THE CAPTAIN

THE CAPTAIN
di Andrew Lau


Disaster movie di grande successo in patria, macchina spettacolare perfetta dal punto di vista tecnico, The Captain scivola tuttavia su un eccesso di retorica pro-istituzionale, che impedisce al film di Andrew Lau di farsi dramma realmente universale. Al Far East Film Festival 2020.

Eroismi istituzionali

È stato presentato come “la risposta cinese a Sully”, questo The Captain. In effetti, la storia del volo della Sichuan Airlines, e del miracoloso atterraggio operato dal capitano Liu Chuangjian, ha qualche punto di contatto con quella raccontata a suo tempo da Clint Eastwood; la differenza è che il film di Andrew Lau si concentra per tutta la sua durata sul drammatico volo dell’aereo di linea cinese, e sugli eventi avvenuti a bordo subito dopo la rottura del parabrezza della cabina di pilotaggio. Il film segna il ritorno di Lau a una grande produzione mainland, dopo l’hongkonghese Kung Fu Monster, ennesima riprova di un regista che sa muoversi abilmente tra i due contesti produttivi, adattando il suo stile alle diverse esigenze.

E Lau, qui, riesce in effetti a confezionare il film come il copione richiede, con uno sguardo che dal personaggio del titolo si allarga a tutti i passeggeri del volo, rendendo abbastanza bene (con un impeto quasi “fisico”) il senso di terrore che si respira a bordo durante tutta l’operazione. È un film che ha tutti gli elementi al punto giusto, The Captain, riuscendo bene a rappresentare la sospensione della quotidianità per le 119 persone a bordo del volo, il sentore di fine imminente e i nervi saldi del protagonista – ben interpretato da Zhang Hanyu – e di tutto l’equipaggio. In un film che, a dispetto del titolo, è più “collettivo” di ciò che si potrebbe pensare, Lau si conferma un ottimo gestore degli attori, riuscendo a rendere credibile la ricostruzione degli eventi.

I limiti di The Captain – disaster movie di grande successo in patria, ora approdato al Far East Film Festival 2020 – risiedono in gran parte nella sua stessa concezione. Operazione celebrativa più che di ricostruzione, il film non manca – specie nell’ultima, dilatatissima frazione – di quella retorica che tuttora si può riscontrare in molte produzioni mainland, andando a presentare la figura del protagonista – e quelle del resto dell’equipaggio – senza le necessarie nuances richieste da un qualsiasi racconto cinematografico. Vuole innanzitutto celebrare l’eroismo individuale, il film di Andrew Lau, e per far questo si dimentica di costruire personaggi credibili, di soffermarsi sulle singole storie dei passeggeri, di costruire un racconto corale che sia realmente efficace.

Si sa già dall’inizio quale sarà l’esito conclusivo della vicenda di The Captain, e questo non aiuta molto l’empatia coi personaggi; ciò, malgrado il fatto che la regia di Andrew Lau sia molto efficace nel costruire la tensione, e nell’assemblare sequenze di grande respiro spettacolare, capaci di chiamare lo spettatore a un coinvolgimento fisico. Manca, tuttavia, un reale senso del dramma, sepolto sotto la retorica che sorregge l’intera operazione, sostanziandone la realizzazione: da apparente film sull’eroismo individuale – che comunque manca, per gran parte della sua durata, di un’adeguata problematizzazione – The Captain diventa presto celebrazione istituzionale e invito alla fiducia nella macchina del governo, capace di far fronte anche a una grave situazione di crisi.

La retorica che permea l’ultima parte di The Captain – quella successiva all’atterraggio – resta impressa nella memoria dello spettatore, specie di quello non avvezzo alle produzioni cinesi di marca mainland, spesso caricate di quella stessa componente “urlata” e celebrativa delle istituzioni. Una retorica che in parte compromette la riuscita di un film tecnicamente impeccabile, ben confezionato nella sua componente di pura macchina spettacolare, ma inevitabilmente limitato dalla sua natura di operazione (anche) istituzionale. Un limite che ha finito per inficiare sulla costruzione di caratteri credibili, ma soprattutto di una storia capace di coinvolgere lo spettatore malgrado la conoscenza pregressa del suo esito.

The Captain poster locandina

Titolo originale: Zhong guo ji zhang
Regia: Andrew Lau
Paese/anno: Cina / 2019
Durata: 111’
Genere: Drammatico
Cast: Angelababy, Chen Shu, Feng Wenjuan, Gao Ge, Guan Xiaotong, Huang Zhi-zhong, Jiang Du, Jiao Junyan, Kan Qingzi, Li Mincheng, Li Qin, Li Xian, Ou Hao, Wu Yue, Xiaoai, Yang Qiru, Yu Ailei, Yuan Quan, Zhang Hanyu, Zhang Tian'ai, Zhang Yamei, Zhu Yawen
Sceneggiatura: Yu Yonggan
Montaggio: Chung Wai-Chiu
Musiche: Chen Yu-peng
Produttore: Ellen Poon, Huang Xiang, Jiang Defu, Quji Xiaojiang, Steven Hui, Yu Dong
Casa di Produzione: Alibaba Pictures, Bona Entertainment, Bona Film Group, Chongqing Film Group, Emei Film Group, Huaxia Film Distribution, Wanda Media Co., Zhejiang Bona Film and TV Production

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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