TORINO FILM FESTIVAL 38: PRESENTATA LA NUOVA EDIZIONE ONLINE

TORINO FILM FESTIVAL 38: PRESENTATA LA NUOVA EDIZIONE ONLINE
Il neodirettore artistico del festival torinese, Stefano Francia di Celle, ha presentato in una conferenza stampa online la nuova edizione della manifestazione, costretta a spostarsi sul web a causa della situazione sanitaria.

Sarà un’edizione insolita, la trentottesima del Torino Film Festival: insolita principalmente per un trasferimento forzato online che segue da vicino quelli di manifestazioni più piccole (Far East Film Festival, Trieste Science+Fiction), ma che gli organizzatori vedono anche come un’opportunità di sperimentazione. Di questo ha parlato Stefano Francia di Celle, neodirettore artistico della manifestazione – subentrato da quest’anno a Emanuela Martini – nella conferenza stampa online tenutasi oggi dall’Aula del Tempio del Museo Nazionale del Cinema; il direttore è stato affiancato da vari ospiti che si sono succeduti, in presenza e nei collegamenti online, a comporre il quadro di un’edizione che cercherà di mantenere l’identità della manifestazione nell’emergenza, e nell’inevitabile – seppur, si è tenuto a specificare, contenuto – ridimensionamento che ha accompagnato il suo passaggio sul web. Il periodo resta quello programmato dal 20 al 28 novembre, il “luogo” virtuale dove si potranno vedere i film del festival è la piattaforma streaming di MyMovies.

“Sarà un’edizione innovativa, in un festival che si è sempre caratterizzato per l’innovazione. Ci mancherà la sala cinematografica, certo, ma siamo convinti che il sostegno del pubblico continuerà a non mancare”, ha esordito Domenico De Gaetano, direttore del Museo Nazionale del Cinema. “Credo che, per usare le parole di Carlo Chatrian, fare un festival sia un lavoro da supereroi. Io penso che siano supereroi tutti i lavoratori dello spettacolo del mondo, specie in questo periodo”. Enzo Ghigo, presidente del Museo, collegato online, ha aggiunto: “Abbiamo fatto tutti uno sforzo, specie il direttore, per quella che è una situazione d’emergenza. Proprio in questo contesto sono venute fuori le qualità di Stefano. Credo che siamo riusciti a proporre non solo un festival in streaming – che sarebbe stata la cosa più semplice – ma soprattutto un festival con dei contenuti e un coinvolgimento da parte del pubblico. Mi auguro che tantissimi si colleghino alla piattaforma, e mi auguro che ci sia consenso per lo sforzo che abbiamo fatto”.

Il neodirettore Francia di Celle ha rivelato: “Per me, ci sono tre cose belle nella vita: la prima è vedere un film in sala, specie in una sala del periodo degli anni ‘50-’60, la seconda è ascoltare un’aria d’opera in un teatro di tradizione italiana, e la terza è guidare un gruppo di persone che vanno in montagna. Da gennaio abbiamo iniziato quella che è proprio un’’escursione’, e siamo arrivati tutti insieme. Quello che stiamo facendo è totalmente innovativo, un festival che si svolge sul web e ha contenuti veramente forti. Questa edizione del festival è dedicata a Valeria Giacosa e Alfredo Mazzetti. Lei è stata una musa la cui mancanza è incolmabile, che è mancata improvvisamente la settimana scorsa. Quella di Mazzetti invece è una delle storie che racconteremo – un festival di cinema è un’occasione per tutti per raccontare la propria storia: lui è il pompiere che a 91 anni ha deciso di scrivere una lettera a un giornale per dire che era stato lui a fare le impalcature per la Mole nel 1936. Proprio la stella della Mole, che fu da lui verniciata, è il logo dell’edizione di quest’anno”.

La vicedirettrice Fedra Fateh ha aggiunto: “Questa trentottesima edizione si svolge durante una crisi globale, in un periodo in cui le priorità stanno cambiando. E poi c’è il cinema, che anche lui sta cercando di navigare in un tempo incerto. Anche se ci mancherà incontrarci, il Torino Film Festival ci sarà. Questa è la magia del cinema, quella di trasformare il buio in luce. La nostra selezione riflette il linguaggio universale del cinema, che ci ricorda che siamo una cosa sola. Quest’anno ci concentriamo sul tema della giustizia sociale, immaginiamo il mondo che vogliamo attraverso il cinema, con la voce di ogni donna e di ogni uomo. Supportiamo quei registi che accendono la luce su oscure verità che nessuno ha il coraggio di rivelare”.

“I film sono in tutto 133, tra cui 29 lungometraggi opere prime, 52 anteprime mondiali, 16 anteprime internazionali, 4 anteprime europee e 40 anteprime italiane. Si vedranno sulla piattaforma MyMovies, e da oggi il pubblico potrà studiare i contenuti di questi film. Le attività online si svolgeranno dalla Mole ogni giorno dalle 10 fino all’ora di cena, e comprenderanno masterclass, conferenze stampa ed eventi speciali. Ci sarà un evento live dedicato a Fellini, Radio Amarcord, una selezione di radiodrammi che furono scritti Fellini per la EIAR, e poi Visioni Resistenti a cura di Maurizio Pisani, che si svolge in luoghi chiavi di resistenza del cinema, con performance musicali. Schermi eretici è invece la sezione che vedrà protagonista Toni Campa. I film in concorso saranno 12: di questi, 11 sono opere prime e una è opera seconda. La nostra selezione è caratterizzata sia per la diversità culturale che per la diversità dei generi, c’è una varietà di contenuti di cui sono molto contento. Fuori concorso ci sarà poi una forte selezione di documentari che sono destinati a una distribuzione importante, e poi lungometraggi che sono opere prime o seconde: ne cito uno del Bangladesh, The Salt in Our Waters del regista Rezwan Shahriar Sumit. Abbiamo anche una sezione Tracce di teatro, con opere al confine tra il linguaggio del cinema e quello del teatro, un corto che è un’opera prima straordinaria, (R)esisti di Davide Bongiovanni, l’opera di un grande fotografo che realizza il suo primo cortometraggio sulla crisi sanitaria. I cortometraggi fuori concorso sono divisi in due sezioni, Issues e Scuole di cinema. Avremo poi due film sostenuti da Film Commission, 1974 1979. Le nostre ferite di Monica Repetto e Nuovo cinema paralitico di Davide Ferrario.”

Rita di Santo, membro del comitato di selezione, ha aggiunto: “La selezione consolida la tradizione del Torino Film Festival come osservatorio protetto sul cinema contemporaneo. Abbiamo cercato nuove tendenze ed energie autoriali, per costruire un percorso organico ed eterogeneo. Ci sono tre parole chiave per l’edizione di quest’anno che sono identità, memoria e politica. Si potranno catturare le stelle nascenti del cinema di domani, film risonanti di passione di registi al primo o al secondo lavoro. Un elemento essenziale del lavoro di selezione è stato quello di mantenere l’impegno della politica del 50/50 inaugurata dal Toronto Film Festival, offrendo uno spazio equo alla produzione di film fatti da donne e a quelli fatti da uomini”.

Davide Oberto, responsabile della sezione TFFdoc, ha dichiarato: “C’è il concorso internazionale e quello italiano, la novità è che stavolta ci sarà una sola giuria per entrambi. L’innovazione per noi è continuare a cercare di lasciar emergere nuovi registi, nuove forme e nuove idee di documentario: negli ultimi 20 anni il documentario è il genere che ha messo più in discussione la forma del cinema stesso. Su 24 film solo 4 sono di autori già passati in anni precedenti: il resto sono new entry, 10 opere prime, tra cui ci sono 3 esordi di persone che hanno già una statura consistente in altri settori: da Peter Stein – regista teatrale che più ha marcato il teatro tedesco nel dopoguerra – con Sulle tracce di Goethe in Sicilia, a Pino di Walter Fasano, che è montatore e ha diretto un film su Pino Pascali, la figura più interessante dell’arte undeground italiana, a Daniele Babbo, regista di videoclip, che è rimasto colpito dai tuffatori del ponte di Mostar e realizza su di loro il suo primo film, I tuffatori. Fuori concorso è da segnalare Gunda di Victor Kossakovsky, già passato alla Berlinale e candidato agli European Film Award: è un film pensato per la sala, ma ci si lascia lo stesso travolgere dalle avventure della mucca Gunda e dei suoi colleghi animali, in un film ‘ad altezza di animale’. Tra i corti, ci sono otto film in concorso e uno fuori concorso, che costituiscono un po’ un festival a se perché ci sono diversi generi. Il corto fuori concorso è Theend di Jacopo Benassi, fotografo che ci ha fatto un bel regalo.”

Pier Maria Bocchi, curatore della sezione di genere Le stanze di Rol, ha così spiegato il suo lavoro e il nome della sezione: “Gustavo Adolfo Rol veniva definito un medium, ma in realtà era un esploratore di mondi paralleli. Sarà una sezione dedicata al cinema di genere, dove l’horror però non la farà da padrone. Abbiamo cercato quei titoli di genere che fuggissero un po’ dal cliché dell’horror impegnato e politico, e che lavorassero di più sull’immagine. Ci sono persino dei visual essays, come The Philosophy of Horror: A Symphony of Film Theory, che è un saggio su Nightmare – Dal profondo della notte, o El elemento enigmatico, un film argentino che è una corsa attraverso la videoarte esistenzialista. Ci saranno poi le prime due puntate della serie tv spagnola Antidisturbios, che esplora il mestiere di fare il poliziotto”

Il direttore artistico ha poi ripreso la parola per parlare delle altre sezioni: “Tra i film fuori concorso, sono da segnalare Billie di James Erskine, dedicato a Billie Holiday, poi il francese Une dernière fois , e tra gli italiani Il buco in testa di Antonio Capuano e Calibro 9 di Tony D’Angelo, ideale proseguimento del classico di Fernando Di Leo Milano Calibro 9. Ci sarà poi il restauro di un grandissimo film come In the Mood for Love di Wong Kar-Wai, e varie opere sperimentali. Nella sezione Back to Life abbiamo voluto indicare che i restauri a volte riportano in luce anche le storie dei produttori: ne sono esempio Avere vent’anni, Il federale e Pioggia di luglio. Luce sul Piemonte è invece un progetto realizzato dall’Istituto Luce-Cinecittà, dedicato al nostro territorio. Ci sarà poi una masterclass su Aleksandr Sokurov, Spedizione torinese, con un incontro tra la Scuola di Pietroburgo, gli allievi del Dams e quelli del Politecnico di Torino.”

Fedra Fateh ha parlato delle masterclas da lei curate: “Sono tre, tutte che ruotano attorno al legame tra il cinema e il mondo reale. La prima è su un film, che è Coup 53, e sarà incentrata sul tema della giustizia sociale e del cinema, e su come il cinema può aiutarci a realizzare un mondo più sostenibile: il film racconta il colpo di stato in Iran nel 1953, e il coinvolgimento in esso dei servizi segreti USA. Questa realtà storico politica ha dato origine a 70 anni di disordini nel Medio Oriente. Il film è attualmente bloccato ma io, anche nel mio ruolo di avvocato, sto cercando di sostenerlo. Spesso la verità storica non è tale se il cinema non la mostra come evidenza, e questo è uno dei punti di forza del cinema. Le altre due masterclass sono rispettivamente sul cineasta iraniano Mohsen Makhmalbaf, e su come il suo cinema continua a ispirare il cambiamento e l’azione delle nuove generazioni, e sulla possibilità di parità e uguaglianza di genere nel cinema, esplorate a partire dal film La mia piccola Sama”.

Stefano Francia di Celle ha voluto poi ricordare un singolare “gemellaggio” che caratterizzerà in particolare questa edizione: “Nanni Moretti ci ha voluto fare un bel regalo, dicendoci che appena possibile ci sarà una selezione dei film del Torino Film Festival al Nuovo Sacher di Roma. Lo ringrazio tantissimo per questo gesto, che ci permetterà di avere un’ulteriore visibilità in sala. Il mio parere è che sala e streaming debbano coesistere, spero che le piattaforme streaming aprano alla sala, e che questa sala resti il tempio dell’arte cinematografica. Le sale sono da proteggere, non a caso esistono i musei del cinema.” Una parola è stata poi dedicata dal direttore alla prevista (e non più programmata) retrospettiva che doveva essere curata da Emanuela Martini: “Il problema è che i diritti dell’autore che ha scelto non sono disponibili per la piattaforma online. Il progetto, purtroppo, è stato quindi sospeso”. A una domanda su quali siano state le rinunce che hanno caratterizzato questa edizione online, il direttore ha così risposto: “Abbiamo dovuto rinunciare ai grandi film che erano previsti in uscita per dicembre, perché i distributori ci hanno chiesto di toglierli, e poi alla già citata retrospettiva. Abbiamo poi rinunciato, ovviamente, ad avere i registi e le troupe qui a Torino.” Un’ultima domanda si è incentrata su quali fossero i film imperdibili di questa edizione: “Ne cito solo uno della sezione Le stanze di Rol: si tratta di Aninsri daeng del tailandese Ratchapoom Boonbunchachoke, di 50 minuti, una cosa straordinariamente interessante e intensa che vale da sola tutto il Torino Film Festival.”

Il sito di Torino Film Festival

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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