il presunto colpevole credendo il peggio alle spalle. Ma quando i delitti riprendono il profiler dal passato tormentato Javier Rey e la detective Belén Rueda, un pò costretti nella rigidità dello stereotipo, prima ipotizzano un emulatore salvo deviare poi verso conclusioni più inquietanti.

Nel disegno mortale del killer il richiamo all’Eden e al peccato originale allude a vicende di sopruso ed esclusione situati sul doppio binario di storia pubblica e memoria intima. Ma Il silenzio della città bianca non ha il tempo e la forza di sostenere la sua anima multiforme e stempera il riferimento culturale religioso, mera tappezzeria, e svilisce il suo potenziale emotivo, pure notevole. Sovraccaricando i protagonisti di scheletri nell’armadio del tutto ridondanti nell’ottica del racconto principale. Disperdendo la forza della sua inquietudine in mille rivoli secondari, addirittura inopportune parentesi sentimentali, che nulla aggiungono nella sostanza e che semmai operano all’inverso. La lunga processione di inseguimenti che ciclicamente arriva a spezzare la cadenza da incubo del film, ogni volta che il racconto e le sue mille sfumature dovrebbero assumersi la responsabilità di spiccare il volo verso il livello successivo e dare conto dei significati appena accennati, esprime con chiarezza il limite di un’operazione che funziona solo al livello delle buone intenzioni. E soccombe nel momento dell’esecuzione.

Il silenzio della città bianca poster locandina

Titolo originale: El silencio de la ciudad blanca
Regia: Daniel Calparsoro
Paese/anno: Spagna / 2019
Durata: 110’
Genere: Giallo, Poliziesco, Thriller
Cast: Alex Brendemühl, Allende Blanco, Arantxa Aranguren, Aura Garrido, Belén Rueda, Íñigo Ciriza, Itziar Aizpuru, Itziar Atienza, Itziar Ituño, Javier Rey, Josean Bengoetxea, Joseba Apaolaza, Joseba Usabiaga, Julen Jiménez, Manolo Solo, Mariano Estudillo, Pedro Casablanc, Ramón Agirre, Ramón Barea, Rubén Ochandiano, Sara Cozar, Sergio Dorado
Sceneggiatura: Alfred Pérez Fargas, Roger Danès
Fotografia: Josu Inchaustegui
Montaggio: Antonio Frutos
Musiche: Fernando Velázquez
Produttore: Joaquín Padró, Mar Targarona, Mercedes Gamero, Mikel Lejarza
Casa di Produzione: Atresmedia Cine, Rodar y Rodar Cine y Televisión, Silencio Ciudad Blanca
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 06/03/2020

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Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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