TORNARE

TORNARE
di Cristina Comencini


Film di chiusura della 14a Festa del Cinema di Roma, il nuovo lavoro di Cristina Comencini suscita emozioni contrastanti: Tornare apre a un cinema sofisticato, evocativo e riflessivo, in cui il tempo scorre simultaneamente avanti e indietro in una circolarità che diventa vortice, alla ricerca di una verità perduta, soltanto in apparenza passata ma più che mai viva e presente.

Cave canem

Cristina Comencini, nota al grande pubblico per Va’ dove ti porta il cuore (1996) e La bestia nel cuore (candidato ai premi Oscar nel 2006 come Miglior film straniero), ci propone un film potente e delicato, con un focus importante sulla violenza di genere, che vede di nuovo come interprete Giovanna Mezzogiorno, protagonista di Tornare nei panni della quarantenne Alice. Ci troviamo davanti a un’opera dai forti connotati simbolici, altamente suggestiva ed espressiva, lontana dai soliti luoghi comuni su un argomento tanto dibattuto quanto spesso strumentalizzato dall’opinione pubblica.

La sceneggiatura e la trama del film vedono una struttura che oscilla tra presente, passato e futuro; non si tratta di semplici flashback, bensì di momenti del “dialogo interiore” continuo e incessante tra le diverse Alice – l’adulta e l’adolescente – alle quali se ne aggiungerà in seguito una terza: l’Alice bambina (Clelia Rossi Marcelli), la più sincera e coraggiosa. Tre Alice che si confrontano e interagiscono reciprocamente – quasi le loro fossero vite separate, epoche storiche differenti – nel tentativo di ricostruire un puzzle familiare doloroso, complesso e misteriosamente oscuro.

Da subito questa patina di opacità, malinconica, dolce e tenebrosa, ci accoglie e ci conduce alle prime immagini del film, con una Alice dagli occhi lucidi, che si specchia alla ricerca della propria identità, incerta, nei vetri dell’auto che la riporta a Napoli sulla soglia degli anni ‘90, a Posillipo, dopo lunghi anni di assenza trascorsi in America. Un gioco di specchi, quello di Tornare, in cui simbolicamente la Mezzogiorno si riflette più e più volte all’interno della casa paterna.

Inizialmente la storia (e la trama) ci appaiono semplici: una donna di successo torna a casa per il funerale di suo padre, dove incontrerà, casualmente (sembra), Mark (Vincenzo Amato, conosciuto per Respiro e Nuovomondo di Emanuele Crialese), l’uomo che più di tutti ha tenuto compagnia a suo padre durante gli ultimi anni di vita. Eppure di semplice non c’è nulla. Lo spettatore sarà chiamato, insieme ad Alice, a risalire a ritroso nei meandri di un passato che torna prepotentemente a galla, evocato dai mobili e dagli oggetti della casa, che sembrano quasi prendere vita, parlare e raccontare. Ad accompagnare la protagonista in questo dialogo con la realtà, contemporaneamente interiore ed esteriore, saranno la spensierata e intelligente Alice adolescente (interpretata da Beatrice Grannò) e Mark, uomo affettuoso e attento, che stranamente sembra sapere tutto della donna, rivelando sempre il meno possibile su se stesso e il suo passato.

Il ritmo del film è inizialmente molto lento, incorniciando lunghi silenzi e forti emozioni, per poi assumere una cadenza sempre più incalzante, fatta di attesa e di suspense crescenti, man mano che la storia inizia ad acquistare senso, e la realtà misteriosa del passato comincia ad avere contorni sempre più definiti e precisi. Ma non si tratta di un semplice scavo introspettivo dal sapore psicanalitico: tutt’altro.

La Mezzogiorno interpreta in Tornare una donna che, suo malgrado, si ritrova letteralmente a “investigare” sul proprio passato, legato a un evento scatenante del lontano 1967, rimosso e accantonato per lunghissimi anni. Non solo la casa paterna, ma ogni luogo dell’infanzia e dell’adolescenza, con lo sfondo del bellissimo mare di Napoli, le riporta alla memoria i dolori e le domande di allora, insieme alle immagini della madre, probabilmente vittima del padre autoritario, ufficiale della marina e ossessionato dalla gelosia. Nulla viene detto esplicitamente, tutto è nascosto sotto il velo di una quotidianità che appare normale e stantia, financo a sembrare noiosa, eppure cela profondi dolori e segreti, solo in parte rammentati.

Una nota di merito va alla colonna sonora, che ci porta a indagare con Alice, sviluppando di volta in volta i toni delle emozioni e delle scoperte, facendosi a tratti lenta e delicata, dolce e malinconica, a tratti turbolenta e incalzante, assumendo un ritmo più veloce e toni incredibilmente bassi. Come già detto, il piano simbolico emerge chiaramente, immortalato ulteriormente da una buona fotografia, che rende omaggio agli stupendi paesaggi partenopei, e che, attraverso i primi piani nella casa dei genitori, attribuisce all’abitazione una vita a sé, come se la splendida villa ci raccontasse la propria storia di testimone silenziosa e imparziale dei fatti.

Cristina Comencini ci fa vivere un viaggio di scoperta – al contempo introspettivo e investigativo – che si rivela pericoloso, assumendo tinte vagamente noir: Tornare è indagine su di sé e la propria famiglia che si schiude simbolicamente, anche qui, lasciando che siano le emozioni e le immagini a parlare, senza mostrare o dimostrare troppo, ma indicando e alludendo. Su tutto, alla fine, troneggia la scritta del mosaico sul pavimento della casa paterna: Cave canem.

Potremmo dire che questo film ben chiude una Festa del cinema di Roma in cui le tematiche della guerra (Tantas almas, 438 Days, 1982, Drowning, Military Wives) si sono alternate a quelle della critica alla famiglia borghese (Fête de Famille, The Farewell, Honey Boy, Your Mum and Dad, Waves), talora sovrapponendosi. Anche nel caso di Tornare, il modello della “famiglia borghese” è rappresentato dall’ambiente militare, sempre presente sullo sfondo: non è solo la guerra a interrogarci da sempre con la sua violenza, spesso irrazionale, ma anche la famiglia, che da luogo privilegiato di affetto, può tramutarsi nel terreno di conflitto più doloroso e violento, coperto da un’apparente normalità che ne maschera la conflittualità.

Titolo originale: Tornare
Regia: Cristina Comencini
Paese/anno: Italia / 2019
Durata: 107’
Genere: Drammatico, Thriller
Cast: Antonio Acampora, Astrid Meloni, Barbara Ronchi, Beatrice Grannò, Carla Carfagna, Clelia Rossi Marcelli, Giovanna Mezzogiorno, Lynn Swanson, Marco Valerio Montesano, Tim Ahern, Trevor White, Vincenzo Amato
Sceneggiatura: Cristina Comencini, Giulia Calenda, Ilaria Macchia
Fotografia: Daria D'Antonio
Montaggio: Patrizio Marone
Musiche: Gabriele Coen, Mario Rivera
Produttore: Lionello Cerri
Casa di Produzione: Lumière & Co., Rai Cinema
Distribuzione: Vision Distribution

Sara Gallaccio

Appassionata di filosofia con un’attenzione particolare rivolta alla storia delle religioni, all’antropologia e alla diverse forme d’arte, si è specializzata in pratiche filosofiche nel 2018, presso la SUCF di Roma. Come giornalista si occupa di cultura, cinema, politica e attualità.

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