THE HOUSE OF US

THE HOUSE OF US
di Yoon Ga-Eun


Rassicuranti colori pastello insieme a caldi pomeriggi d’estate, un forte lirismo di fondo, la storia di un’amicizia incredibilmente forte e – soprattutto – il doloroso passaggio dall’età infantile a quella adulta (a cui, di fatto, non ci sentiamo mai realmente pronti) sono il leit motiv del presente The House of Us, della regista Yoon Ga-eun. Il tutto per un piccolo e prezioso lungometraggio, tenero e nostalgico, ma anche, al contempo, estremamente doloroso. Al Far East Film Festival 2020.

L'estate più importante di tutte

Può una singola frase – magari anche in chiusura – rovinare un intero lungometraggio? Sì e no. Perché, di fatto, ogni qualvolta ci capiti di visionare un lavoro di tutto rispetto, siamo immediatamente portati ad aspettarci un finale altrettanto potente. Ma quando quest’ultimo – ahimé – presenta uno spiegone eccessivamente ridondante e inappropriato, ecco che il senso di frustrazione che ne scaturisce sta quasi a rovinarci l’intera visione. Eppure, tutto sommato, sarebbe ingiusto giudicare un lungometraggio come The House of Us – diretto dalla giovane cineasta coreana Ga-eun Yoon nel 2019 e presentato in anteprima italiana al Far East Film Festival 2020, nella sua speciale edizione online – esclusivamente dal suo (significativo e ridondante allo stesso tempo) finale.

Già, perché, di fatto, questo tenero coming-of-age giunto a noi direttamente dalla Corea del Sud presenta, in realtà, molte più interessanti intuizioni di quanto si possa immaginare. Oltre a essere assai più complesso e stratificato di quanto possiamo credere.

La storia messa in scena, dunque, è quella di Hana, una ragazzina di dodici anni che farebbe di tutto affinché i suoi genitori smettessero di litigare in continuazione e tornassero a essere felici come ai vecchi tempi. Appassionata di cucina e, generalmente, piuttosto solitaria, Hana troverà la sua compagnia ideale in due sorelline che abitano vicino casa sua e che sono alle prese con un altro problema: entrambe stanno per trasferirsi nuovamente a causa del lavoro dei loro genitori. Perché, dunque, non tentare il tutto per tutto, al fine di impedire che il mondo degli adulti rovini, in un modo o nell’altro, la loro serenità, i loro sogni, la spensieratezza della loro infanzia?

Rassicuranti colori pastello insieme a caldi pomeriggi d’estate, un forte lirismo di fondo, la storia di un’amicizia incredibilmente forte e – soprattutto – il doloroso passaggio dall’età infantile a quella adulta (a cui, di fatto, non ci sentiamo mai realmente pronti) sono il leit motiv del presente The House of Us.

I numerosi e fantasiosi tentativi di Hana di far rimettere insieme i suoi genitori e di ostacolare la vendita della casa delle sue amiche stanno proprio a indicare questa forte nostalgia dei tempi che furono, oltre, ovviamente, a un enorme affetto per tutti coloro che la circondano. Affetto che, in The House of Us, spesso e volentieri viene rappresentato anche attraverso la preparazione del cibo. Un aspetto, questo, solitamente molto presente all’interno della cinematografia orientale, ma che, in questo tenero lavoro di Ga-eun Yoon, assume immediatamente una spiccata rilevanza. Bisogna mangiare bene per avere le energie necessarie ad affrontare le insidie di ogni giorno. Bisogna mangiare bene al fine di avere una mente riposata e lucida. Bisogna mangiare bene al fine di potersi preparare al meglio anche al più insidioso dei viaggi.

Tenero e nostalgico, ma anche, contemporaneamente, estremamente doloroso, questo piccolo e prezioso The House of Us vede il suo apice nel momento in cui le tre amiche partono, all’insaputa delle loro famiglie, per una sorta di viaggio alla volta della spiaggia dove lavorano i genitori delle due sorelline. Ed ecco che, immediatamente, ci torna alla mente il grande François Truffaut, nel momento in cui vediamo le tre ora correre, ora giocare, ora anche piangere e litigare in riva al mare. Momenti preziosi che accompagnano cambiamenti dolorosi, ma che, proprio per la loro fugacità, ci sembrano ancora più importanti.

E con queste basi, sembra alquanto doveroso chiudere un occhio su una singola frase in chiusura del lungometraggio. The House of Us, di fatto, è stato in grado di regalarci molto. E lo ha fatto toccando le corde dell’intimo di ognuno di noi, con tutti i nostri ricordi d’infanzia, le nostre gioie, i nostri traumi, spesso mai realmente superati.

The House of Us poster locandina

Titolo originale: Woorijb
Regia: Yoon Ga-Eun
Paese/anno: Corea del Sud / 2019
Durata: 92’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Ahn Ji-Ho, Choi Jung-In, Choi Soo-In, Hwang Eun-Hoo, Jang Hye-jin, Jeon Suk-Chan, Joo Ye-Rim, Jung Eun-Kyung, Jung Soo-Ji, Kim Joon-Bum, Kim Na-Yeon, Kim Shi-A, Kim Soo-Yeon, Lee Joo-Won, Lee Seo-Yeon, Seol Hye-In, Shin Yun-Ju
Sceneggiatura: Yoon Ga-Eun
Produttore: Kim Se-Hoon

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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