EDWARD

EDWARD
di Thop Nazareno


Edward, affresco di formazione e amarissima critica sociale, riesce a trovare frammenti di poesia e d’amore nello squallore e nell’ingiustizia più neri. Al Far East Film Festival 2020 una storia dal cuore duro, ma raccontata con tenerezza ed empatia. Regia di Thop Nazareno.

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Coming of age story o romanzo di formazione. Le due espressioni sostanzialmente si equivalgono. Ognuno scelga la preferita, la più adatta al contesto e poco importa l’esito di questa scelta. Si finisce comunque nello stesso posto. Quello che conta è che, nel pieno rispetto della formula, Edward costruisce mattone dopo mattone la maturazione emotiva di un ragazzo da un’adolescenza irresponsabile ma divertita a un’età adulta molto faticosa; e lo fa in un’ora e venti, che è un tempo irrisorio. Una transizione giocata dal regista Thop Nazareno sull’equilibrio dei toni: una patina di struggente tenerezza tratteggiata su un fondo cupo e disperato. Al Far East Film Festival 2020, dalle Filippine con amore.

E non finisce qui. Alle spalle e al fianco del ritratto di un carattere in via di definizione, l’impietoso ritratto di un sistema allo sbando. Critica sociale di inusitata ferocia, tanto più forte quanto più estranea a qualsiasi tentativo esplicito di ribellione. La rivoluzione è un percorso interiore e che riguarda il cuore umano. Sul piano delle strutture, nessun personaggio di Edward neanche per mezzo secondo tenta di fare i conti con i risvolti pratici di una realtà da incubo. Nei confronti della quale l’approccio standard è una pericolosa, ma comprensibile, assuefazione rassegnata.

Immaginate un sistema sanitario in cui esiste un ospedale sovraffollato (fin qui è facile) e il medico si presenta in sede una volta al mese. In cui i parenti dei malati dormono sotto il letto dei propri cari, per terra, su copriletto di cartone, e sono loro fondamentalmente a gestire la “dieta” medicinale dei propri cari. Non va troppo bene neanche ai cadaveri.

Il quadro generale di Edward è più che mai desolante, certo, pure l’umore del racconto non sbanda mai dal sentiero maestro. Un sentiero che l’abile regia di Nazareno ha tracciato all’insegna di una dolcezza e di una, per quanto assurdo possa sembrare date le premesse, leggerezza malinconica. Perché occorre stemperare le inevitabili asprezze di un discorso impegnativo, e allo stesso tempo rafforzarle assecondando la logica del paradosso. D’altronde, il rischio con una storia del genere è da un lato lo sciacallaggio, dall’altro il ricatto emotivo. Lieti di constatare lo scampato pericolo.

Al centro del girone infernale di cui sopra sta l’omonimo adolescente protagonista, un bravissimo e autentico Louise Abuel. In ospedale per via del padre malato terminale di tubercolosi Dido de la Paz di cui teoricamente, molto teoricamente, dovrebbe prendersi cura. Gironzola per l’ingolfata struttura con l’amico Renz Elijah Canlas; il suo sguardo sul mondo è superficiale. La verità è che non ha rispetto per niente e nessuno. Poi un giorno incontra Agnes, Ella Cruz, le ragioni del suo ricovero non le sapremo mai. E a questo punto, l’avrete immaginato, cambia tutto.

Equilibrio dei toni e aggiungiamo pure verità d’interpretazione. Edward riesce nell’impresa (quasi impossibile per buona parte del cinema contemporaneo) di dare ai giovani parole da giovani, atteggiamenti da giovani e caratterizzazioni da giovani. Non le insopportabili scimmiette ammaestrate dell’abusato standard, ma autentici esseri umani, solo con meno anni sulle spalle rispetto agli adulti. C’è un mix di esuberanza e toni sfumati da cui esce fuori un bell’incastro di prove d’attori.

A conti fatti, la morale della favola di Edward è molto semplice. Thop Nazareno muove le pedine dal punto a al punto b. Un ragazzo diventa uomo imparando a dare il giusto peso alle cose. La vita (la morte, l’amore) è dura e la sua legge uguale per tutti. L’apprendistato, nel caso specifico, è particolarmente doloroso perché all’implacabilità della natura si aggiunge l’ingiustizia e la crudeltà degli uomini. Reagire si può, con un sussulto di dignità e una prova d’ amore. Il rinnovamento interiore forse – o forse no – porterà a un cambiamento esteriore. Anche al culmine della tristezza tuttavia, il film non perde la sua compassione.

Edward poster locandina

Titolo originale: Edward
Regia: Thop Nazareno
Paese/anno: Filippine / 2019
Durata: 82’
Genere: Commedia
Cast: Dido de la Paz, Elijah Canlas, Ella Cruz, Louise Abuel, Manuel Chua
Sceneggiatura: John Paul Bedia, Thop Nazareno
Fotografia: Kara Moreno
Montaggio: J.R. Cabrera, Thop Nazareno
Musiche: Pepe Manikan
Produttore: Faye Sales, Ferdinand Lapuz, Sarah Pagcaliwagan
Casa di Produzione: Cinemalaya Foundation, Outpost Visual Frontier, Viva Films

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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