CHANGFENG TOWN

CHANGFENG TOWN
di Wang Jing


Presentato al Far East Film Festival, Changfeng Town, per la regia di Wang Jing. La vita in una piccola comunità in cui tutti si conoscono. Malinconia del passato, amore, voglia di fuggire e il cinema, queste le sue coordinate. Ritratto corale e racconto di formazione in cinque capitoli, delicato a monte e (volutamente) più crudo a valle.

Piccola città

È chiaro che per Wang Jing, che il film signore e signori l’ha scritto, girato e anche montato, la nostalgia gioca un ruolo importante. La luce malinconica e affettuosa che bagna il passato recente ma di difficile identificazione di Changfeng Town, in concorso al Far East Film Festival 2020, vale come una dichiarazione d’intenti. La vita come collezione di frammenti di tempo, alcuni dolci altri più crudeli, che più o meno significano qualcosa, in continua e inevitabile trasformazione. Accettare questa precarietà, il senso effimero dell’esistenza e il disvelamento delle illusioni, fa parte del gioco. Sta a noi farci i conti.

Changfeng Town ha qualcosa dell’equilibrio (paradossale ma non troppo) fra poesia e realismo che è la base del cinema di Francois Truffaut (citato esplicitamente). Il gusto per il bozzetto, l’affresco corale, la reinvenzione magica del passato che fa molto Fellini (citato esplicitamente). Il giusto tributo alle ragioni di ciascuno, come insegnava Renoir. L’amore sognato, perduto, desiderato ma sempre e comunque fuori campo; come da tradizione della bottega Wong Kar-wai. Il bar-saloon cui manca solo John Wayne. Il cinema è l’incantesimo di cui l’autrice si serve per rievocare la malìa del tempo perduto, e la zattera cui si aggrappano i protagonisti/naufraghi del film per sostenere le proprie illusioni d’amore, i sogni di fuga ed esotismo. Per dare un senso alle cose e ai sentimenti.

Il tempo, l’abbiamo già detto, è un passato non troppo lontano ma sprovvisto di riferimenti precisi. Un passato democratico che al suo interno racchiude tutti i passati e che quindi a tutti appartiene, indistintamente. Il modello del racconto è l’antologia di ricordi, scorci di vita quotidiana per una comunità in cui è di prassi che tutti conoscano tutti. E Changfeng Town, con ammirevole dedizione, si preoccupa di regalare a ciascuno i tassativi quindici minuti di celebrità.

Ognuno combatte la sua battaglia. C’è il ribelle Testarossa che si innamora della cassiera del cinema a cui piace però il giornalista con ambizioni da poeta che a un certo punto se ne va. La madre di Testarossa ha una tresca col dentista che si ricicla gelataio(!), le pettegole sparlano. Il barista scruta ma non giudica, il tuttofare col camioncino blu si prende cura della ragazza muta. I ragazzini, su tutti Rogna e il suo migliore amico Quattrocchi, danno sfogo all’innocenza e alle piccole cattiverie tipiche di un’età in cui tutto sembra acquistare un significato di meraviglioso mistero. Fino al giorno in cui le cose smettono di essere come sono, e gli occhi con cui si guarda il mondo cambiano. Sullo sfondo, la grande città. Sempre evocata, mai filmata, la promessa di un’evasione dai limiti della vita quotidiana. Sul serio?

Molte voci per una sola canzone, ma è comunque chiaro come la macchina da presa allinei il proprio sguardo a quello dei suoi protagonisti più giovani. Crescere non è un mestiere per ragazzini. Wang Jing gestisce con fluidità, anche se l’impressione è che si trattenga un po’ in entrambi i casi, l’evoluzione del racconto dai toni teneri e fiabeschi della prima metà al sentimento più crudo e dimesso della seconda parte. Perché in fondo è di questo che parla Changfeng Town. Di quel particolare momento nella vita di ogni giovane uomo o donna in cui la vita comincia a mostrarsi per quello che è, in cui le illusioni cambiano d’abito. Arriva un momento in cui non è più possibile ascoltare il suono dei fiori che sbocciano, racconta il film. O magari è possibile farlo anche dopo, ma è più difficile e bisogna volerlo. La partita è aperta.

Changfeng Town poster locandina

Titolo originale: Changfeng Town
Regia: Wang Jing
Paese/anno: Cina, Singapore / 2019
Durata: 125’
Genere: Drammatico
Cast: Chen Gang, Chen Han
Sceneggiatura: Wang Jing
Casa di Produzione: Wormwood Films

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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