SOUL

SOUL
di Emir Ezwan


È un esordio interessante, questo Soul di Emir Ezwan, presentato al Far East Film Festival 2020: un horror dalla natura quasi atemporale, ambientato in un luogo imprecisato – una foresta custode di antichi segreti – che preferisce costruire lentamente il senso di angoscia, per poi colpire duro in pochi, determinati momenti.

Minacce incorporee

Una casa malese posta in mezzo ai boschi, in un tempo indeterminato. Una madre e due figli, isolati dal mondo. L’apparizione di un cervo innaturalmente appeso a un albero, e poi quella di una misteriosa bambina. Sono questi, in estrema sintesi, gli ingredienti di questo Soul (Roh in originale), horror di produzione malese presentato nell’edizione 2020 del Far East Film Festival. Il film è l’esordio in cabina di regia di Emir Ezwan, che sembra avere già le idee ben chiare sul tipo di cinema che vuole proporre: Soul è infatti opera pochissimo grafica, tesa a instillare nello spettatore un senso di angoscia permanente più che rapide scariche di adrenalina. E lo fa, il film di Ezwan, con una certa sicurezza ed efficacia, specie considerato che si tratta di un esordio.

L’horror più recente del sud-est asiatico tende spesso a mostrare, a porsi il problema dello svelamento diretto – più o meno tardivo – della minaccia; ma Soul fa eccezione: negli 83 minuti di film, infatti, di sangue ne vediamo poco, ma quel poco che arriva colpisce duro proprio perché isolato. L’ambientazione in quello che è quasi un non-luogo (una foresta rurale con poche case) in un tempo che potrebbe essere oggi come un secolo fa, contribuisce ad alimentare il senso di universalità della trama: la minaccia portata dalla misteriosa ragazzina sembra quella di uno spirito naturale inquieto, difficile da definire e ancor più difficile da inquadrare in un contesto storico/geografico preciso.

Non ci sono jumpscare, in Soul, né momenti di tensione di genere classicamente intesi; il regista Ezwan preferisce lavorare di sottrazione, costruendo lentamente il senso di angoscia – aiutato in questo anche da un’efficace colonna sonora – e valorizzando al massimo la location, un inferno bucolico che in ogni angolo potrebbe nascondere un’oscura minaccia. La trama resta involuta e con molti aspetti oscuri, ma in fondo non è questo ciò che conta: anzi, sapere che le cose accadono perché devono accadere instilla nello spettatore quel senso di ineluttabilità che aumenta la tensione. I pochi momenti in cui appare il sangue, in Soul, restano ben impressi nella memoria, visto che costituiscono momenti tanto isolati quanto capaci di colpire.

La sceneggiatura lavora anche sull’importanza del senso di famiglia, sul modo in cui questo può essere tradito – o distrutto – e su un male che è insito nella natura stessa, nei suoi spiriti che prendono vita come nelle sue manifestazioni quotidiane. La regia di Emir Ezwan è avvolgente, morbida nei movimenti di macchina e attenta a non sprecare inquadrature nella resa visiva della vicenda. I sei interpreti presenti nel film offrono tutti prove di buon livello, merito anche di una direzione d’insieme, da parte del regista, sicura e solida.

Lo spettatore avvezzo all’horror più mainstream potrebbe imputare al film di Ezwan solo il suo restare involuto, nonché un ritmo non esattamente frenetico; qualche minuto in più nel metraggio avrebbe probabilmente permesso al film di chiarire meglio alcuni punti oscuri. Ma lo scopo di Soul, e lo si capisce anche nel finale, e nel suo potente montaggio alternato, non è tanto quello di spiegare quanto di lavorare sul senso di angoscia, e su un disagio che viene costruito con minuzia, a partire dai piccoli dettagli. In questo, l’esordio di Emir Ezwan può dirsi decisamente riuscito, nonché foriero (si spera) di altre sorprese in futuro.

Soul poster locandina

Titolo originale: Roh
Regia: Emir Ezwan
Paese/anno: Malesia / 2019
Durata: 83’
Genere: Horror
Cast: Farah Ahmad, Harith Haziq, June Lojong, Mhia Farhana, Namron, Putri Qaseh
Sceneggiatura: Emir Ezwan
Fotografia: Saifuddin Musa
Montaggio: Safwan Salleh
Musiche: Reinchez Ng
Produttore: Elise Shick, Shizreen Saleh
Casa di Produzione: Kuman Pictures

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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