MISS MARX

MISS MARX
di Susanna Nicchiarelli


Biopic ad ambientazione storica, Miss Marx è il tentativo di Susanna Nicchiarelli di dar conto di una personalità importante come quella di Eleanor Marx, illuminando al contempo il problematico, contraddittorio ambiente sociale che la circondava. Un tentativo non sempre equilibratissimo, ma dai buoni momenti di cinema. In concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2020.

Fuori e dentro Tussy

Resta nei territori del biopic, Susanna Nicchiarelli, con questo Miss Marx, dopo il suo precedente Nico, 1988 (2017); ci resta pur prendendo un soggetto da maneggiare forse con ancor più cura rispetto al precedente, ovvero quello di Eleanor Marx, la figlia più giovane del grande filosofo Karl, soprannominata “Tussy” dai suoi familiari. Rivoluzionaria sui generis, personaggio di rottura anche nell’ambiente sociale che gravava attorno alla famiglia Marx, Eleanor fu tra le prime personalità a legare il socialismo ai temi dell’emancipazione della donna, più che mai sentiti nel periodo in cui si trovò a operare. Il film della Nicchiarelli cerca di esplorare contemporaneamente la dimensione pubblica del personaggio, fatta di appassionati comizi e di frequentazioni con gli amici del padre (tra cui lo stesso Friedrich Engels), e quella più intima, segnata dalla travagliata relazione con Edward Aveling, commediografo e attore di idee socialiste.

Inizia col funerale di Karl Marx, il film di Susanna Nicchiarelli, ovvero con l’esplicitazione di un’assenza; assenza che tuttavia resterà tale solo sulla carta, visto che l’ingombrante figura paterna tornerà più volte nei pensieri e nella pratica della protagonista, come problematica “guida” ma anche come fantasma da cui affrancarsi. Proprio una condizione familiare che vuole la donna in un ruolo invariabilmente subalterno – sia che si tratti di famiglie borghesi o proletarie – resta come leit motiv dell’intero film, specie dopo l’incontro della protagonista con Aveling e l’inizio della loro relazione; una relazione che scuote l’ambiente intellettuale che circonda Eleanor, ma che soprattutto coglie impreparata lei stessa, incapace di porre un freno razionale a una passione da lei nemmeno prevista. Così, Eleanor finisce per entrare in contraddizione con se stessa quando si condanna, nella vita privata, a un ruolo subalterno analogo a quello che aveva, come donna, nella sua famiglia d’origine.

Miss Marx attraversa spregiudicato gli ultimi anni dell’800, passando dalla morte di Engels al “matrimonio” della protagonista (non realmente tale, visto che per legge i due non potevano sposarsi) con Edward Aveling, fino ai suoi ultimi, travagliati giorni di vita. L’attitudine è quella di un ritratto intimo che vuole evitare qualsiasi tentazione retorica, contrappuntando sempre la descrizione della vita della protagonista con quella dell’ambiente sociale che le gravita attorno, conservatore suo malgrado. Fin dai titoli di testa, l’approccio della Nicchiarelli vuole essere anticonvenzionale: le vicende della protagonista sono infatti costellate di composizioni punk extra-diegetiche (suonate dalla band Downtown Boys) così come di alcune brevi ma significative aperture oniriche. Proprio una maggior integrazione di tali parentesi nella trama, un migliore collegamento della componente più onirica e simbolica con quella classica da biopic, avrebbero a nostro avviso giovato alla compattezza di un film interessante quanto irrisolto.

Capace di momenti emotivamente forti (la morte di Engels e la successiva dispersione delle ceneri) ma anche, forse, troppo spregiudicato nella sintesi, Miss Marx ha il torto di arrivare forse troppo tardi – ma anche in modo incerto – a quello che è il cuore pulsante della storia, ovvero la relazione tra la protagonista e il suo compagno. Un’incertezza che vede una virata del film sulla dimensione privata, verso l’ultima mezz’ora, che spiazza e non convince del tutto; ciò, malgrado resti apprezzabile la prova di Romola Garai – in giusto equilibrio tra forza e fragilità – così come quella di Patrick Kennedy nel ruolo di Edward Aveling. Colta dal genuino impeto di dire il più possibile sulla sua protagonista, Susanna Nicchiarelli finisce per mancare di equilibrio e compattezza, dividendo il film in due parti – quelle prima e dopo l’incontro della protagonista con Aveling – e facendone sentire troppo lo scarto narrativo. Resta l’indubbia cura del comparto estetico – dalla fotografia ricca di toni saturi di Crystel Fournier alle scenografie di Alessandro Vannucci – e resta uno sguardo interessante, seppur un po’ sbilenco, su un personaggio chiave del suo tempo, finora mai trattato direttamente dal cinema.

Miss Marx poster locandina

Titolo originale: Miss Marx
Regia: Susanna Nicchiarelli
Paese/anno: Italia / 2020
Durata: 107’
Genere: Biografico
Cast: Barney White, Célestin Ryelandt, Christoph Hülsen, David Kirk Traylor, Emma Cunniffe, Felicity Montagu, Francis Pardeilhan, Freddy Drabble, George Arrendell, Georgina Sadler, John Gordon Sinclair, Karina Fernandez, Katie McGovern, Marco Fabbri, Marco Quaglia, Maria Vera Ratti, Oliver Chris, Patrick Kennedy, Philip Gröning, Romola Garai
Sceneggiatura: Susanna Nicchiarelli
Fotografia: Crystel Fournier
Montaggio: Stefano Cravero
Musiche: Downtown Boys, Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo
Produttore: Gregorio Paonessa, Joseph Rouschop, Marta Donzelli, Philippe Logie, Valérie Bournonville
Casa di Produzione: BE TV, Rai Cinema, Tarantula, Vivo Film, VOO
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 17/09/2020

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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