CHASING DREAM

CHASING DREAM
di Johnnie To


Dopo tre anni di silenzio, Johnnie To torna alla regia con Chasing Dream, mix tra commedia sentimentale, musical e dramma sportivo; la confezione è impeccabile ma la sceneggiatura è eccessivamente spezzettata, e l’emozione latita per gran parte del film. Presentato al Far East Film Festival 2020.

Sogni sfuggenti

Dopo tre anni di lontananza dai set (un’eternità, se si considerano i ritmi a cui il regista hongkonghese era abituato a lavorare) Johnnie To torna al suo pubblico con questo Chasing Dream. Lo fa recuperando il vecchio sodalizio col co-fondatore della Milkyway Wai Ka-Fai (qui co-sceneggiatore) e scegliendo un genere – la commedia romantica – in cui si era già misurato molte altre volte. A dire il vero, Chasing Dream è qualcosa di più di una commedia sentimentale; si tratta piuttosto di un ibrido – uno di quegli ibridi a cui il regista ci aveva già abituati in passato – la cui natura meticcia vale da sola una visione. C’è infatti un po’ di musical, nel nuovo film di To, genere da lui già frequentato in Office 3D (2015); e c’è poi il genere sportivo, con annesse citazioni, a uso e consumo del pubblico, della saga di Rocky.

Il plot di Chasing Dream si incentra su Tiger, lottatore di MMA, e su Cuckoo, velina col compito di incoraggiare i lottatori a bordo campo, indebitata fino al collo proprio col manager di Tiger. L’uomo è stanco di combattere e rischia gravi problemi di salute se persevera a stare sul ring, mentre la ragazza balla nei locali di lap dance per cercare di ripagare i suoi debiti. Il sogno di Cukoo è tuttavia quello di diventare una ballerina e cantante: per far questo, la ragazza decide di partecipare al talent show Perfect Diva. Tra i giudici di quest’ultimo c’è Qu Fengfeng, l’uomo che secondo la ragazza le avrebbe rubato le canzoni spacciandole per proprie. Quando Tiger accetta di accompagnare Cuckoo al provino locale per il talent, tra i due inizia a nascere un’amicizia che presto sfocia in un sentimento più profondo.

È un film dall’ottima confezione, Chasing Dream, chiaramente pensato per il grande pubblico mainland, a cui però non mancano alcune delle intuizioni che hanno reso famoso To nel corso degli anni. Il tema della dualità tradizione/ribellione, della dialettica tra la fedeltà alle proprie radici e la volontà di affermazione personale, è del tutto evidente in entrambi i protagonisti principali: quello di Tiger, ex pugile che ha abbandonato gli insegnamenti del suo maestro per darsi alle più “volgari” MMA; ma anche quello di Cuckoo, che aveva abbandonato il ristorante di sua zia, posto in un piccolo centro rurale, per perseguire i suoi sogni nella grande metropoli. Entrambi i personaggi, seguiti a tratti insieme, a tratti separatamente dalla sceneggiatura, dovranno subire un percorso di ritorno/redenzione per poter perseguire la propria strada riconciliandosi coi rispettivi insegnamenti del passato.

C’è tanta carne al fuoco, in Chasing Dream, forse troppa, di una consistenza che non sempre To riesce a gestire al meglio; c’è una (limitata) componente musical – con tanto di citazione dell’occidentale La La Land – che tuttavia resta sospesa, abbastanza slegata dal resto della trama; c’è il genere sportivo/pugilistico in cui viene citata esplicitamente la saga di Rocky; c’è la componente melò e quella romantica, che tuttavia restano piuttosto involute e vengono esplicitate con decisione solo nei minuti finali. È proprio questo difficoltoso amalgama di registri il limite principale del nuovo lavoro di To, dalla confezione impeccabile (merito anche della co-produzione mainland) ma dall’andamento incerto, anche a causa di una sceneggiatura che procede in modo episodico, a volte rallentando il ritmo, a volte – come in tutta la fase finale – accelerandolo indebitamente.

To sembra guardare verso uno dei suoi capolavori di due decenni fa (il dramma Throw Down) per replicare il percorso del suo protagonista in quello di Tiger; ma la qualità della scrittura è troppo diversa, tra i due film, e gli unici momenti in cui il film offre un coinvolgimento emotivo analogo a quello del film del 2004 sono quelli finali, in cui il ring e il palcoscenico in cui i due protagonisti offrono le rispettive prove sono mostrati in un intelligente montaggio alternato. Qui, la componente melò si fa sentire in modo più deciso, e il trasporto dello spettatore (un po’ trattenuto per tutto il resto del film) è certamente più forte. I due protagonisti Jacky Heung (figlio del capo di China Star Entertainment Charles Heung) e Keru Wang offrono due discrete prove, con una preferenza per la seconda, dalle ottime doti danzanti e canore; resta tuttavia, nel film, quella sensazione di spezzettamento e di scarso amalgama dei vari registri narrativi, che impedisce di porre Chasing Dream tra i lavori più riusciti di To.

Chasing Dream poster locandina

Titolo originale: Chihuo Quan Wang
Regia: Johnnie To
Paese/anno: Cina, Hong Kong / 2019
Durata: 118’
Genere: Drammatico
Cast: Jacky Heung, Keru Wang, Liviu Covalschi, Yu Wenwen
Sceneggiatura: Chan Siu-hei, Ryker Chan, Tin Shu Mak, Wai Ka-Fai
Produttore: Johnnie To
Casa di Produzione: Milkyway Image

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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