DOPPIA PELLE

DOPPIA PELLE
di Quentin Dupieux


Arriva direttamente in streaming, su Sky Primafila Premiere e MioCinema, il francese Doppia Pelle. Storia d’amore dagli esiti imprevedibili fra un uomo e la sua giacca di pelle di daino con una bella coppia di protagonisti, Jean Dujardin e Adèle Haenel. Per la regia di Quentin Dupieux, una comedy horror che gioca con l’umorismo e la pura assurdità per parlarci di identità, ossessione e follia. E del bisogno di “sentirsi” esistere.

100% daino

Il cinema di Quentin Dupieux ha questa forza curiosa. Deforma la vita piegandola ai bisogni del suo (nero) umorismo, un’inquietudine venata di commedia che immerge il mondo in un bagno di non-senso. Oltre la maschera grottesca della realtà distorta, la morale della favola ha comunque a che fare con l’uomo e i suoi sentimenti. Doppia pelle, nella brevità estrema dei suoi 77 minuti, è una commedia horror che progredisce impietosa un’assurdità dietro l’altra. Radiografia di una psiche disfatta nel tentativo di assecondare i propositi maniacali di una giacca di pelle di daino. Perché pare sia questo l’unico modo per convincersi di esistere.

E che giacca, e che daino. Doppia pelle, presentato alla Quinzaine des Relisateurs allo scorso Festival di Cannes (2019), è la storia di Georges. Un Jean Dujardin un po’ appesantito, del cui passato poco si sa. Fresco di separazione, esilio auto-imposto nella solitudine di un anonimo paesino di montagna, immola i suoi risparmi per acquistare il già citato pezzo vintage che lo seduce con promesse di successo, carisma e look assassino. Videocamera a portata di mano, il suo film nel film è la folle e narcisista celebrazione dell’amoroso connubio con l’indumento con il quale, tra l’altro, arriverà addirittura a instaurare un acceso botta e risposta. Le conseguenze, imprevedibili.

È nel volto silenzioso del protagonista, che si specchia nel finestrino della macchina nella speranza che il riflesso testimoni della propria esistenza al di là di ogni ragionevole dubbio, che sta il cuore di Doppia pelle. La morbidezza e le frange svolazzanti di una giacca di daino fanno da scudo plastico ed emotivo alla fragilità di un uomo in cerca di rassicurazioni, visibilità, riconoscimento. Tutto questo lo capisce, e lo fa pure presente al protagonista, la giovane Denise. Cameriera dalla generosità innata e con velleità da montatrice, interpretata da Adèle Haenel; addirittura ha rimontato in ordine cronologico Pulp Fiction e il risultato è ovviamente una schifezza. Sorregge Georges spiritualmente e finanziariamente nel suo squinternato progetto, assecondando entusiasta la sua bizzarra idea di cinema. Non lo abbandona nemmeno quando la situazione degenera.

La foga totalizzante dell’amore tra l’uomo e il blouson di pelle, in effetti, raggiunge vette di maniacalità insospettate. Il dialogo fra Georges e l’indumento si consuma nel sogno parossistico di un’unione eccezionale: l’unico uomo, l’unica giacca al mondo. Non sono da escludere drastiche soluzioni per centrare l’obiettivo. È a metà circa del percorso che un gusto di perversa inquietudine contamina Doppia pelle, a integrarne il fondo umoristico e stralunato. E nella logica assolutamente illogica (perdonate il gioco di parole) del racconto, ha tutto senso.

Non c’è risata, orrore o incongruenza di Doppia pelle che non sia sottoposta al timbro vigile e scrutatore di una videocamera. L’immagine testimonia, determina e giustifica l’ossessione e il bisogno di visibilità con il suo narcisismo e la sua forza magnetica. Tutti soccombono, e anche quando il gioco si conclude bisogna trovare il modo di andare avanti. Perché il cinema non si ferma. E impone una nuova follia. La regia di Quentin Dupieux serve implacabile il carattere surreale del film nell’accumulo di eccentriche sfumature. Senza cercare giustificazioni, o scadere nell’eccesso di concessioni didascaliche. Impassibile e disinvolta, ed è questa granitica convinzione nella potenza e nella verità dell’assurdo che fornisce al film buona parte della sua forza inquietante e sovversiva. Dujardin e Haenel lavorano di chimica e funzionano. L’umorismo scanzonato dell’uno e la natura fiera e laconica dell’altra trovano nella sostanza anomala del film la possibilità di essere contemporaneamente sé stessi, e sufficientemente liberi di misurare le possibilità del proprio talento.

Doppia pelle poster locandina

Titolo originale: Le daim
Regia: Quentin Dupieux
Paese/anno: Francia / 2019
Durata: 77’
Genere: Commedia
Cast: Adèle Haenel, Albert Delpy, Ayouba Ali, Bruno Mary, Caroline Piette, Coralie Russier, David Sztanke, Franck Lebreton, Géraldine Schitter, Jean Dujardin, Jérôme Menard, Julia Faure, Laurent Nicolas, Marie Bunel, Maryne Cayon, Maxim Driesen, Panayotis Pascot, Pierre Gommé, Rio Vega, Simon Thomas, Stéphane Jobert, Thomas Blanchard, Tom Hudson, Youssef Hajdi
Sceneggiatura: Quentin Dupieux
Fotografia: Quentin Dupieux
Montaggio: Quentin Dupieux
Musiche: Janko Nilovic
Produttore: Adrian Politowski, Cédric Iland, Consuelo Frauenfelder, Dimitri Stephanides, Gregory Chambet, Jamal Zeinal Zade, Mathieu Verhaeghe, Nadia Khamlichi, Olivier Père, Serge de Poucques, Sylvain Goldberg, Thomas Verhaeghe
Casa di Produzione: ARTE, Arte France Cinéma, Atelier de Production, Canal+, Centre National du Cinéma et de L'image Animée (CNC), Cinémage 13, Garidi Films, Nexus Factory, OCS, uFund, Umedia
Distribuzione: Europictures

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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