COLORLESS

COLORLESS
di Takashi Koyama


Colorless di Takashi Koyama è un film che spiazza. Un film che – forte di una sceneggiatura robusta - porta volutamente lo spettatore su una determinata strada, per poi mostrargli una realtà totalmente diversa da quella che si era immaginato. E ogni capitolo in cui la storia è suddivisa fa il suo in merito. Al Far East Film Festival 2020.

Due cuori e una metropoli

L’impietoso mondo dello spettacolo. Rapporti interpersonali sempre più difficili da coltivare. Segreti, segreti e ancora segreti. E poi, non per ultima, una Tokyo in cui la vita sembra scorrere sempre troppo velocemente. Questi sono gli ingredienti di Colorless, diretto nel 2019 dal cineasta giapponese Takashi Koyama e presentato in anteprima italiana al Far East Film Festival 2020, nella sua speciale edizione online.

Suddiviso in tre capitoli, Colorless ci racconta le vicende del giovane fotografo Shu, il quale, durante uno dei suoi primi incarichi, deve fare un book fotografico alla giovane aspirante attrice Yuka. Tra i due si instaura immediatamente un rapporto di complicità, al punto che Shu arriva a innamorarsi perdutamente di lei. Eppure, le cose non sono così semplici e, soprattutto, non sono mai come sembrano.

Shu, prima di incontrare Yuka, non riusciva a fare foto realmente di qualità, perché, a detta del suo capo, non si era mai innamorato davvero. Yuka, dal canto suo, afferma che ognuno direbbe di lei che è una ragazza allegra e solare, ma lei stessa, tuttavia, non saprebbe come definire la propria personalità. A dire il vero, la ragazza tende ogni volta ad assumere gesti e comportamenti a seconda delle persone che incontra. A seconda delle persone con cui le capita di rapportarsi, assume, ogni volta, un colore diverso. Ma qual è o, meglio ancora, quale sarebbe il suo vero colore?

Colorless è un film che spiazza. Un film che – forte di una sceneggiatura robusta – porta volutamente lo spettatore su una determinata strada, per poi mostrargli una realtà totalmente diversa da quella che si era immaginato. E ogni capitolo in cui la storia è suddivisa fa il suo in merito.

La luce presente – alla maniera del flash di una macchina fotografica – è, spesso, volutamente sovraesposta, quasi abbagliante. Al punto da non permettere realmente di distinguere ciò che si presenta davanti ai nostri occhi. O, forse, siamo noi a non voler realmente vedere la realtà dei fatti.

E se, dunque, ciò che viene descritto dal regista in Colorless è un mondo – quello dello spettacolo – ruvido e perverso, in cui è praticamente impossibile non scendere a compromessi se si vuole ottenere anche solo un misero impiego, è anche vero che, all’interno di questo mondo, chi inizia a muovere i primi passi non è mai realmente né vittima né carnefice. Tantomeno la giovane Yuka, nei confronti della quale la macchina da presa non si pone mai in modo giudicante, ma, al contrario, le regala spesso degli intensi primi piani raffiguranti ora il suo volto sorridente durante le corse per la città in un caldo pomeriggio d’estate, ora il suo viso pieno di lacrime, con tanto di sguardo smarrito, completamente perso nel vuoto.

Che ne sarà di questi due giovani protagonisti alla deriva che errano raminghi all’interno di una metropoli tanto caotica come Tokyo? Di strade da percorrere e di opportunità sembrerebbero essercene davvero infinite. Il difficile, però, è capire quale sia il proprio colore. Solo così, forse, si sarà in grado di scegliere la strada giusta.

Colorless poster locandina

Titolo originale: Colorless
Regia: Takashi Koyama
Paese/anno: Giappone / 2019
Durata: 122’
Genere: Drammatico
Cast: Daichi Kaneko, Hisako Oshima, Kenta Maeno, Ruka Ishikawa, Ryohei Kitamura, Sakurako Konishi, Shuji Oyamada, Shuntaro Yanagi, Yuka Tanaka
Sceneggiatura: Takashi Koyama, Yu Shibuya
Fotografia: Kosuke Matsuishi
Montaggio: Mina Kakihara
Musiche: Tatsuki Hashimoto
Produttore: Sawako Toshimitsu

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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