TENET

TENET
di Christopher Nolan


Tanto atteso quanto misterioso nel plot, Tenet non farà che approfondire il solco critico tra amanti e detrattori del cinema di Christopher Nolan: per quanto ci riguarda, il film esprime un po’ la summa della poetica del suo autore, ma ribadisce anche un approccio umanista al cinema che – sotto la sua confezione rutilante – in Nolan non è mai mancato.

Un film-contenitore di cinema e suggestioni

Approcciarsi criticamente a un film come Tenet non è esattamente compito facile. Non lo è perché l’ultimo film di Christopher Nolan, la cui uscita è stata accompagnata da un hype che in Italia ha coinciso (più o meno) con la tanto agognata riapertura delle sale, è un esempio di cinema-contenitore che trascende le regole del linguaggio cinematografico, seguendo una sua, personale, traiettoria tra i generi. I generi, appunto. Nolan ne ha esplorati tanti, nella sua ormai più che ventennale carriera, dal noir alla fantascienza fino al war movie. In Tenet, tutto l’immaginario nolaniano sembra filtrare, spesso letteralmente straripare dalle immagini, che chiamano lo spettatore a un’esperienza sensoriale completa: come viene detto nel film in un significativo passaggio, in questo film, più che di capire, si tratta di sentire. E Nolan costruisce un film che esalta l’esperienza del sentire in tutti i modi possibili, da una colonna sonora volutamente diseguale (che vede Ludwig Göransson subentrare al consueto Hans Zimmer) a un montaggio che rappresentava una vera e propria sfida.

Il concetto che muove il film trae il suo spunto dal Quadrato del Sator, un’antica iscrizione latina che conteneva cinque parole: Sator, Arepo, Tenet, Opera, Rotas. L’iscrizione forma una frase palindroma che può essere letta non solo indifferentemente da destra o da sinistra, ma anche dall’alto in basso, o viceversa: non è un caso che il titolo del film sia la parola centrale, quella che sostanzia l’intera struttura ed è palindroma essa stessa. Il film di Nolan, di fatto, è un mastodonte che si regge su un’idea relativamente semplice (un complotto mondiale e un agente segreto col compito di evitare la Terza Guerra Mondiale) aggiungendovi strati di materiale filmico, di idee, intuizioni, suggestioni. Come nel Quadrato del Sator – le cui parole sono tutte presenti, con funzioni diverse, nel film – in Tenet lo spettatore può seguire una sua traiettoria tra le immagini (e i suoni) di cui il film si compone: i subplot si accavallano in modo non cronologico, i raccordi sfidano le regole del linguaggio cinematografico.

E nel suo film-contenitore, probabilmente il più ambizioso della sua intera carriera, Nolan sembra aver voluto inserire una summa delle sue ossessioni, a partire da quella per la tecnologia (presente in Inception, ma in fondo anche ne Il cavaliere oscuro) a quella dei mondi da fare e disfare, dalla descrizione di personaggi in chiaroscuro (qui il Neil interpretato da Robert Pattinson) all’ossessione della memoria che gli abbiamo riconosciuto in Memento: Nolan, qui, si ricollega al film che lo rese noto al grande pubblico mettendo in crisi la struttura conseguenziale della narrazione, reinventando il racconto in forme che più si addicono al concetto di base del film: la non linearità del tempo, ovvero la messa in crisi dell’idea che – seguendo le parole di un altro personaggio – la causa debba per forza precedere l’effetto. Lo spettatore viene scaraventato nella vicenda di Tenet in media res (come annunciato dalla posizione del titolo nel Quadrato del Sator) e presto capisce di doversi lasciare andare a un racconto che si ramifica e “rimbalza” (letteralmente) in più direzioni diverse.

Girato con una commistione di pellicola 70 mm, 35 mm e IMAX, Tenet è comunque un film che ha la veste del blockbuster d’autore: i nomi coinvolti – dal Protagonista (così viene chiamato dai credits) John David Washington (lo abbiamo visto in BlacKkKlansman di Spike Lee) al villain col volto di Kenneth Branagh, fino all’ambigua spalla interpretata dal già citato Pattinson, sono di sicuro richiamo, mentre la confezione è di quelle che non si possono definire meno che accattivanti: il regista si conferma maestro nel girare scene d’azione che qui, a causa dell’essenza stessa del film (dire di più significherebbe fare spoiler) risultano ancora più elaborate e complesse da realizzare. Un lavoro che lo vede affiancato da un’ottima montatrice come Jennifer Lame, anche lei subentrata dopo diversi anni a quello che era il montatore di fiducia del regista, Lee Smith. Proprio questi avvicendamenti in quelli che sono ruoli-chiave del filmaking di Nolan sembrano testimoniare di una voglia del regista di esplorare nuovi territori, pur puntando a fare di Tenet un’opera in qualche modo “riassuntiva” del suo cinema.

L’idea che ci si fa alla fine di Tenet è che sia un film che – più ancora dei precedenti – finirà per polarizzare gli atteggiamenti critici verso il cinema di Christoper Nolan: gli estimatori del regista ritroveranno motivi e ossessioni di un cinema che non ha mai smesso di parlare attraverso i generi, riuscendo qui addirittura a mescolarne cinque (fantascienza, spionaggio, thriller d’azione, noir e war movie), e arrivando a una summa della sua opera di indubbio fascino; i detrattori non potranno che rimarcare un atteggiamento freddamente intellettuale, che punta a giocare col pubblico creando dei rompicapi filmici in cui mancherebbe l’empatia verso i personaggi. Eppure, Tenet – così come il precedente Dunkirk – è cinema che ha una componente umana, diremmo umanista, ben visibile da chi voglia vederla. Ci si mette sicuramente di più, rispetto a qualsiasi altro film di Nolan, a entrare nel suo mondo, ma una volta dentro ci si lascia andare volentieri, pur dando la precedenza al sentire, già evocato, rispetto alla comprensione di tutti gli snodi narrativi. Per quest’ultima – e per cogliere al meglio i tanti dettagli che il regista ha disseminato nel film – ulteriori visioni sono sicuramente le benvenute.

Tenet poster locandina

Titolo originale: Tenet
Regia: Christopher Nolan
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2020
Durata: 150’
Genere: Azione, Fantascienza, Thriller
Cast: Aaron Taylor-Johnson, Andrew Howard, Anthony Molinari, Clémence Poésy, Denzil Smith, Dimple Kapadia, Elizabeth Debicki, Fiona Dourif, Himesh Patel, Jack Cutmore-Scott, John David Washington, Jonathan Camp, Julia-Maria Arnolds, Kenneth Branagh, Kenneth Wolf Andersen Haugen, Laurie Shepherd, Marcel Sabat, Marek Angelstok, Mark Krenik, Martin Donovan, Michael Caine, Michael Cox, Rich Ceraulo Ko, Robert Pattinson, Wes Chatham, Yuri Kolokolnikov
Sceneggiatura: Christopher Nolan
Fotografia: Hoyte Van Hoytema
Montaggio: Jennifer Lame
Musiche: Ludwig Göransson
Produttore: Christopher Nolan, Emma Thomas
Casa di Produzione: Syncopy, Warner Bros.
Distribuzione: Warner Bros.

Data di uscita: 26/08/2020

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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