LITTLE JOE

LITTLE JOE
di Jessica Hausner


Lenti piani sequenza che si concentrano ora sui personaggi, ora sugli ambienti, colori netti e decisamente saturi e una composizione del quadro studiata fin nel minimo dettaglio si fanno immediatamente inconfondibili segni distintivi del presente e incredibilmente maturo Little Joe, che di una certa ambiguità di fondo fa il suo maggiore punto di forza.

Il prezzo della felicità

Jessica Hausner: tra i nomi provenienti dall’Austria maggiormente accreditati anche al di fuori dei confini nazionali. Non stupisce, dunque, che ogni volta che – nell’ambito di qualche manifestazione cinematografica o anteprima in sala – viene presentato un suo nuovo film, ci siano parecchie aspettative in merito. È stato così, ad esempio, per lavori come Hotel (con il quale la regista ha raggiunto la notorietà internazionale nel 2004), Lourdes (2009) e Amour Fou (2014), così come per Little Joe, la sua ultima fatica, già presentata in concorso al Festival di Cannes 2019,dove la protagonista Emily Beecham ha ricevuto la Palma d’Oro alla Miglior Interpretazione Femminile.

Little Joe, dunque, altro non è che un fiore. Una specie di fiore miracoloso in grado, con il suo profumo, di rendere felici gli esseri umani. Un esperimento, il presente, a cui sta lavorando Alice (Emily Beecham, appunto), una giovane scienziata madre del giovane Joe (Kit Connor), la quale, tuttavia, ben presto noterà che la pianta da lei creata sortirà strani effetti su chiunque sia entrato direttamente in contatto con essa.

Abituata, ormai, a cimentarsi con ogni qualsivoglia genere cinematografico, Jessica Hausner, in questa sua seconda produzione internazionale (la prima è il lungometraggio Lourdes, coproduzione tra Francia, Austria e Germania), ha attinto a piene mani da quanto già realizzato in passato. Impossibile non pensare, ad esempio, a L’invasione degli ultracorpi (Don Siegel, 1956), così come – volendo usare la fantasia – anche a La notte dei morti viventi (1968), del grande George A. Romero. Eppure, nonostante ciò, in questo caso non ci troviamo di fronte a un horror, bensì a un lungometraggio di fantascienza, l’unico genere cinematografico ancora non trattato dalla Hausner dopo il classico coming-of-age con Flora (1995) e Lovely Rita (2001), l’horror psicologico con Hotel, la satira religiosa con Lourdes e il dramma in costume con Amour Fou.

Lenti piani sequenza che si concentrano ora sui personaggi, ora sugli ambienti, colori netti e decisamente saturi (a opera dello stimato direttore della fotografia Martin Gschlacht, storico collaboratore della Hausner) e una composizione del quadro studiata fin nel minimo dettaglio si fanno immediatamente inconfondibili segni distintivi del presente e incredibilmente maturo Little Joe. Maturo ma anche volutamente ambiguo, che non mira a dare precise risposte in merito ai quesiti sollevati e che proprio di questa sua ambiguità di fondo fa il suo maggiore punto di forza. Sarà per questo motivo che, forse, durante la presentazione al Festival di Cannes non tutti sono rimasti entusiasti della sua resa finale? O forse la cosa dipende da una (seppur velata) prevedibilità di fondo?

La questione, a ben guardare, non è poi così semplice da giudicare. Se, infatti, determinate scelte registiche e risvolti di sceneggiatura non sempre convincono, è anche vero, al contempo, che gli stessi sembrerebbero rivelarsi l’unica soluzione possibile. E, molto probabilmente, anche tutti questi interrogativi sono segno che gli iniziali intenti di Jessica Hausner sono andati decisamente a buon fine.

Little Joe poster locandina

Titolo originale: Little Joe
Regia: Jessica Hausner
Paese/anno: Austria, Francia, Germania, Regno Unito / 2019
Durata: 100’
Genere: Drammatico, Fantascienza
Cast: Andreas Ortner, Andrew Rajan, Ben Whishaw, Craig McGrath, David Wilmot, Emily Beecham, Goran Kostic, Jason Cloud, Jessie Mae Alonzo, Karik Samuel, Kerry Fox, Kit Connor, Leanne Best, Lindsay Duncan, Marie Noel, Neil Menage, Phénix Brossard, Phoebe Austen, Sebastian Hülk, Yana Yanezic
Sceneggiatura: Jessica Hausner
Fotografia: Martin Gschlacht
Montaggio: Karina Ressler
Produttore: Bertrand Faivre, Bruno Wagner, Gerardine O'Flynn, Jessica Hausner, Martin Gschlacht, Philippe Bober
Casa di Produzione: Arte Deutschland TV, British Broadcasting Corporation (BBC), Coop99 Filmproduktion, Coproduction Office, Essential Filmproduktion GmbH, Österreichischer Rundfunk (ORF), Société Parisienne de Production, The Bureau
Distribuzione: Movies Inspired

Data di uscita: 20/08/2020

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Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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