VERTIGO

VERTIGO
di Jeon Kye-Su


Complesso, stratificato, emotivamente molto sottile, il presente Vertigo vede al suo interno momenti ben calibrati e composizioni del quadro che vedono spesso i protagonisti raffigurati come delle figure dipinte su uno sfondo completamente bruciato dal sole. E se, forse, in un primo momento il vero anello debole dell’intero lungometraggio sembrerebbe essere proprio uno script eccessivamente prevedibile, ecco che il regista Jeon Kye-Su è pronto a spiazzarci, stravolgendo abilmente le nostre convinzioni e regalandoci momenti inaspettati, ora estremamente annichilenti, ora freschi come la brezza primaverile. Al Far East Film Festival 2020.

Aspettando il sereno

Vertigini. Paura del vuoto. Suoni distorti e problemi all’udito. Non è facile per la giovane Seo Young convivere con certi disagi. E se tutto dipendesse, più che da una patologia fisica, da un male di vivere? Su questi terribili tormenti, sul cinismo in ambito lavorativo e – non per ultima – sulla condizione stessa delle donne in epoca contemporanea è incentrato, dunque, il lungometraggio Vertigo, provenientedirettamente dalla Corea del Sud, diretto nel 2019 da Jeon Kye-Su e presentato in anteprima italiana al Far East Film Festival 2020, in questa sua speciale edizione online.

Seo Young è giovane e carina. Ha un contratto precario e, da diverso tempo, ha una relazione clandestina con uno dei suoi capi, il quale, tuttavia, appare sempre più enigmatico e sfuggente. Se a tutto ciò aggiungiamo i suddetti disturbi fisici e un rapporto conflittuale con la propria famiglia di origine, possiamo soltanto lontanamente immaginare ciò che la giovane protagonista provi ogni giorno.

Ed è proprio questo soffocante senso di angoscia e di profondo disagio il fulcro attorno a cui ruota il presente Vertigo. Intensi primi piani, respiri spezzati, suoni distorti, frequenti ralenty in soggettiva e momenti ora in penombra ora eccessivamente sovraesposti stanno, dunque, a farci immedesimare nella fragile Seo Young.

E Jeon Kye-Su sa benissimo gestire tutti questi non facili elementi senza mai scadere nel retorico o nel già visto. Non ha paura, il regista, a prendersi i suoi tempi. E in un lungometraggio in cui è l’interiorità di un personaggio a ricoprire un ruolo centrale, le figure che si muovono sullo sfondo sembrano quasi dei burattini privi di vita: da madri eccessivamente egoiste e approfittatrici a colleghe di lavoro perse nei loro discorsi vuoti e privi di sostanza, fino a capi vigliacchi e maschilisti.

Tutti ruotano intorno alla giovane Seo Young. Tutti, in un modo o nell’altro, fanno parte del suo quotidiano. Tutti le sono vicino, ma nessuno sembra conoscerla realmente. O, comunque, nessuno prova a farlo davvero. Nessuno a eccezione di Kwon-Woo, un giovane lavavetri, incaricato di pulire le finestre del suo ufficio.

Arriverà mai il momento di affrontare le proprie paure lasciandosi finalmente andare e, magari, sfidando anche la forza di gravità? Forse, il momento giusto arriverà proprio il giorno in cui il tempo si rasserenerà, nonostante l’autunno inoltrato.

Complesso, stratificato, emotivamente molto sottile, il presente Vertigo vede al suo interno momenti ben calibrati e composizioni del quadro che vedono spesso i protagonisti raffigurati come delle figure dipinte su uno sfondo completamente bruciato dal sole. Proprio come accade man mano che ci si avvicina al finale. E se, forse, in un primo momento il vero anello debole dell’intero lungometraggio sembrerebbe essere proprio uno script eccessivamente prevedibile, ecco che il regista è pronto a spiazzarci, stravolgendo abilmente le nostre convinzioni e regalandoci momenti inaspettati, ora estremamente annichilenti, ora freschi come la brezza primaverile.

Vertigo (2019) poster locandina

Titolo originale: Beotigo
Regia: Jeon Kye-Su
Paese/anno: Corea del Sud / 2019
Durata: 114’
Genere: Drammatico, Sentimentale
Cast: Choi Yoon-Woo, Chun Woo-Hee, Ha Do-Kwon, Jeon Guk-Hyang, Jeong Jae-Kwang, Lee Soo-In, Moon Sun-Yong, Na Mi-Hee, Park Ye-Young, Park Young-Soo, Yoo Teo, Yoon Sang-Hwa
Sceneggiatura: Jeon Kye-Su
Fotografia: Lee Sung-Eun
Montaggio: Choi Ja-young, Kim Hyeong-joo
Musiche: Kim Dong-ki
Produttore: Han Je-In, Jang So-Jung, Yang A-Young

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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