I MISERABILI

I MISERABILI
di Ladj Ly


Premio della Giuria a Cannes, candidato dalla Francia per gli Academy Awards, I miserabili sceglie il richiamo a Victor Hugo per rappresentare la contemporaneità di una banlieue parigina. L’esordiente Ladj Ly si immerge in una realtà magmatica, in cui ruoli e schieramenti presto si confonderanno. Visibile online sulla piattaforma MioCinema.it.

Guardie, ladri e osservatori

Vive di riferimenti alti, I miserabili, di un titolo che lo ricollega direttamente al capolavoro di Victor Hugo (col quale condivide il setting spaziale del quartiere parigino di Montfermeil) ma anche di un humus calato più che mai nella contemporaneità. La partenza della storia è nel segno del più classico dei riti collettivi, la vittoria della Francia ai Mondiali del 2018; una festa in cui da subito si rinvengono le spinte anarcoidi che decenni di trascuratezza delle banlieue hanno generato. Proprio in questo contesto, è chiamato a “farsi le ossa” Stephane, neo agente che affianca i più stagionati colleghi Chris e Gwada. Sarà proprio durante un arresto per un banale furto che Gwada compirà un gesto tanto sciocco quanto irreparabile. Un gesto che il drone di un ragazzino che vive nei paraggi ha ripreso dall’alto, e che ora rischia di mettere nei guai l’intero corpo di polizia.

Ha un passo nervoso e precipita subito lo spettatore nell’azione, il film di Ladj Ly (che, per questo esordio nel lungometraggio, ha adattato un suo vecchio corto), offrendo pochi ed essenziali punti di riferimento. Il ritratto antropologico di un pluridecennale degrado viene espresso come sfondo, tra un furto e un inseguimento, alla ricerca di quello sguardo d’insieme che dia ragione di un contesto sociale frammentato, in cui la polizia non è che uno dei tanti attori in gioco. I ritmi dilatati del polar classico non abitano qui, e non potrebbero d’altronde mai dar conto di un microcosmo formatosi per caso ed estremamente fluido nella sua composizione sociale; un campo di battaglia in cui è importante, per prima cosa, mantenere la propria posizione e – perché no – i propri alleati.

Non c’è tempo di rifiatare, in un film come I miserabili, perché il mood è quello del cinema d’impegno di qualche decennio fa (viene in mente il primo Kassovitz) ma il tutto corre alla velocità dell’informazione digitale, e la ripresa aerea di un drone può rapidamente segnare (o ribaltare) le sorti di un’intera comunità. Non molla i suoi tre personaggi principali, Ladj Ly, immortalandoli in carrellate a seguire quasi carpenteriane, riprese però, per la grande maggioranza, alla luce del sole. La prevalente ambientazione diurna de I miserabili vuole probabilmente rimarcare il carattere quotidiano di ciò che vediamo rappresentato sullo schermo; scaramucce tra guardie e ladri (nonché tra guardie e guardie, e tra ladri e ladri) che però stavolta sono state catturate da un occhio esterno. Un “occhio” che, sorvolando il quartiere nei primi minuti del film, sembra quasi agognare a un’impossibile fuga.

Il tutto è filtrato dallo sguardo spaesato, incapace di aderire del tutto alla parte che il copione (quello della vita) gli ha dato, del protagonista col volto di Damien Bonnard; un soldato mandato a combattere una guerra che beffardamente inizia all’indomani del rito nazionale per eccellenza (la finale dei Mondiali di calcio). Una guerra in cui ormai gli schieramenti non sono neanche più così chiari, né tantomeno necessitano di esserlo. Il regista restituisce ne I miserabili il furore del confronto con piglio sicuro, a sua volta sporco nell’aggredire volti e ambienti, claustrofobico nel rendere quello che è un carcere a cielo aperto. E lo fa soffermandosi solo quel tanto che basta sul privato dei singoli personaggi, sacrificato alla “definizione” dell’azione: quasi che siano le nostre scelte a definirci, di fronte allo sguardo di una macchina da presa (o a quello ancora più “onnisciente” di un drone). Scelte che tuttavia, quali che siano – come anche l’intelligente finale sottolinea – tolgono inevitabilmente all’individuo un po’ della propria umanità.

I miserabili (2019) poster locandina

Titolo originale: Les Misérables
Regia: Ladj Ly
Paese/anno: Francia / 2019
Durata: 102’
Genere: Drammatico
Cast: Abdelkader Hoggui, Al-Hassan Ly, Alexis Manenti, Almamy Kanouté, Damien Bonnard, Diego Lopez, Djebril Zonga, Issa Perica, Jaihson Lopez, Jeanne Balibar, Lucas Omiri, Luciano Lopez, Nizar Ben Fatma, Omar Soumare, Raymond Lopez, Rocco Lopez, Sana Joachaim, Steve Cauret, Steve Tientcheu, Zordon Cauret
Sceneggiatura: Alexis Manenti, Giordano Gederlini, Ladj Ly
Fotografia: Julien Poupard
Montaggio: Flora Volpelière
Produttore: Alice Girard, Benoît Quainon, Christophe Barral, Ladj Ly, Michel Merkt, Sylvie Pialat, Toufik Ayadi
Casa di Produzione: Arte-Cofinova 15, Canal+, Ciné+, Cinéfeel 4, Cinémage 12 Développement, Cinéventure 4, Cinéventure Développement 3, Le Pacte, Lyly Films, Rectangle Productions, Srab Films, Wild Bunch
Distribuzione: Lucky Red

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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