HIGH LIFE

HIGH LIFE
di Claire Denis


Esempio di science fiction autoriale, volutamente spezzettato e rapsodico nella narrazione, High Life chiede molto allo spettatore in termini di investimento intellettuale, ma riesce a ripagare l’adesione – seppur in modo discontinuo – grazie alla portata dei temi messi in campo dalla regista Claire Denis.

Corpi in viaggio

Esce in sala in sordina, e a distanza di due anni dalla sua realizzazione, quello che è a tutt’oggi l’ultimo film di Claire Denis, High Life. Un ritardo – e una collocazione temporale nei mesi estivi – che sono spiegati dall’approccio ben poco improntato al mainstream che la regista ha voluto dare al materiale a sua disposizione. Esordio per la Denis nei territori della fantascienza, il film ha un titolo che sembra contraddire quello che fin dall’inizio vediamo sullo schermo: non c’è alcuna concezione “alta” della vita nel viaggio cosmico di dodici prigionieri, ergastolani e detenuti nel braccio della morte, verso un buco nero che rappresenta l’incognita che attraversa trasversalmente l’intera narrazione. I dodici, come spiegato in uno degli innumerevoli flashback che si affastellano nel racconto, sono individui sacrificabili, reietti che si prestano a esperimenti di genetica orchestrati dal personaggio interpretato – con giusta attitudine obliqua – da Juliette Binoche. Solo l’affetto condiviso da Monte (a cui dà il volto un efficace Robert Pattinson) e da sua figlia Willow sembra sopravvivere – letteralmente – al viaggio di sola andata dell’equipaggio.

Ha un fascino che si dispiega a dispetto della sua narrazione spezzettata, volutamente rapsodica, il film di Claire Denis. Orchestrato in una linea narrativa che mostra, fin dalla prima scena, gli unici superstiti della spedizione – il personaggio interpretato da Pattinson e la sua bambina – High Life conquista l’attenzione – e l’adesione – dello spettatore in modo tutto suo, non vergognandosi di una struttura quasi respingente. Articolato in una serie di flashback che seguono la voce fuori campo del protagonista, il film sembra puntare programmaticamente a provocare, nell’esplicita mostra di fluidi corporei, erotismo e improvvise impennate di violenza che costellano il viaggio dei suoi personaggi. In sequenze come quella dell’uso, da parte del personaggio della Binoche, della “stanza del piacere”, sembra esplicita l’attitudine provocatoria della regista, ben poco incline alle mezze misure quando si tratta di porre sullo schermo il tema del corpo e del suo (ab)uso. Proprio la riflessione sul corpo e sulla sua natura sacrificabile e deperibile – contrapposta alla (ri)scoperta del legame familiare insita nel rapporto tra il protagonista e sua figlia – viene espressa nel film in modo esplicito, e ribadita in più di una sequenza; un’insistenza che legittima a più riprese il sospetto di compiacimento. Solo il rapporto tra Monte e Willow (nomi dal sapore bucolico, quasi a vagheggiare per l’uomo un impossibile ritorno a casa) sembra imporsi a dispetto del clima di disfacimento che grava sull’intera spedizione, fino alle estreme conseguenze e a un epilogo in cui si dà conto di un atto di fede.

Claire Denis segue i suoi personaggi attraverso le oscillazioni e i capricci della memoria, frammentando la struttura narrativa ben oltre ciò che sarebbe richiesto dalla natura della storia. Le tracce del passato del protagonista, i rapidi flashback che mostrano la sua vita precedente alla detenzione, restano come a galleggiare nella sceneggiatura, privi di un solido aggancio con quanto mostrato nella storyline principale. Se è vero che High Life sembra mostrare a tratti un intellettualismo poco giustificato, una pesantezza di tono che pare voler ribadire oltre ogni misura il suo carattere autoriale, è anche vero che il film riesce a entrare sottopelle, forse più per la forza dei suoi temi che per la sua realizzazione. La vicenda in divenire del personaggio di Pattinson e di sua figlia, le suggestioni etiche che questa apre, l’incertezza sull’approdo finale, posseggono una forza che si dispiega sullo schermo in modo intermittente, ma innegabile. Il contenitore è indubbiamente appesantito da una sceneggiatura a tratti farraginosa, poco centrata anche nella gestione delle sue ellissi, ma il contenuto mantiene un’efficacia che si nutre della portata universale della sua riflessione. Ci si scopre, al termine della visione, a riflettere su singole, notevoli sequenze (il viaggio verso il buco nero di uno dei personaggi, l’incontro con una spedizione – apparentemente – gemella, il lungo finale) e ci si interroga su quanto dell’adesione empatica ottenuta sia merito del film, e quanto della portata dei suoi temi. Poco importa, in definitiva: quello di High Life resta un viaggio faticoso, che chiede molto allo spettatore in termini di investimento intellettuale, ma che riesce a suo modo a ripagarne l’adesione, seppur in modo discontinuo.

High Life poster locandina

Titolo originale: High Life
Regia: Claire Denis
Paese/anno: Francia, Germania, Polonia, Regno Unito, Stati Uniti / 2018
Durata: 113’
Genere: Drammatico, Fantascienza, Horror
Cast: Agata Buzek, André Benjamin, Claire Tran, Dawid Gluchowski, Ernest Lebouco, Ewan Mitchell, Gloria Obianyo, Jessie Ross, Johann Bartlitz, John Kimani Njeri, Joni Brauer, Juliette Binoche, Juliette Picollot, Lars Eidinger, Lukasz Osik, Magda Piotrowska, Mia Goth, Mikolaj Gruss, Mikolaj Zeman, Robert Pattinson, Ruslan Astraszewski, Scarlett Lindsey, Victor Banerjee, Weronika Wachowska
Sceneggiatura: Andrew Litvack, Claire Denis, Geoff Cox, Jean-Pol Fargeau, Nick Laird
Fotografia: Tomasz Naumiuk, Yorick Le Saux
Montaggio: Guy Lecorne
Musiche: Stuart Staples, Tindersticks
Produttore: Aaron Himmel, Andrew Lauren, Anna Rozalska, Christoph Friedel, Claudia Steffen, D.J. Gugenheim, Klaudia Smieja, Laurence Clerc, Oliver Dungey, Olivier Père, Olivier Thery Lapiney
Casa di Produzione: Alcatraz Films, Andrew Lauren Productions, Arte France Cinéma, BFI Film Fund, Canal+, Madants, Pandora Filmproduktion, Polski Instytut Sztuki Filmowej, The Apocalypse Films Company, Wild Bunch, Zweites Deutsches Fernsehen (ZDF)
Distribuzione: Movies Inspired

Data di uscita: 06/08/2020

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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