THE WHITE STORM 2: DRUG LORDS

THE WHITE STORM 2: DRUG LORDS
di Herman Yau


Presentato in anteprima al Far East Film Festival 2020, esempio di quel filone action urbano che ha sempre caratterizzato parte importante del cinema di Hong Kong, The White Storm 2: Drug Lords gode di una confezione impeccabile, di una regia solida da parte di Herman Yau, ma sconta una sostanziale freddezza nel modo in cui è raccontato e messo in scena.

Una tempesta imperfetta

Sequel solo “tematico” del precedente The White Storm, vetrina per le sue star Andy Lau e Louis Koo, The White Storm 2: Drug Lords sta a rappresentare il filone del più classico action urbano di Hong Kong in questa nuova edizione del Far East Film Festival. Tutto il film di Herman Yau, in effetti, con la sua articolata trama di vendetta, fedeltà e tradimenti è all’insegna di una classicità proveniente direttamente dal ventennio d’oro del cinema cantonese (gli anni ‘80 e ‘90), sia in quanto a tematiche che a modalità di messa in scena. Il pubblico, tanto quello di Hong Kong, che quello di Taiwan e della Cina mainland, ha voluto premiare il film di Yau con ottimi incassi, segno che il filone che rappresenta non smette di esercitare la sua presa sugli spettatori.

Il plot di The White Storm 2: Drug Lords parte da un flashback del 2004, in cui vediamo la punizione col taglio delle dita e l’espulsione dalla Triade del personaggio di Jizo, interpretato da Louis Koo, colpevole di aver trafficato in droga. Il fratello giurato di Jizo che ha dovuto eseguire la sentenza, Yu (col volto di Andy Lau) decide allora di lasciare l’organizzazione criminale. Quindici anni dopo, Jizo è un temuto boss del narcotraffico di Hong Kong, mentre Yu è un uomo d’affari di successo e filantropo, che ha tagliato tutti i ponti con le Triadi. La scoperta di un segreto nel passato di Yu, e un tragico evento che lo coinvolge direttamente, fanno in modo che l’uomo decida di muovere una guerra senza quartiere al traffico di droga; una guerra che coglie di sorpresa anche la polizia. I destini di Jizo e Yu saranno così destinati a incontrarsi di nuovo.

Ha apparentemente tutti gli elementi al posto giusto, The White Storm 2: Drug Lords, a partire da una trama che parla di vendetta, fedeltà e codici d’onore violati, con una regia solida che evita di premere il pedale sull’azione pirotecnica (comunque presente) attenendosi a un relativo realismo. Tuttavia il film di Herman Yau – impeccabile nella confezione – non si libera mai dalla sensazione di deja vu che lo pervade, dall’impressione di una rimasticazione di temi e topoi senza l’apporto di elementi davvero personali. Il problema principale del film di Yau sta probabilmente in una scrittura non impeccabile, che fa segnare qualche passaggio decisamente poco credibile (il subplot ambientato nelle Filippine) ma soprattutto non approfondisce il tema dell’amicizia tradita tra protagonista e antagonista, presentando anzi due personaggi piuttosto superficiali.

Se si pensa a cosa è stato capace di fare nei decenni passati il cinema di Hong Kong, con sceneggiature magari non perfette ma capaci di esaltare il portato melodrammatico di scontri fratricidi e crisi d’identità, si resta un po’ con l’amaro in bocca a rilevare la perfetta confezione di The White Storm 2: Drug Lords, ma anche la sua sostanziale freddezza. Quello interpretato da Louis Koo è un villain monodimensionale, mentre lo stesso Andy Lau cerca di fare quello che può con un personaggio la cui evoluzione risulta eccessivamente meccanica e stereotipata. Le nuances che hanno sempre caratterizzato il miglior noir di Hong Kong non sembrano abitare qui, con una sceneggiatura caratterizzata forse da eccessiva linearità.

Il successo di pubblico del film premia una regia dinamica e una gestione sicura delle sequenze d’azione, oltre alla presenza di due star del calibro di Lau e Koo nei ruoli principali: The White Storm 2: Drug Lords è un prodotto realizzato con mestiere, ma incapace di incidere davvero nella materia che tratta, con una componente melò solo potenziale, che non viene mai realmente portata in primo piano. Se si pensa alla capacità che in passato ha avuto il cinema di Hong Kong (di cui lo stesso Herman Yau è esponente di rilievo) di raccontare storie sghembe quanto “piene”, improbabili nelle premesse quanto sorprendentemente credibili una volta che vi si penetrava, l’impressione trasmessa dal film di Herman Yau è quella di una pura macchina d’azione senz’anima. Bella a vedersi, quanto sostanzialmente fredda.

The White Storm 2: Drug Lords poster locandina

Titolo originale: So duk 2: Tin dei duei kuet
Regia: Herman Yau
Paese/anno: Cina, Hong Kong / 2019
Durata: 99’
Genere: Azione, Poliziesco, Thriller
Cast: Andy Lau, Ben Yuen, Carlos Chan, Cherrie Ying, Cheung Chun-Kit, Cheung Kwok Keung, Chrissie Chau, Elena Kong, Jin Au-Yeung, Jun Kung, Kent Cheng, Kong Lau, Lam Ka Tung, Lam Kar Yan, Louis Koo, Michelle Wai, Miu Kiu Wai, Pancy Pui-Sze Chan, Sam Lee, Tam Siu-Wan
Sceneggiatura: Eric Lee, Erica Li, Herman Yau
Fotografia: Chan Kwong-Hung
Montaggio: Chung Wai-Chiu
Musiche: Mak Chun Hung
Produttore: Alvin Lam, Andy Lau, Chan Wai-Keung, Esther Koo, Huang Junqi, Shirley Yeung
Casa di Produzione: Beijing Herui FIlm Culture, Beijing Jinyi Jiayi Film Distribution, Beijing Jinyi Media, Dadi Century, Focus Film, Focus Films, Guangzhou Ying Ming Media Co., Royal Charter Movies & TV, Sil-Metropole Organisation, Sublime Film & Television Media, Sun Entertainment Culture, Tianjin Maoyan Weying Media, Universe Entertainment, Universe Films Distribution Company, Zhejiang Hengdian Film Production, Zhujiang Film& Media Corporation Limited

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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